Morte Denny Magina, la Procura impugna l’assoluzione e chiede un’altra perizia: «Conclusioni basate su analisi incomplete»
Viene contestata l’assoluzione di Hamed Hamza, che lo scorso 21 maggio la Corte d’Assise ha dichiarato estraneo all’accusa di omicidio preterintenzionale in concorso con l’altro imputato, Amine Ben Nossra
LIVORNO. La perizia disposta dalla Corte è incompleta perché non fa riferimento alle tracce di platino trovate nella ferita. Dunque ne serve un’altra. E la negazione del movente è irrilevante considerando che l’accusa era di omicidio preterintenzionale e non volontario.
Impugnata la sentenza
Ecco i perni attorno a cui ruota l’impugnazione della sentenza di primo grado del processo sulla morte di Denny che la Procura di Livorno, appoggiata dalla Procura generale, ha presentato alla Corte d’Appello di Firenze. Così viene contestata l’assoluzione di Hamed Hamza, che lo scorso 21 maggio la Corte d’Assise ha dichiarato estraneo all’accusa di omicidio preterintenzionale in concorso con l’altro imputato, Amine Ben Nossra. Per quest’ultimo, d’altra parte, la Procura labronica aveva già chiesto l’assoluzione dunque il ricorso si concentra sull’altro accusato, per cui invece era stata chiesta una condanna a 18 anni, cioè il massimo della pena. Ma andiamo con ordine.
Il delitto
Denny Magina è morto la mattina del 22 agosto 2022 dopo un volo dalla finestra del quarto piano di una casa popolare in via Giordano Bruno. Secondo la Procura è caduto giù dopo che ha perso l’equilibrio a seguito di un pugno sferrato da Hamza. A dimostrarlo, sempre secondo la Procura, ci sarebbero una serie di indizi in grado di delineare un quadro sufficiente a confermare le presunte responsabilità del principale indiziato. Denny, cioè, aveva un taglio sul mento non compatibile con la caduta in cui sono state trovate tracce di platino e argento: materiali compatibili con quelli presenti in uno degli anelli in possesso dell’imputato. Sotto le sue unghie, inoltre, c’è il dna di Hamza. E questo per la Procura può indicare una colluttazione.
La difesa
Secondo la difesa, invece, il platino era sull’asfalto e la presenza del dna sotto le unghie non dimostra l’esistenza di una pregressa colluttazione. Inoltre, nel quadro generale, gli indizi non sarebbero in grado di dimostrare la colpevolezza dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio. Anche la Corte d’Assise l’ha pensata così sentenziando che non ci sono elementi per avere la certezza che Hamza abbia sferrato quel pugno e che questo abbia innescato la catena di eventi che ha poi portato alla morte di Denny. Oltretutto Denny aveva dei soldi in tasca e questo, secondo la Corte, elimina il movente del debito per droga. Secondo i giudici è dunque probabile che Denny, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sia caduto giù da solo.
Ulteriore perizia
La Procura non è d’accordo. E motiva l’impugnazione prima di tutto sostenendo che la perizia disposta dalla Corte sulla ferita al mento sarebbe incompleta in quanto, pur trattando la natura della ferita, non ha affrontato il tema della presenza delle particelle di platino e argento. E questo, sempre secondo la Procura, è un elemento imprescindibile quindi è necessaria un’ulteriore e completa perizia. Inoltre la presunta assenza di movente non avrebbe senso in quanto l’accusa era di omicidio preterintenzionale e non volontario. Dunque non richiedeva una motivazione antecedente al fatto. Infine secondo la Procura la sentenza non fornisce spiegazioni sufficienti per i fatti al centro del processo e non considera gli indizi in un quadro d’insieme che è in grado di dar loro senso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
