Il Tirreno

Livorno

L’appello

Furti alle associazioni sportive di Livorno, Giannone: «Ci rimettono solo i ragazzi»

di Stefano Taglione

	A sinistra il delegato provinciale del Coni di Livorno, Gianni Giannone. A destra danni al Carli Salviano calcio
A sinistra il delegato provinciale del Coni di Livorno, Gianni Giannone. A destra danni al Carli Salviano calcio

Il delegato provinciale del Coni ai ladri: «Immorale ciò che state facendo». Presto la richiesta di un incontro con le forze dell’ordine

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LIVORNO. «Questi delinquenti, o balordi che dir si voglia, non si rendono conto che nelle sedi delle società sportive non c’è nulla da rubare. Ciò che fanno è immorale e danneggia soprattutto i ragazzi che nelle associazioni trovano svago e spazi di socialità». Giovanni Giannone, delegato provinciale del Coni, parte da qui per commentare l’escalation di furti e atti vandalici che nell’ultima settimana ha colpito diversi impianti sportivi livornesi, come i campi del Carli Salviano, il “Maneo” del Livorno Rugby e la Tre&23 Academy. Perché il dato di fatto, spiega, è che chi entra di notte nei locali delle associazioni provoca danni molto più grandi del valore di quello che riesce eventualmente a portare via, praticamente nullo.

«Ormai tutte le realtà associative dispongono di computer portatili, i registratori di cassa non ci sono perché con le nuove modalità di pagamento le famiglie utilizzano bonifici bancari o comunque mezzi elettronici. I ladri non trovano contanti, ma neanche abbigliamento. Si devono accontentare, per così dire, di provocare i danni e magari di trovare qualche euro dimenticato in un cassetto».

Il punto, ripete Giannone, è proprio quello che riguarda le conseguenze dei raid. «I malviventi non riescono a capire che così facendo arrecano enormi danni a tutte le società che ogni giorno, grazie al lavoro di tantissimi volontari, cercano di portare avanti le attività sportive nell’interesse dei giovani. Danneggiano i ragazzi, solo loro. Ed è l’aspetto peggiore e centrale di tutta questa vicenda». Perché una porta sfondata, una finestra rotta, una serratura da cambiare o una struttura da riparare significano soldi che devono essere sottratti alle attività cardine per cui l’associazione esiste e si riunisce. «Le società devono poi ristrutturare gli immobili dove sono state forzate porte e finestre. Sono soldi – prosegue – che vengono a mancare nelle casse e che potrebbero invece essere utilizzati per i ragazzi, per lo sport e per mandare avanti i progetti-scopo».

Il delegato provinciale lancia quindi un appello direttamente a chi sta prendendo di mira gli impianti. Ai ladri. «Invito queste persone a evitare di farlo, perché nelle loro incursioni non possono trovare praticamente niente, se non provare la soddisfazione di arrecare danni. Non ne ricavano nulla e danneggiano soltanto la collettività, le famiglie e soprattutto, lo ripeto, i ragazzi». Ma a preoccupare Giannone è soprattutto la frequenza con cui gli episodi si stanno verificando. «La situazione mi preoccupa notevolmente. Un tempo poteva essere un caso sporadico quello di qualche balordo che forzava una sede, ma ora è un’abitudine criminale che si sta diffondendo a macchia d’olio. Non vorrei che diventasse una prerogativa di qualcuno che vuole fare danni e basta».

Un fenomeno che, secondo il delegato del Coni, merita attenzione prima che possa trasformarsi in qualcosa di ancora più difficile da gestire. «È un tema che nelle ultime settimane sta emergendo sempre di più», sottolinea. E per questo Giannone è pronto a chiedere un confronto con chi si occupa della sicurezza, come il prefetto Giancarlo Dionisi e la questora Giusy Stellino. «Come Coni vogliamo chiedere un incontro alle forze dell’ordine per prestare maggiore attenzione agli impianti sportivi», rivela. Non soltanto per proteggere quello che si trova all’interno delle strutture, ma anche per evitare che i raid possano provocare danni più seri alle opere completate a fatica.

«Speriamo che non vengano danneggiati soprattutto i campi in sintetico», fa notare Giannone, allargando il discorso anche alle strutture utilizzate quotidianamente dalle società: dagli spogliatoi alle docce, fino al materiale tecnico che si trova all’interno. In questo caso, infatti, un atto vandalico potrebbe trasformarsi in un problema molto più costoso e metterebbe a rischio la possibilità stessa di svolgere regolarmente gli allenamenti. «Bisogna prestare attenzione alle strutture sportive nel loro complesso – conclude Giannone, che è anche presidente dell’Atletica Libertas – perché dietro ogni impianto ci sono società, famiglie, volontari e soprattutto tanti ragazzi che usufruiscono di servizi e attrezzature. Quando si danneggia una società sportiva, le ripercussioni non sono solo per l’Asd: è un danno a tutta la comunità, alla collettività, ai nostri ragazzi ai quali assicuriamo la possibilità di praticare sport».

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