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Palombella alla fiorentina: le storie d’oro

Palombella alla fiorentina: le storie d’oro

Dai fratelli Pandolfini a Lonzi, da De Magistris a Tempesti e Gigli: la pallanuoto siamo noi

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Firenze, capitale della pallanuoto azzurra. Su ogni Olimpiade, in ogni medaglia strappata in vasca c’è la griffe gigliata, quella di una scuola che dagli anni Cinquanta in poi, grazie alla miutica Rarinantes Florentia, ha regalato tralenti su talenti al waterpolo italiano. Solo negli ultimi anni i campioni hanno cominciato a sbocciare anche in altre parti della Toscana: a Prato con l’immarcescibile Tempesti, l’highlamnder pratese, a Certaldo con Elena Gigli che ormai è diventata una sorta di Zoff al saporte di cloro.

Le origini. La pallanuoto muove i primi passi italiani a Milano con la società Nettuno che, nel 1899, diffonde la nuova disciplina presentata come "un football dell'acqua più faticoso e difficile, che richiede energia e resistenza fuor dell'ordinario". Viene approvato il regolamento: la porta, formata da due pali ed una cordicella, si chiama "arco", il portiere è il "custode", il campo misura fra 20 e 30 metri, le squadre sono composte da sette giocatori. Le regole internazionali, esattamente undici, erano state elaborate già nel 1870 dalla London Swimming Association e la partita di water football durava 20 minuti mentre nel 1900 si parla di due tempi di 7 minuti e durante i falli, i giocatori devono rimanere fermi. L’esordio della pallanuoto alle Olimpiadi è datato 1920, ad Anversa. Gli azzurri accusano problemi per l'acqua... gelata e perdono 2-1 al supplementare con la Spagna e 5-1 con la Grecia. Il 28 luglio 1923, dopo la glaciale esperienza delle Olimpiadi di Anversa, nasce la nazionale italiana che formata da 13 giocatori liguri, 2 napoletani e 2 milanesi perde 6-1 a Pavia con l'Ungheria. Quattro anni dopo, prima esperienza agli europei di Bologna cui faranno seguito le partecipazioni nel 1934 a Magdeburgo e nel 1938 a Londra. L'attività italiana degli anni Trenta vede una lunga striscia di successi della Rari Nantes Florentia.

I fratelli d’oro. Dopo la Seconda Guerra Mondiale nel 1946 riprende l'attività nazionale con il campionato che si disputa in mare a Rapallo tra sei squadre e il successo, dopo una decina d'anni, del Camogli. In campo internazionale nel 1947 prologo d'oro alla grande impresa olimpica di Londra con il successo agli europei di Montecarlo. La vittoria alle Olimpiadi del 1948 (squadra: Buonocore, Bulgarelli, Rubini, Ognio, G.Pandolfini, Ghira, Arena, Majoni, T.Pandolfini, Toribolo, Fabiano. All.Valle) conquistata soprattutto con il 4-3 sull'Ungheria nelle eliminatorie con il gol decisivo "il più bello che mai ci sia stato dato di vedere" di Gildo Arena e la bella atmosfera che si respirava attorno ad una delle squadre italiane più forti di sempre in ogni disciplina sportiva, viene così descritta dal capitano Mario Majoni quando incontra il presidente del Coni Giulio Onesti.

«Gli dissi che avremmo vinto la medaglia d'oro. Bene - disse lui - avrete un premio di un milione a testa: Alt, fermi tutti. Un momento, presidente, vado a chiamare gli altri bravacci. Lo dica davanti a loro.

