«Voglio dare “Gas” al futuro del Livorno»
Andrea Gasbarro dopo il premio Magnozzi: stagione sfortunata, ma sono pronto a ripartire
LIVORNO. Andrea Gasbarro è un ragazzo perbene. Ha la faccia pulita e i modi garbati. Il Club Magnozzi lo ha premiato quale miglior giocatore del Livorno della scorsa stagione e lui ha ricevuto la targa ricordo con il sorriso timido dei suoi 21 anni e la fronte imperlata di sudore un po’ per il caldo, ma anche per via dell’emozione: «Questo premio mi dà grande soddisfazione e spero che sia di buon auspicio per la carriera. Mi viene consegnato dal club più antico della città e questo mi rende felice. Tuttavia non posso gioire appieno perché arriva alla fine di una stagione brutta, falimentare. Diciamo che è un contentino che mi tengo stretto».
Andrea, sei uno dei pochi giocatori di proprietà del Livorno. La nuova squadra ripartirà da te…
«Sì, perché sono legato alla società per i prossimi quattro anni e penso di restare a meno che ci siano offerte da altre squadre. Offerte che valuteremo insieme alla società. Io, però non ho nessun problema e ricominciare dalla Lega Pro. Sono livornese, amo la maglia amaranto e sono tifoso del Livorno. Figuriamoci se ne faccio una questione di categoria. Qui sono a casa».
Che campionato è la Lega Pro? Tu lo conosci bene dai tempi del Pontedera…
«È un torneo molto difficile nel quale tutte le squadre, eccetto una o due che si staccano in fondo alla classifica, sono attrezzate. C’è grande equilibrio. Si può vincere e perdere con tutti. Ecco perché servirà una squadra forte sotto ogni punto di vista: tecnico e caratteriale».
Riapriamo il doloroso capitolo della retrocessione. Che cosa è mancato alla squadra?
«Di certo la stabilità. Ma questo è stato un aspetto indipendente dalla volontà di noi giocatori. Purtroppo i tanti cambi di allenatore non ci hanno giovato. E quando ci sono tanti avvicendamenti diventa difficile trovare la continuità di rendimento che è fondamentale in ogni campionato. Per la verità siamo stati anche sfortunati. Una stagione piena di iella come quella appena finita è difficile da ripetere. Ricordate tutte quelle sconfitte arrivate all’ultimo secondo? Al di là dei nostri limiti, sembravamo vittime di una stregoneria».
Però la squadra, quanto a personalità, non è stata al top…
«Anche questo è un dato innegabile. Purtroppo non siamo stati bravi a gestire i momenti-no. Non siamo stati capaci di tener duro e non mollare alle prime difficoltà. Con il tempo ci eravamo ritrovati. Nelle ultime giornate le prestazioni ci sono state sul piano del gioco e del temperamento, ma purtroppo era troppo tardi. In realtà c’è stato un periodo in cui non eravamo una squadra».
La società sta pensando di confermare Gelain. Come vi siete trovati con lui?
«Bene perché il mister da quando è venuto ha lavorato con profitto. Se il Livorno volesse ripartire da lui non sarebbe una brutta idea».
Il ricordo più bello e il più brutto che ti porterai dietro dopo quest’anno?
«È come dire yin e yang. La prima partita di campionato, 4-0 con il Pescara fu qualcosa di meraviglioso. Avevo appena realizzato il sogno di quando ero bambino: giocare con la maglia del Livorno in un campionato importante come la serie B. Tra l’altro credo che quella fu una delle mie migliori prestazioni. La cartolina peggiore è la partita con il Lanciano».
A proposito di Lanciano. Avete mai pensato davvero di disputare i playout con la Salernitana?
«Ci credevamo. Personalmente rifiutavo l’idea della retrocessione».
Hai appena 21 anni. Pensi, però che questa esperienza amaranto ti abbia maturato come uomo e calciatore?
«Sì. Ho sempre sentire dire che un anno qui, “ne vale tre vissuti altrove”. Per me allora sono stati sei, perché vivevo le partite da giocatore e da tifoso. Quando sono rimasto in panchina mi sembrava di essere seduto in curva nord. Gridavo come un pazzo. Potete immaginare quanto male mi faccia la retrocessione. In questi mesi di sudore e lacrime ho passato anche tante notti insonni».
Hai più sentito i tuoi compagni di squadra?
«Dopo il rompete le righe no, ma solo perché tutti abbiamo sentito il bisogno di staccare dopo la grande amarezza della retrocessione. Sono certo che nei prossimi giorni ristabiliremo i contatti. Dobbiamo e vogliamo ripartire». (f.p.)
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