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La decisione

Livorno, condannato per la rapina al Pallaio: vìola i domiciliari e torna in carcere

di Stefano Taglione
Il ristorante "Al Pallaio" di via del Corona
Il ristorante "Al Pallaio" di via del Corona

Il quarantasettenne era stato arrestato un anno fa. Il colpo l'anno scorso nella trattoria di via del Corona

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LIVORNO. Doveva restare ai domiciliari. Invece, quando i carabinieri hanno suonato al campanello, di Andrea Pannocchia non c’era traccia. Il quarantaseienne livornese, nei mesi scorsi ritenuto responsabile della rapina impropria al ristorante “Al Pallaio” di via Pio Alberto del Corona, è stato così nuovamente arrestato e accompagnato in carcere. L’uomo, livornese, era stato condannato dalla giudice per le indagini preliminari Francesca Mannini a un anno e cinque mesi di reclusione, oltre a 500 euro di multa, al termine del giudizio abbreviato. La sentenza riguardava l’irruzione nella notte del 4 novembre dell’anno scorso nella storica trattoria, dove era stato sorpreso dalla polizia intento a rubare.

Il fatto

Quella notte Pannocchia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era entrato nella trattoria dopo aver forzato una porta sul retro. Una volta dentro aveva messo a soqquadro i locali alla ricerca di qualcosa da portare via. L’allarme era partito dalla famiglia del titolare, che attraverso il sistema di videosorveglianza collegato al cellulare si era accorta della presenza di una persona all’interno.La chiamata al 112 aveva fatto arrivare rapidamente una volante della questura. Gli agenti lo avevano sorpreso nel ristorante. Nel tentativo di allontanarsi, secondo l’accusa, aveva poi reagito colpendo con un calcio all’addome uno degli agenti, che aveva riportato lesioni giudicate guaribili in due giorni. Da qui le accuse, più pesanti rispetto a quelle relative a un semplice tentativo di furto: rapina impropria, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate nei confronti dell’agente. Durante la perquisizione era stato inoltre trovato un coltello a serramanico marca Jaguar, lungo 18 centimetri, con una lama di otto. Per questo era stato contestato il porto ingiustificato dell’arma.

La condanna

Dopo l’arresto era finito in carcere. Nel processo celebrato con rito abbreviato la difesa, rappresentata dall’avvocato Luciano Picchi, aveva sostenuto la lieve entità del fatto, sottolineando anche come Pannocchia non fosse riuscito a impossessarsi di alcun bene di valore. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni, mentre la giudice aveva riconosciuto una pena sensibilmente più bassa, un anno e cinque mesi, escludendo anche la recidiva contestata. Con la sentenza era arrivata anche la scarcerazione e l’applicazione di una misura meno afflittiva. Ora, però, lo scenario è cambiato dopo che il quarantaseienne è stato trovato fuori dall’abitazione (a Stagno) nella quale avrebbe dovuto rispettare la prescrizione. «L’operazione è scaturita da un provvedimento emesso dal tribunale – riepilogano i carabinieri del comando provinciale – a seguito di ripetute violazioni e inadempimenti degli obblighi imposti all’indagato cui lo stesso avrebbe contravvenuto e che sono state accertate e riferite all’autorità giudiziaria competente. Hanno, inoltre, contribuito a suo carico le pregresse segnalazioni che hanno fatto ritenere la misura in corso non più idonea e sufficiente a garantire le esigenze di sicurezza e legalità».

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