«Valletta sul palco del Goldoni»: la vicesindaca di Livorno Libera Camici denuncia Perini
Il duro attacco del consigliere comunale di Fratelli d’Italia dopo la conferenza stampa di luglio con gli short. Nella querela si chiede di verificare se costituiscano diffamazione anche i numerosi commenti sotto al post di Facebook
LIVORNO. In un post su Facebook l’aveva definita «maleducata» e «valletta sul palco del Goldoni». Ora queste parole passeranno al vaglio della giustizia. La vicesindaca Libera Camici ha denunciato per diffamazione il consigliere comunale e provinciale di Fratelli d’Italia Alessandro Perini. La querela è stata depositata nei giorni scorsi negli uffici della polizia municipale dal suo avvocato e riguarda il duro attacco dell’esponente della destra labronica sugli short indossati dalla componente della giunta guidata dal sindaco Luca Salvetti durante una conferenza stampa organizzata tre mesi fa all’ultimo momento dal primo cittadino sull’aggiudicazione degli Orti urbani all’impresa edile Frangerini.
Il post
Nel verbale viene riportato l’intero messaggio di Perini, risalente allo scorso 18 luglio, e si chiede all’autorità giudiziaria di valutare la stessa ipotesi di reato anche per i commenti che si sono succeduti (ben 1.047 fino a ieri). «Libera e maleducata», era il titolo del post. Che proseguiva così: «Il vicesindaco Libera Camici – scrive il politico trentaquattrenne – si presenta a una conferenza stampa (poco) istituzionale in infradito e copricostume. Ne nascono le dovute osservazioni sullo stile balneare e poco consono ad una iniziativa ufficiale, tenuta, per di più, proprio nella sala delle cerimonie. Ovviamente la replica dell’interessata è da copione: “Siete sessisti” e ancora “Parlate del copricostume perché non avete nulla da dire del mio operato”. Dell’operato, in effetti, c’è poco da dire. Incaricata di occuparsi di animali e scuole, in questi anni Camici si è fatta notare più come valletta sul palco del Goldoni che non per l’incisività della sua azione politica. E questo non è sessismo, è la triste realtà. Negli asili e nelle scuole comunali in questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori: escrementi di topo nel cibo della mensa, bambini tenuti nei prefabbricati in cui piove all’interno, ritardi clamorosi nei lavori Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza ndr) e molto altro. Nella sua poco acuta risposta, il vicesindaco lamenta la solita disparità di trattamento rispetto agli uomini, non comprendendo che questo è invece un perfetto caso di parità di genere: vedere un sindaco in canottiera e bermuda evocherebbe critiche e prese in giro alla stessa maniera di una vicesindaco vestita come fosse in un locale ad Ibiza. Come mai? Perché quando si siede in un contesto istituzionale è costume scoprire le idee più che il corpo, l’istituzione e non la persona. Forse di fretta o forse per il caldo, ma l’errore c’è stato. E bastava prenderne atto con due parole di scuse per chiudere immediatamente una vicenda davvero poco appassionante. Invece no, la nostra desnuda passa pure al contrattacco, puntando il dito contro la cittadinanza: “Sessisti!”. È proprio questo ribaltamento della realtà che impone di spendere qualche parola su quanto avvenuto. Piagnucolare per non essere criticati non è un comportamento adeguato da parte di un vicesindaco. Essere Libera non significa essere maleducata. E farlo presente non è una molestia sessuale». Un post che aveva suscitato una marea di polemiche e che era stato molto condiviso nelle ore successive.
I commenti
Il post ha scatenato chiaramente anche una valanga di commenti, molti dei quali a dir la verità di solidarietà verso Camici. Ma altri, per usare un eufemismo, estremamente duri. E alcuni con parole irripetibili. «Era meglio se andava su Canale 5 a “Uomini e donne”», scrive Valerio. «Le solite “zecche rosse”», gli fa eco Alessandro. Tutti i commenti offensivi passeranno ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che al pari del post di Perini dovrà valutare se sussiste l’ipotesi di reato di diffamazione a mezzo Internet, che prevede da sei mesi a tre anni di reclusione o una multa non inferiore a 516 euro.
Parla la vicesindaca
Camici non entra nel merito della querela, «presentata tramite il mio legale», limitandosi a spiegare «di aver già avuto la possibilità di dire molto» all’epoca dei fatti. «A fronte di ciò che è accaduto – le sue parole – non era assolutamente mia intenzione rimanere in silenzio. Avevo annunciato quest’azione giudiziaria e ho coerentemente dato seguito a quanto dichiarato». Ora la parola passa alla procura.
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