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Livorno, vicesindaca insultata per i pantaloncini corti: «Serve un segnale forte, querelerò»

di Juna Goti

	Un fermo immagine della conferenza stampa
Un fermo immagine della conferenza stampa

Libera Camici: «Dispiaciuta per le parole di alcune donne. Su un uomo non si sarebbe scatenato lo stesso dibattito»

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LIVORNO. Non si fermerà Libera Camici. Lo aveva annunciato e andrà avanti: «Ho dato incarico al mio avvocato di procedere nei confronti di chi è andato oltre ogni limite. Di fronte a commenti offensivi non sono disposta a rimanere in silenzio: mi sento in dovere di dare un segnale, non solo per me ma anche per quelle donne che magari non hanno la forza di reagire». Partiranno le querele, quindi, nei confronti di chi ha insultato la vicesindaca dopo la conferenza stampa sugli orti urbani di via Goito.

Come raccontato domenica dal Tirreno, le telecamere l’hanno inquadrata mentre indossava un paio di pantaloncini corti e le sue gambe sono diventate un caso nazionale per i commenti piovuti sul web. Non solo critiche per un abbigliamento giudicato «poco consono», «poco istituzionale», ma anche offese di chi è arrivato a darle della «meretrice», con frasi irripetibili.

«Non mi sarei mai immaginata che si sarebbe arrivati a tanto», ripete oggi: «Io fortunatamente ho la maturità per affrontare questa situazione. Dopo le prime 48 ore difficili, ho trovato gli strumenti. Ma non tutti ce li hanno. Il primo pensiero è andato a mio figlio, che per fortuna è piccolo e non usa i social. Avrebbe dovuto leggere messaggi incommentabili rivolti alla sua mamma. C’è chi mi ha scritto che sono una scostumata, che mi dovrei vergognare. Ma vergognare per cosa? Vorrei che le persone si interrogassero su questo. Il fango mediatico non investe mai solo la persona interessata, ma anche i familiari che soffrono».

Molti commenti sono arrivati proprio da altre donne. «Da una parte ci sono le parole di omuncoli che hanno usato un linguaggio violento e aberrante, dall’altro le donne che hanno usato il mio corpo e il vestito come metro di giudizio per misurare la competenza, l’intelligenza e per mettere in discussione il mio rispetto per le istituzioni. Mi ha toccata il fatto che queste donne non si siano minimamente interrogate su chi sono e su cosa sto facendo sulla tutela dei diritti delle donne, sul contrasto alla violenza, sulle pari opportunità, che è una delle mie deleghe. Io sono orgogliosissima del lavoro che stiamo facendo». Per esempio? «Per esempio il Comune di Livorno ha deciso di investire risorse e personale su temi che ha ritenuto fondamentali come le politiche di genere e il contrasto alla violenza. Dal 2024 l’amministrazione si è assunta l’onere e l’onore di gestire e coordinare la rete antiviolenza, che ha quindi ora una regia pubblica. Lo ha fatto perché certe politiche non restino su carta. La rete lavora insieme al Centro Donna, mette in piedi iniziative importanti. Faccio due esempi: il Marzo Donna e il Novembre Antiviolenza».

A un assessore uomo, ne è convinta, non sarebbe stato riservato lo stesso trattamento: «Assolutamente no. A un uomo magari avrebbero detto che era inadeguato, ma non si sarebbe innescato questo dibattito virale con allusioni sessuali. Non avrebbero messo sulla graticola la persona definendola inadatta al ruolo o poco intelligente, io mi sono sentita dire anche questo. Non sono disponibile a minimizzare quello che è successo».

Tornasse indietro si vestirebbe in un altro modo? Camici torna a ripetere di no. «Quel venerdì non erano previsti impegni istituzionali. Ma in ogni caso non mi è balenato nella testa che un sandalo gioiello, una camicia a mezze maniche e un pantaloncino avrebbero potuto scatenare tutto questo, legittimare qualcuno a dirmi che mi sarei dovuta vergognare, che avrei dovuto chiedere scusa. Per me sono altre le situazioni in cui una persona deve vergognarsi. Io metto passione, impegno e serietà in tutto quello che faccio. Mi guardo allo specchio e di certo non mi vergogno».

C’è una «matrice di contrapposizione politica, di destra e di sinistra, alla base di molti post che hanno poi scatenato questi commenti», ripete: «La politica è scaduta così in basso che utilizza qualsiasi leva».

Un consigliere comunale, Alessandro Perini, di Fdi, chiamandola sempre al maschile («il vicesindaco») l’ha definita «Libera e maleducata», «desnuda», «vestita come fosse in un locale ad Ibiza». «Perini chi?», taglia corto lei: «Il linguaggio non mi meraviglia, anche Giorgia ci tiene a essere chiamata signor presidente. Per il resto non perdo tempo a commentare». 

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