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Livorno, ogni anno 40 casi di pericardite: i giovani tra i più colpiti - I sintomi da non sottovalutare e come riconoscerla

di Giulio Corsi

	A dx Umberto Baldini, ex primario all’ospedale di Livorno
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A dx Umberto Baldini, ex primario all’ospedale di Livorno

Meeting nazionale “Livornocuore 2026”, il cardiologo Baldini: «Prognosi benigna, ma nel 20% c’è recidiva e talvolta c’è il rischio di versamento». Ecco quando rivolgersi al medico

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LIVORNO. Livorno è stata anche quest’anno, per tre giorni, capitale della cardiologia italiana, grazie al Meeting Nazionale “Livornocuore 2026”, organizzato da Umberto Baldini e Emilio Pasanisi, rispettivamente ex primario e attuale primario del reparto di Cardiologia dell’ospedale.

L’evento si è svolto come ogni anno all’Hotel Rex e ha visto la presenza di oltre 100 esperti provenienti da tutta la penisola con la partecipazione di oltre 150 medici.

Tra i temi affrontati particolare attenzione è stata accesa sulla pericardite acuta, un’infiammazione della membrana che circonda il cuore chiamata pericardio. «È una patologia che colpisce soprattutto i giovani, più i maschi rispetto alle femmine, e ha una incidenza di 28 casi su 100mila persone», spiega Umberto Baldini: «In una città come Livorno si stimano 40 casi di pericardite ogni anno. La patologia è causa del 5% dei casi di dolore toracico che si presentano al Pronto Soccorso».

Dottore, quali sono le cause?

«La pericardite può riconoscere molteplici cause: infettive, prevalentemente virali ma talora batteriche, fungine o parassitarie; autoimmuni come malattia reumatica e malattie del connettivo; tumorali e traumatiche. Le pericarditi di natura virale costituiscono le forme infiammatorie più comuni. Nella maggior parte dei casi tuttavia non è possibile identificare il microorganismo responsabile e dobbiamo definire la pericardite come idiopatica, cioè senza una causa identificabile».

C’è stato un aumento dei casi nel periodo post Covid.

«Bisogna dire che spesso una pericardite può anche decorrere misconosciuta ed essere rilevata a posteriori in occasione di un controllo cardiologico con l’esecuzione di un ecocardiogramma: alcuni anni fa durante la pandemia da Covid si è riscontrato un aumento dei casi di pericardite (anche di miocardite, malattia infiammatoria generalmente più grave che colpisce il muscolo cardiaco) dovuti al virus Sars Cov-2, che in molti casi sono stati diagnosticati alcuni anni dopo rilevandone i segni ad un ecocardiogramma fatto per altri motivi».

Come si spiega il legame col Covid?

«In uno studio pubblicato nel 2023 dal professor Frank Lloyd Dini e dal sottoscritto dal titolo “Acute pericarditis as a major clinical manifestation of long COVID-19 syndrome” sull’International Journal of Cardiology abbiamo dimostrato un’alta prevalenza di pericardite nei pazienti affetti da long-Covid, quadro clinico che è stato molto frequente dopo l’infezione da Sars-Cov-2, nel quale i sintomi persistevano o comparivano a distanza anche di molte settimane dalla guarigione dalla fase acuta della malattia».

Quali sono i sintomi?

«Nell’85-90% dei casi la pericardite acuta si manifesta improvvisamente con un forte dolore toracico, generalmente trafittivo, che spesso si accentua con la respirazione, più intenso in posizione supina che si riduce in posizione seduta e inclinando il busto in avanti. Il dolore si localizza al torace anteriore, ma può anche irradiarsi al collo, alla spalla sinistra e al dorso. Possono comparire oltre al dolore, alterazione del ritmo cardiaco, tachicardia, malessere generale, affanno».

Come si diagnostica la malattia?

«La diagnosi di pericardite si compone dall’osservazione di segni clinici (in particolare il dolore toracico acuto), strumentali (ECG, ecocardiogramma) e del risultato degli esami del sangue per controllare gli indici di infiammazione».

Che prognosi ha?

«La pericardite è generalmente benigna e si risolve nell’80% dei casi senza complicanze. Tuttavia nel 20-30% di casi si verificano recidive della malattia. In un certo numero di casi il quadro si può complicare con la formazione di un versamento pericardico massivo che ostacola la funzione stessa del cuore comprimendolo dall’esterno».

È il cosiddetto tamponamento cardiaco?

«Esatto. Esso si verifica più frequentemente quando la causa della pericardite non è virale ma batterica, tubercolare o neoplastica. In questi casi il liquido infiammatorio si accumula nella cavità pericardica non lentamente ma in tempi rapidi. Il fenomeno finisce per esercitare un effetto compressivo sul muscolo cardiaco, facendone collassare le cavità. Il tamponamento cardiaco rappresenta una situazione di urgenza da affrontare rapidamente con manovre strumentali o chirurgiche ovviamente in ambiente ospedaliero specialistico».

Come si cura?

«La terapia farmacologica è solo sintomatica e mira ad agire sul dolore e sulla componente infiammatoria. I farmaci utilizzati sono l’acido acetilsalicilico (aspirina), l’ibuprofene e l’indometacina. A questi farmaci antiinfiammatori viene aggiunta la colchicina che è in grado di prevenire la cronicizzazione dei sintomi e le recidive. Infatti le attuali evidenze dimostrano che il 15-30% dei pazienti non trattati contemporaneamente con tale farmaco sviluppa pericarditi ricorrenti. In certi casi resistenti alla terapia potranno essere infine utilizzati cortisonici o farmaci immunosoppressori. L’attenta e costante assunzione della terapia è fondamentale, in quanto la sua sospensione o anche temporanea interruzione espone ad un rischio significativo di recidive. Fondamentale inoltre è l’astensione dall’attività fisica fino alla risoluzione dei sintomi e alla normalizzazione degli indici infiammatori».


 

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