Livorno, il prefetto convoca il Cosp sugli Orti: il nodo è la liberazione dei terreni
La riunione a Palazzo del governo prevista per venerdì con sindaco e forze dell’ordine
LIVORNO. La vicenda degli Orti Urbani approda in Prefettura. Il passaggio dei prossimi giorni sarà importante soprattutto per una ragione: capire che cosa succederà all’area di sei ettari in via Goito quando la procedura di vendita sarà arrivata al suo punto finale e l’area dovrà essere consegnata al nuovo proprietario. La scadenza non è lontana: Stefano Frangerini, che si è aggiudicato i sei ettari per 1,16 milioni di euro, ha già versato la caparra e ha 120 giorni dall’aggiudicazione per completare il pagamento, in pratica tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre.
Ma c’è di più: il prefetto Giancarlo Dionisi ha convocato per venerdì prossimo, alle 10, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Alla riunione a Palazzo del governo sono stati invitati il sindaco Luca Salvetti e i rappresentanti di carabinieri, polizia e guardia di finanza. È prevista anche la presenza di Frangerini, che – sia personalmente sia attraverso i suoi legali – aveva chiesto al prefetto un incontro in tempi brevi. L’obiettivo è fare il punto sui prossimi passaggi, sia rispetto alla procedura davanti al tribunale sia rispetto all’attività dell’Istituto vendite giudiziarie, e soprattutto sulle condizioni nelle quali potrà proseguire il percorso legato all’area.
La questione della disponibilità dei terreni è infatti uno dei nodi della vicenda. Il progetto prevede la realizzazione di quattro palazzine di quattro piani, per un totale di 48 alloggi. Ma prima ancora di parlare dei tempi dei lavori bisogna capire come e quando l’area potrà essere liberata. Su questo fronte la mobilitazione non si è fermata. Dopo la manifestazione del 5 settembre scorso, alla quale hanno partecipato circa duemila persone, gli attivisti stanno organizzando un presidio stabile agli Orti. L’obiettivo? Mantenere una presenza costante nell’area mentre si avvicina la scadenza dei 120 giorni.
Non solo: il giorno prima del corteo, il 4 settembre, il comitato aveva organizzato una serie di iniziative contemporanee in tre cantieri collegati all’attività di Frangerini, presentandole come una campagna di controllo popolare. Gli attivisti avevano raggiunto il cantiere della nuova palestra comunale alla Scopaia, il cosiddetto Cubone, quello per l’impianto di trattamento delle acque a Nugola e il cantiere per la ristrutturazione dell’ente Cassa edile e Scuola edile a Coteto (in quest’ultimo caso, però, l’impresa ha precisato che i lavori non sono in appalto a Frangerini).
La protesta si è sviluppata mentre, sul fronte opposto, venivano illustrate le caratteristiche del progetto per l’area di via Goito. Frangerini ha sottolineato che la superficie destinata alle costruzioni sarebbe pari all’1,83 per cento dell’intera area: l’idea presentata durante una recente conferenza stampa, infatti, è quella destinare gran parte dell’area a un enorme spazio verde, con il progetto che prevede un parco urbano con un frutteto civico, percorsi collettivi e spazi condivisi e inclusivi. Sono previsti anche rain garden e tetti verdi per la gestione delle acque meteoriche, oltre a nuove alberature e superfici verdi con l’obiettivo di contribuire alla mitigazione dell’isola di calore. Un’impostazione che punta quindi a far convivere la parte residenziale con una consistente componente ambientale.
Resta però la distanza con la posizione degli attivisti, che considerano la costruzione delle palazzine incompatibile con la loro idea di futuro dell’area. È una distanza che finora non è stata colmata dalle rassicurazioni del costruttore né dalla proposta avanzata dal Comune. Salvetti ha infatti chiesto pubblicamente a Frangerini di limitare la realizzazione dei quattro edifici a tre mini-cantieri e di cedere immediatamente al Comune la proprietà della parte restante dell’area. L’obiettivo sarebbe permettere alla città di utilizzare da subito gli spazi e, allo stesso tempo, avviare la progettazione del parco pubblico coinvolgendo cittadini e associazioni, anche attraverso usi transitori. Una proposta che dovrà essere verificata nei fatti e che si inserisce in una situazione nella quale gli interessi in campo sono diversi. C’è quello della proprietà, che ha investito nell’acquisto dell’area. C’è quello dell’amministrazione comunale, chiamata a governare la trasformazione urbanistica e a trovare un punto di equilibrio con le esigenze della città. E poi c’è quello degli occupanti, che chiedono che il progetto edilizio non venga realizzato e che l’area mantenga una funzione pubblica e verde.
Venerdì, quindi, il tema sarà soprattutto quello della gestione della fase che si apre d’ora in avanti. Frangerini potrà chiedere chiarimenti sui tempi e sulle modalità con cui l’area potrà tornare nella disponibilità della proprietà. Le forze dell’ordine dovranno valutare la situazione dal punto di vista della sicurezza. Il Comune dovrà confrontarsi con una mobilitazione che, dopo la manifestazione di settembre, continua a organizzarsi. Il prefetto Dionisi, contattato dal Tirreno, ha preferito per il momento non commentare.
Resta da capire adesso quale sarà il percorso delle prossime settimane. E soprattutto se ci sarà spazio per una soluzione che consenta di evitare che il passaggio dalla proprietà alla disponibilità effettiva dell’area coincida con un nuovo momento di tensione. Per ora, una cosa è certa: la scadenza dei 120 giorni si avvicina e, con lei, il momento in cui la questione degli Orti dovrà necessariamente entrare in una fase nuova.
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