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Livorno, rifiuti sepolti dagli operai sulle sponde del Rio Maggiore: sequestrato il cantiere dell’alluvione

di Stefano Taglione

	A sinistra l'area sequestrata; a destra il cantiere in via Cattaneo
A sinistra l'area sequestrata; a destra il cantiere in via Cattaneo

Rinvenuti centinaia di metri quadri fra demolizioni edilizie, plastiche e metalli non trattati

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LIVORNO. Demolizioni edilizie. Plastica. Ma non solo: perfino metalli. Rifiuti non trattati fatti sparire, sotterrati e utilizzati per i lavori di stombamento del rio Maggiore, quelli post-alluvione fra i quartieri di Ardenza e La Rosa. Siamo a Livorno. «Li abbiamo visti mentre li interravano, era chiaramente spazzatura», sostengono alcuni residenti. Così, dopo aver avvisato la polizia provinciale, nel pomeriggio di martedì 22 settembre gli agenti di Palazzo Granducale sono intervenuti in forze fra via Carlo Cattaneo e via dei Pensieri sequestrando parte del maxi-cantiere dopo aver rinvenuto centinaia di metri quadri di rifiuti non pericolosi usati per uno scopo che – secondo l’accusa – non risulta assolutamente idoneo per quelle finalità, cioè la conclusione degli interventi di stombamento necessari dopo la terribile alluvione che nella notte fra il 9 e il 10 settembre di nove anni fa seminò morte e distruzione a Livorno, uccidendo Gianfranco Tampucci, Roberto Vestuti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti e provocando ingenti danni in gran parte della città.

Cosa sappiamo

Sull’operazione vige il massimo riserbo e dalla Polizia provinciale, contattata dal Tirreno, non filtra assolutamente nulla. In ogni caso il procedimento penale è solamente nelle sue battute iniziali e devono chiaramente essere appurate tutte le (eventuali) responsabilità. Decine di persone che abitano nei palazzi circostanti, nel pomeriggio di martedì 22 settembre, avrebbero visto operai (non è chiaro se della ditta incaricata dei lavori) interrare quel materiale, che non sarebbe costituito da rifiuti pericolosi, almeno stando a quanto accertato in questa prima fase. L’operazione, ovviamente, non si è ancora conclusa. Demolizioni edilizie, plastiche e metalli non sarebbero stati sotterrati solo martedì 22 settembre, molto probabilmente anche in precedenza. Di fatto – secondo il loro racconto e stando a quanto per il momento appurato dagli inquirenti – quegli scarti sarebbero stati usati per riempire la parte di sponda dietro a dove sono stati conclusi i lavori per la riapertura dell’alveo del rio Maggiore, il retro-scogliera, quando in realtà al loro posto si sarebbe dovuto fare ricorso – in base alle normative – alla terra provento di scavo o a materiale riciclato che si acquista da ditte specializzate, anche di Livorno, opportunamente depurato dagli agenti contaminanti.

Le indagini

È stato fatto tutto per risparmiare? Interrogativi ai quali, nei prossimi giorni, dovranno rispondere gli agenti della polizia provinciale, intervenuti dopo le segnalazioni circostanziate dei cittadini che abitano fra via dei Pensieri e via Carlo Cattaneo, fra i quartieri di Ardenza e La Rosa, vicino al Campo scuola. Gli inquirenti stanno naturalmente appurando l’eventuale responsabilità della ditta che si è aggiudicata i lavori, ottenendo l’appalto dal Genio civile, l’organo statale periferico, con compiti di controllo, monitoraggio e sovrintendenza sulle opere pubbliche della Regione Toscana. Alcuni abitanti sostengono di aver visto alcuni operai al lavoro interrare quel materiale e lì, nel cantiere, si può accedere (ed è responsabile delle opere appaltate) una ditta ben precisa, che al momento gli investigatori devono identificare con certezza. Solo in un secondo momento, se la situazione sarà confermata, si passerà a individuare le persone coinvolte e all’iscrizione degli eventuali indagati.

Le conseguenze

Gli interventi, i cui lotti vanno avanti a step da anni, sono fondamentali per la sicurezza idraulica della città. Ora che cosa succederà? Parte del cantiere, al momento, è sequestrato. Difficile che rapidamente possa tornare disponibile al Genio civile. Poi bisognerà valutare le conseguenze ambientali? Quanti rifiuti sono stati interrati? Che conseguenze ci sono per la sicurezza idraulica e per l’area? Domande alle quali nelle prossime settimane dovranno rispondere i tecnici specializzati. 

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