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È morto Drovandi ex campione e stimatissimo tecnico

È morto Drovandi ex campione e stimatissimo tecnico

LIVORNO. È morto ieri Vittoriano Drovandi, ex campione italiano di salto in alto ed ex azzurro. A lungo era stato insegnante di educazione fisica ed era uno stimatissimo tecnico dell’Atletica Livorno...

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LIVORNO. È morto ieri Vittoriano Drovandi, ex campione italiano di salto in alto ed ex azzurro. A lungo era stato insegnante di educazione fisica ed era uno stimatissimo tecnico dell’Atletica Livorno dove era molto conosciuto e apprezzato. Aveva 72 anni. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 presso la cappella mortuaria dell’ospedale.

Una volta andato in pensione Drovandi aveva continuato a seguire i suoi ragazzi che poi erano legati alle sue grandi passioni, l’atletica leggera e il salto in alto. In ogni periodo dell'anno era al Campo Scuola a stimolare e coccolare i suoi ragazzi, il tutto sempre in maniera composta senza sguaiate, con una professionalità tutta particolare. Drovandi, tre volte campione italiano, nove volte in maglia azzurra, aveva quasi un ritegno a riferirti di questi risultati, quasi, quasi si sarebbe scusato per essere assurto agli onori della cronaca. Da anni svolgeva il suo prezioso ruolo di tecnico all’Atletica Livorno, dove non sono mancate e non mancano le soddisfazioni. Seguiva, fra gli altri, per esempio, l'inossidabile Andrea Lemmi, livornese doc alla corte delle Fiamme Gialle e il giovanissimo Filippo Lari, una promessa di sicuro avvenire.

Nato nel 1941 nelle campagne pisane, da origini contadine, nel 1952 segue il padre carabiniere che viene trasferito a Livorno, più precisamente a Stagno nella locale stazione, dove presterà servizio. Vittoriano frequenta la quinta elementare, sono anni difficili, anche per chi come lui deve curarsi, è gracilino, soffre di disturbi all'apparato linfatico, è costretto a guardare gli altri ragazzi che scorrazzano in località Ponte Ugione. Si guarda quelle lunghe leve, somiglia più a un fenicottero da quanto sono magre, e poi gli è stato imposto un nome a dire poco ambizioso. Il ragazzo ha voglia di fare, butta via il termometro e lascia le medicine sul comodino, si guarda intorno, fuori di casa ci sono i campi. Il ragazzo raccoglie tre canne, due serviranno da ritti, la terza è l'asticella, e così si mette a saltare. Una specialità innata in Vittoriano che non si azzarda a gareggiare perché non si sente un competitivo. Nel frattempo incontra Bruno Luperi che lo introduce nel mondo dell'atletica, la sua prima gara è quella sui 110 hs. Ma sul campo c'è un certo prof. Ervino Biasi, uno dei padri fondatori dell'Atletica a Livorno, è un grande intenditore, lo vede saltare, intuisce che quel giovanotto ha un avvenire, un paio di consigli sono sufficienti per superare l'asticella posta a 1,55. Siamo nel 1958, è la svolta. Diventerà un campione conquistando tre tricolori e per nove volte la maglia azzurra. Poi diventerà allenatore e per tutti sui campi di atletica era “Babbo”. Ciao Babbo, sei stato un grande.(l.d.b.)

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