Un po' più reticente Onesti alla fine comunicò la notizia a tutti, ancora sospettosi perchè l'anno prima, campioni europei, avevamo avuto un orologio di latta, con incisa la scritta "Il Coni al campione". Non avevamo torto a non fidarci: tornati a Roma, ricevemmo un premio di 160 mila lire, dopo di che ci fu un educato "scambio verbale" con Onesti, il quale dovette risalire in fretta e furia sull'auto e ripartire prima che noi gliela cappottassimo». In quella squadra, oltre al poliedrico «Principe» Cesare Rubini che divenne qualche anno dopo anche un campione di pallacanestro del Simmethal Milano delle scarpette rosse,, c’erano anche due fratelli fiorentini, Tullio e Gianfranco Pandolfini che facevano il bello e il cattivo tempo con la canotta della formazione gigliata e che anche ai Giochi londinesi furono tra i punti di forza di una delle nazionali più forti di tutti i tempi in vasca

La grande impresa londinese ha fatto, senza dubbio, da volano alla splendida stagione della pallanuoto italiana, una sorta di meraviglioso apripista: da quel momento in 64anni di storia (dall'oro delle Olimpiadi di Londra 1948 all'oro del mondiali di quest’anno) è salita 22 volte sul podio di Giochi Olimpici, campionati del Mondo e campionati d'Europa.

Lonzi e gli altri. Nel 1960, nelle ormai mitiche Olimpiadi casalinghe di Londra, gli azzurri totornano d’oro con una squadra per gran parte toscana: c’erano Gianni Lonzi, fiorentino, classe 1938, che poi fu a lungo allenatore della nazionale e quindi «commissioner» della Federazione internazionale; quindi Danio Bardi, fiorentino di Scandicci e Brunello Spinelli, anch’egli fiorentino doc dell’inesauribile fucina di talenti della Rarinantes. Tre moschettieri che facevano da guardaspalle alo più grande di tutti i tempi, quel Caimano Eraldo Pizzo che è rimasto sulla braccia per oltre un ventennio, vincendo tutto quello che c’era da vincere a livello di club ma soprattutto con la canottina della nazionale.

Il grande Gianni. Un altro grande fiorentino che è passato alla storia della nazionale e non solo è Gianni De Magistris, classe 1950. Nuotatore, ex pallanuotista e allenatore di pallanuoto, vincitore di una medaglia d'argento all'Olimpiade di Montréal 1976. Classe allo stato puro ma soprattutto intelligenza in campo: non è un caso che poi sia stato un big anche sulla panchina e anche come commentatore televisivo: un personaggio a tutto tondo che ha dato tantissimo al movimento della pallanuoto italiana.

Stefano ed Elena. Il nome di Stefano Tempesti, il colosso venuto da Prato,si collega agli ultimi trionfi del Settebello. Tra i pali della porta azzurra Stefano non ha ancora vinto medaglie ai Giochi Olimpici; ci proverà tra pochi giorni a Londra.ma il suo palmares è ugualmente da far girare la testa: un mondiale, due argenti nella World League, due secondi posti ai Giochi del Mediterraneo.

E se si parla di portieri, un ruolo di primissimo piano lo merita Elena Gigli, classe 1985, nata a Certaldo, medaglia d’oro ad Atene 2004 e fresca campionessa del Mondo tra i pali del Setterosa. Elena ha esordito in serie A1 nel 2003 tra i pali della Fiorentina Waterpolo, con la squadra toscana ha vinto nel 2007 il campionato italiano, la Coppa dei Campioni e la Supercoppa europea. Trasferitasi al Rapallo Nuoto nel 2010 ha trionfato in Coppa Len. L'anno successivo, con la cessione del titolo sportivo del Rapallo alla Pro Recco, è confluita, insieme alle altre compagne di club, nella squadra recchelina, con la quale ha subito conquistato la Supercoppa europea, la Coppa dei Campioni e lo scudetto.

Nella nazionale italiana di pallanuoto femminile ha conquistato 6 medaglie: due d'oro, come portiere di riserva, nel torneo femminile di pallanuoto della Olimpiadi estive di Atene nel 2004 e diventando, a 19 anni e 48 giorni, la più giovane atleta italiana vincitrice della medaglia d'oro olimpica, battendo il precedente record detenuto da Ondina Valla, celebre ostacolista degli anni Trenta, e come portiere titolare agli Europei di Eindhoven del 2012, tre d'argento all'Europeo di Belgrado, nella Coppa del Mondo di Tianjin e nella World league di Cosenza, tutte nel 2006 ed una di bronzo nella World League del 2004.

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