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L'operazione

Svolta dopo l'accoltellamento in centro a Livorno: un arresto per tentato omicidio

di Stefano Taglione
Una volante della polizia e un'ambulanza della Svs
Una volante della polizia e un'ambulanza della Svs

Trentenne in carcere: avrebbe pugnalato il titolare di un minimarket di via del Pantalone perchè si sarebbe rifiutato di vendergli una birra

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LIVORNO. È accusato di aver aggredito alle spalle il titolare di un minimarket della zona di piazza della Repubblica dopo che si era rifiutato di vendergli una birra. In particolare, lo avrebbe colpito – almeno secondo l’accusa – con un’arma da punta e taglio (probabilmente un coltello) alla testa e alla gamba, lasciandolo a terra in condizioni gravissime. Per questo il trentenne tunisino Ben Hamsa, difeso dall’avvocata Alessandra Natale, è stato arrestato e portato nel carcere delle Sughere con l’accusa di tentato omicidio aggravato «dai futili motivi e dalla recidiva».

L’agguato – stando a quanto ricostruito dai poliziotti della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli – risale al 14 settembre scorso ed è avvenuto – come ricostruito nei giorni scorsi dal Tirreno – all’esterno del «Delia Supermarket» di via del Pantalone. La vittima è il titolare dell’attività commerciale, un uomo di 42 anni, e l’operazione degli agenti della questura è avvenuta dopo un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari. L’interrogatorio di garanzia è fissato per oggi alle Sughere, dove il trentenne si trova in regime di custodia cautelare, davanti alla gip Sara Merlini.

Secondo quanto ricostruito dalla procura, tutto sarebbe cominciato con una richiesta apparentemente banale: una birra. Al rifiuto del commerciante sarebbe seguita la violentissima aggressione. Hamsa, sostiene l'accusa, avrebbe colpito il quarantaduenne titolare del minimarket «con estrema violenza» utilizzando un’arma da punta e taglio, raggiungendolo alla regione temporale sinistra e alla gamba destra. Le conseguenze sono state molto gravi. Il commerciante, trasportato in codice rosso al pronto soccorso con un’ambulanza della Svs di via San Giovanni, ha riportato una frattura pluriframmentaria dell’osso temporale sinistro, oltre a quella pluriframmentaria e angolata del terzo distale della tibia destra, con la frattura del perone. Nell’ordinanza vengono indicate anche ulteriori lesioni traumatiche.

Per gli inquirenti, le ferite hanno concretamente messo in pericolo la vita dell’uomo. È poi il comportamento successivo all’aggressione a essere contestato all’indagato. Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, dopo aver lasciato la vittima riversa a terra e sanguinante, il trentenne nordafricano non gli avrebbe assolutamente prestato soccorso. Al contrario, avrebbe continuato a minacciarla e insultarla mentre chiedeva aiuto. Prima dell’arrivo degli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, inoltre, si sarebbe allontanato. La morte – sempre a giudizio degli inquirenti – non si è verificata grazie al tempestivo intervento dei soccorritori della Società volontaria di soccorso e alle successive cure mediche. È sulla base di questa ricostruzione che la procura contesta il reato di tentato omicidio, ritenendo che i colpi inferti fossero «idonei e diretti in modo non equivoco a provocare la morte dell’uomo».

Nella mattinata di lunedì 21 settembre, in carcere, nel corso dell’interrogatorio di garanzia Hamsa avrà l’opportunità (se lo riterrà opportuno) di esporre la sua versione dei fatti. Dopodiché la giudice per le indagini preliminari dovrà decidere se confermare la misura cautelare appena disposta.

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