A tutto Gas: «La mia notte magica»
Il primo gol in amaranto di Andrea Gasbarro, tra dediche e retroscena. «Questa non è una maglia, questa è la mia pelle»
LIVORNO. Mettete una sera a cena a casa Gasbarro. Mamma Alessandra, babbo Marco e Luca, 18 anni: tutti davanti alla tv per vedere Cremonese-Livorno. Anzi per vedere Andrea, il “bimbo grande” che di anni non ne ha ancora 22, e fende la nebbia padana con uno slalom degno del miglior Alberto Tomba. Fa fuori un avversario e tutti nella casa della Rosa tutti di alzano in piedi. Fuori il secondo e gli occhi sono sgranati. Poi la fiammata che illumina tutto il Centro Nord e incenerisce Ravaglia. È il 2-2 del Livorno. È il primo gol in amaranto di Andrea Gasbarro che ha scelto un modo per nulla banale per metterla dentro.
E in casa sua ecco le grida, gli abbracci, le lacrime di commozione generate da una felicità travolgente. Il “Gas”, dopo una notte quasi insonne ripensa a quel coast to coast vincente: «Sul momento ho solo pensato di andare fino in fondo. Però poi quando mi sono trovato davanti alla porta ho avuto il tempo di pensare “ora faccio gol”. È stato bellissimo. Era tanto tempo che aspettavo un giorno così. Che gioia e che emozione. E poi è stato un gol importante. Non accettavamo quel risultato negativo. Non volevamo perdere».
DEDICA. Una notte così magica, Gasbarro se la ricorderà per tutta la vita e lui ha subito pronta una doppia dedica speciale: «Il gol è tutto per mio nonno Dino e mio zio Stefano che non ci sono più e che sono stati i miei primi tifosi fin da quando ho iniziato a giocare a calcio». Si emoziona, Andrea e quasi si commuove: «Lo zio è stata la figura maschile più importante della mia vita insieme al mio babbo. Per me era un punto di riferimento. Contavo su di lui. Spero che sia orgoglioso di me».
LO SPORT NEL SANGUE. Quella di Gasbarro è una famiglia di sportivi. Lo zio Stefano aveva giocato a basket nella Libertas. E con la palla a spicchi ha dimestichezza anche la mamma che ha un passato da cestista. Un altro zio, Alessio, vanta dei trascorsi nel Livorno «di cui mio padre è sempre stato tifoso». E nel Livorno è sbocciato Andrea: «All’inizio giocavo nel Picchi. Poi furono cambiati i giorni degli allenamenti e dovetti cambiare squadra. Andai nei Portuali e poi approdai al Livorno. Ero ancora nella scuola calcio. Quella maglia – salvo la parentesi di Pontedera – non l’ho mai abbandonata. È la mia seconda pelle.
GRATITUDINE. Sono tre gli allenatori a cui il difensore amaranto dice ancora grazie: «Dini, Cantini e Venturi. Il primo mi ha spostato nel ruolo di difensore centrale da quello di centrocampista offensivo. Con Cantini sono arrivato alle final eight nazionali deI Giovanissimi, mentre Venturi mi ha fatto crescere come calciatore e come uomo».
PRESENTE E FUTURO. Oggi Gasbarro è un giocatore maturo a tal punto che spesso ci si dimentica che è nato nel ’95. «Da difensore centrale mi sento più a mio agio e Lambrughi sta meglio largo a sinistra. A me, comunque va bene qualsiasi ruolo pur di giocare». E intanto il suo Livorno va: «Da un paio di mesi è scattato qualcosa. Non accettiamo più di non vincere partite abbordabili o di perdere quando siamo sotto. Avete visto? Contro Pontedera, Piacenza e Cremonese sono arrivate tre rimonte. Abbiamo sempre reagito da grande squadra, da squadra vera».
In tasca ha il contratto che lo lega al Livorno fino al 2020, per cui il suo futuro è come in banca: «Sono sereno. Penso solo al Livorno».
CAMPIONATO APERTO. L’Alessandria è una lepre imprendibile, ma figuriamoci se uno combattente come Gasbarro si dà per vinto. La serie B la si può conquistare anche attraverso i payoff: «Noi crediamo nella promozione. Tra l’altro non stiamo ancora esprimendo il 100% del nostro potenziale anche se non ci siamo lontani. Fino a due mesi fa stentavamo. Ora abbiamo imboccato la strada giusta e non intendiamo abbandonarla anche se mantenere questo ritmo è difficile, ma ci proveremo».
Gasbarro passa e chiude. Deve ancora rispondere alle centinaia di sms arrivati sul suo telefono dopo il gol: «Ringrazio amici e parenti attraverso il giornale. Non è stato possibile rispondere a tutti. Spero mi perdonino». Ci mancherebbe altro.
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