Filippo Moscati, un giovane bomber sulla rampa di lancio
«Venti gol nell’anno in cui abbiamo sfiorato i playoff: ora il diploma di ragionieria e il sogno di restare a Livorno»
LIVORNO. Meglio di lui in Italia ha fatto solo la prima punta del Milan, come lui solo la prima punta del Palermo. Tutti gli altri Filippo Moscati, il bomber della Primavera del Livorno, se li è lasciati alle spalle, segnando più degli attaccanti di Juve, Inter o Roma. Venti reti, come i suoi vent'anni. Venti reti che hanno trascinato gli amaranto a un passo dai playoff, sfuggiti solo all'ultima giornata.
E' un primato che sigilla una carriera appena sbocciata eppure cominciata ormai qualche anno fa, quando "Pippo", a soli sei anni, corse per la prima volta sul campo dell'Antignano: «Mi sono appassionato al calcio sin da piccolo, e dal primo giorno non ho più smesso. Ho sentito da subito che era uno sport adatto a me, probabilmente l'unico, dato che tuttora è l'unico cui mi interesso con continuità anche come spettatore». Se Filippo è stato dunque calciatore sin dall'inizio, non dall'inizio è stato centravanti: «Ho cominciato come esterno, prima con l'Antignano di Romano Lemmi, poi con il Livorno, cui sono approdato otto anni fa. Ricordo ancora l'emozione che io e mio cugino (Marco Moscati, altro giovane quest'anno in prestito al Perugia, ndr) provammo alla notizia: la squadra della nostra città ci voleva! Sono stati anni molto belli per me: il mio primo mister, negli Esordienti, è stato Rinaldo Bartolini, che ha avuto il fondamentale ruolo di insegnarmi le regole e la disciplina; poi, negli Allievi, ho finalmente coronato il sogno di diventare una punta».
Non solo calcio. In tutti questi anni gli impegni calcistici sono notevolmente cresciuti, ma Pippo non ha affatto perso di vista i valori della vita nel suo complesso: «A metà del percorso di scuola superiore ho cominciato a fare un po' di fatica, non mi era facile conciliare lo studio con gli impegni calcistici. Ora però sto recuperando: a giugno sosterrò l'esame di maturità per ottenere il diploma di Ragioneria. Da quando sono stato inserito nella rosa della prima squadra, in cui spesso si fa una doppia seduta giornaliera di allenamento, tra calcio e studio di tempo libero me ne rimane davvero poco. Per cui non esco molto di sera, e comunque solo quando il giorno dopo non ho impegni calcistici. Per il resto mi piace stare con gli amici e divertirmi, come tutti i ragazzi della mia età». E crescendo Filippo ha cominciato a osservare il mondo del calcio alla ricerca di modelli non solo dentro ma anche fuori dal campo: «Tra gli attaccanti mi è sempre piaicuto lo stile di Trezeguet, specialmente nei suoi anni migliori con la Juve. Ma nel tempo ho imparato ad apprezzare molto anche figure come Maldini e Del Piero, per il senso complessivo della loro carriera».
La svolta. «Questo potrebbe essere il momento della svolta per il giovane bomber. Alla fine dello scorso campionato arrivarono al Livorno richieste importanti. Filippo ne parlò con la società e in particolare con mister Davide Cei, che lo convinse a fare un altro anno con la Primavera amaranto invece di lanciarsi già allora verso qualche approdo in Lega Pro. A posteriori si è rivelata la scelta giusta, come hanno dimostrato sia il rendimento stagionale dell'attaccante, sia la chiamata in prima squadra arrivata nello scorso febbraio: «A inizio stagione ho sentito su di me una responsabilità notevole: ero il più grande del gruppo, sapevo di dover dimostrare più degli altri. Ora sono contento, credo di aver fatto il massimo, non solo in campo ma anche nello spogliatoio. E anche come squadra abbiamo fatto il massimo: siamo arrivati a un passo dai playoff, ce la siamo giocata con molte squadre con mezzi superiori ai nostri; col mister scherziamo dicendo che ci può chiamare dalla finestra, dato che siamo tutti ragazzi nati sulla costa toscana e in zone limitrofe, mentre ci sono società che già per la Primavera acquistano giocatori in Italia e all’estero».
Il futuro. Filippo ha così indissolubilmente legato il suo ruolo a quello di chi sta più avanti dei compagni, in attesa del pallone buono per giocarsi il tutto per tutto, imparando partita dopo partita che una prima punta purtroppo la si ricorda solo per i gol; un assist, una copertura per aiutare la squadra in difesa non fanno la gloria di un centravanti. E oggi è proprio con la consapevolezza di potersi giocare una buona occasione che il giovane bomber attende di sapere il suo destino: «Il mio futuro dipende solo in parte da me. Spero di conoscere presto il punto di vista della società, avendo naturalmente ben presente che al momento la priorità assoluta è superare questo periodo difficile, salvarsi e restare in serie B. La chiamata in prima squadra mi ha già dato una grande gioia, ora si tratta di capire quali sono le prospettive. E' ovvio che mi piacerebbe restare in amaranto, ma so che il Livorno al momento ha già diversi attaccanti molto bravi ed esperti, per cui sarei anche disposto ad andare fuori, magari in prestito, magari scendendo di categoria, nel caso non ci fosse spazio per me. Certo, il massimo sarebbe continuare a giocare nella mia città».
Alessio Traversi
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