Livorno, lotta per gli orti urbani: in via Goito scatta il “piano resistenza” contro lo sgombero – Cosa succede ora
La firma dell’ordine di liberazione accelera una vicenda che intreccia urbanistica, battaglie ambientali e tensioni crescenti: il comitato prepara presidi permanenti mentre l’area, aggiudicata all’asta, dovrà essere consegnata entro l’autunno
LIVORNO. «Il presidio è già cominciato», dicono agli orti urbani, avvisando che l’ascia di guerra è ormai dissotterrata in difesa del polmone verde. È la risposta ricevuta sul posto a seguito della firma dell’ordine di liberazione dei terreni di via Goito, che cambia il passo di una vicenda che da anni intreccia urbanistica, battaglia politica e difesa del verde. Dopo l’aggiudicazione all’asta dell’area all’impresa Frangerini, il giudice ha disposto che i terreni vengano liberati e consegnati all’acquirente. Ora, per gli oltre sei ettari tra via Goito, via dell’Ambrogiana, via dell’Erbuccia e via da Verrazzano si apre la fase più delicata.
Il rapporto 20/80 e l’impatto del cantiere
Agli orti si discute però di cosa significhi davvero quel rapporto fra 20 per cento edificabile e 80 per cento a verde pubblico. Giada Ciari mette l’accento sull’impatto del cantiere: «Costruire quattro palazzine significa far entrare camion, ruspe e mezzi pesanti, aprire passaggi e portare servizi. Non si può pensare che tutto questo non tocchi l’ecosistema». Non un giardino da ricostruire, sostiene, ma un’area semiselvatica dove nidificano upupe e si vedono fagiani e colombacci. «Questa biodiversità non si rimette a posto in pochi anni».
La vocazione agricola e l’urbanizzazione
Gabriele Manzitto, livornese d’adozione, restauratrore e storico, ricorda la vocazione agricola dell’area, documentata negli archivi fino agli anni ’60 e ai primi ’70, i vecchi muri poderali e le ville suburbane. Ma insiste soprattutto sull’urbanizzazione: «Qui oggi non esistono assi di servizio. Per costruire bisognerà portare fognature, canalizzazioni, impianti, viabilità e parcheggi. Sulla carta si potrà anche dire 20 e 80, ma bisogna capire che cosa resterà davvero dell’80 per cento». E ribadisce: «Gli orti sono sempre stati uno strumento per proteggere l’area. L’obiettivo è che rimanga un polmone verde pubblico, aperto e fruibile da tutti».
L’assemblea e la linea del comitato
È su questa linea che si è mossa l’assemblea dell’altro ieri, alla quale hanno partecipato oltre 150 persone, chiamate a raccolta in poche ore dopo la notizia dello sgombero. Il messaggio è stato netto: gli orti possono anche essere smantellati, ma il presidio continuerà. «Degli orti non ci interessa niente. Sono sempre stati un mezzo e non un fine», ha ribadito il comitato nel comunicato diffuso dopo l’incontro.
La svolta giudiziaria
La svolta giudiziaria arriva a poco più di un mese dall’asta. L’ultimo tentativo di vendita era stato fissato per il 23 giugno, dopo tre procedure andate deserte. A presentarsi erano stati Frangerini e un gruppo fiorentino. L’aggiudicazione è arrivata a fine giugno, per poco più di un milione di euro. Frangerini ha 120 giorni per perfezionare l’acquisto. La giudice Elisa Pinna del tribunale di Livorno ha però firmato già a inizio luglio l’ordine di liberazione, senza attendere il decreto di trasferimento, poiché i terreni risultano occupati da terzi senza titolo.
La procedura e le scadenze
A gestire la procedura sarà l’Istituto vendite giudiziarie, custode del bene. Nei giorni scorsi due incaricati hanno raggiunto gli orti e chiesto di parlare con il comitato. Il calendario porta verso la fine di ottobre e l’inizio di novembre, quando l’area dovrà essere consegnata all’impresa libera da cose e persone. In caso contrario potrà essere richiesto anche l’intervento della forza pubblica.
La strategia del comitato
È su questo passaggio che il comitato si sta organizzando. L’idea, già anticipata da Giovanni Ceraolo, è procedere gradualmente allo smantellamento degli orti e sostituirli con presidi permanenti. Dopo l’assemblea dell’altro ieri la linea è stata precisata: i punti dovrebbero essere quattro, uno per ciascun ingresso, e il presidio proseguire «notte e giorno, quando e quanto sarà necessario». Ma chi è sul posto ribadisce che il presidio esiste già da quattordici anni ed è un presidio ambientale.
La storia dei terreni
Quei terreni erano della cooperativa Clc, che avrebbe dovuto realizzarci abitazioni e che nel 2020 è fallita; nel 2017 erano stati trasferiti all’Immobiliare Clc. Da allora il comparto è diventato simbolo della battaglia contro il consumo di suolo.
Il piano urbanistico
Il piano urbanistico oggi in vigore, consente di costruire quattro edifici di quattro piani lungo i margini dell’area, prevedendo la cessione al Comune e la sistemazione a verde pubblico di circa l’80 per cento dei terreni. L’amministrazione ha sottolineato di aver ridotto gli indici edificatori, impostazione che il comitato contesta, definendo «una favola» la suddivisione tra 20 per cento edificabile e 80 per cento destinato a parco, perché – sostiene – vanno considerati anche parcheggi, strade e servizi.
Le preoccupazioni degli attivisti
Gli attivisti parlano di quattro palazzine e 30-40 appartamenti, in un quartiere dove – sostengono – le abitazioni arrivano a circa 2.800 euro al metro quadrato. Per il comitato verrebbe perso un «rifugio climatico» nel cuore della città: terreno drenante, alberature e una porzione di suolo rimasta libera in una zona già densamente urbanizzata.
La protesta e le proposte
La posizione era già stata resa esplicita il 20 luglio, durante la protesta davanti alla sede dell’impresa: «Per quanto ci riguarda lì non si costruirà mai, ci dovranno portare via tutti». Frangerini finora ha scelto di non replicare pubblicamente. Il comitato indica invece una possibile via d’uscita: trasferire altrove la capacità edificatoria, ma solo in un’area già urbanizzata e da riqualificare. «Zero consumo di suolo» resta la condizione.
La mobilitazione
La mobilitazione intanto si allarga. Il comitato ha annunciato un censimento dei cantieri di Frangerini in città e provincia, dove potrebbero essere organizzati presidi e manifestazioni. Due date sono già fissate: il 26 agosto la presenza in Comune per il consiglio comunale e il 5 settembre una manifestazione nazionale a Livorno.
Il corteo e l’autunno che arriva
Venerdì, finita l’assemblea, una parte dei presenti ha formato un corteo spontaneo diretto verso via Goito, dove è stato esposto uno striscione bloccando temporaneamente il traffico. Da una parte c’è un procedimento giudiziario che punta alla consegna del bene tra fine ottobre e inizio novembre. Dall’altra una mobilitazione che promette mesi di confronto serrato. Sarà un autunno caldo.
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