Livorno, addio orti urbani in via Goito: c'è la firma del giudice per lo sgombero – Cosa succede ora
L’ordine firmato dal tribunale avvia la procedura che porterà allo svuotamento dei sei ettari occupati da quattordici anni. L’Istituto vendite giudiziarie ha già iniziato le verifiche sul posto
LIVORNO. C’è l’ordine di liberazione dei terreni di via Goito. Il giudice l’ha firmato dopo l’aggiudicazione all’asta. Così l’area degli orti urbani, occupata abusivamente da quattordici anni, dovrà essere svuotata per essere consegnata tra fine ottobre e inizio novembre all’Impresa Frangerini.
Una fase delicata per sei ettari di verde
Si apre quindi la fase più delicata per gli oltre sei ettari di verde che si trovano tra via Goito, via dell’Ambrogiana, via dell’Erbuccia e via da Verrazzano. Da anni questi spazi privati sono al centro di una battaglia politica tutta pubblica. Erano della cooperativa Clc, che doveva costruirci case e che nel 2020 è fallita: nel frattempo, nel 2017, sono stati trasferiti all’Immobiliare Clc. E sono diventati il simbolo della battaglia contro il consumo di suolo, con il comitato degli orti urbani che – supportato da forze politiche e associazioni – chiede di azzerare la possibilità di costruire.
L’aggiudicazione dell’area e l’ordine del giudice
A fine giugno, dopo tre tentativi di vendita andati deserti, ad aggiudicarsi tutta l’area (per poco più di un milioni di euro) è stato Fragerini. L’ultima asta era stata fissata per il 23 giugno. Si sono fatti avanti in due: l’impresa livornese e un pool di operatori economici fiorentini. Così l’aggiudicazione è arrivata una settimana dopo, a fine giugno. Frangerini avrà 120 giorni di tempo per perfezionare l’acquisto, saldando il prezzo e le spese accessorie. E a quanto risulta al Tirreno, la giudice Elisa Pinna del tribunale di via de Larderel ha già firmato l’ordine di liberazione delle aree. Lo ha fatto a inizio luglio, subito dopo l’aggiudicazione. Anche perché, di fonte a terreni occupati da terzi senza titolo, non c’era bisogno di aspettare il decreto di trasferimento del bene.
La consegna dei terreni e la nuova fase della procedura
Quando scadranno i 120 giorni del saldo prezzo, i 6 ettari di via Goito dovranno essere consegnati all’impresa liberi da cose e da persone. Ora c’è un atto del giudice, in mano solo agli addetti ai lavori, a scandire tempi e modi della procedura. Ed è una novità importante che segna un punto di svolta per l’area e insieme l’apertura di una fase delicatissima.
Il ruolo dell’Istituto vendite giudiziarie
Date le indicazioni del magistrato, ad occuparsi della liberazione degli spazi dovrà essere ora il custode del bene, l’Istituto vendite giudiziarie. Che ha già mosso i primi passi. Nei giorni scorsi due incaricati hanno raggiunto gli orti, acquisendo dati e chiedendo di parlare con i rappresentanti del comitato. Se entro la data fissata dal giudice non si arriverà allo svuotamento delle aree, potrà intervenire la forza pubblica: ci sono i margini per evitarlo? Sulla carta restano una novantina di giorni per tentare di risolvere la situazione, almeno in prima battuta, prima che il bene venga acquisito.
Il nodo urbanistico e le posizioni politiche
Ma al momento il fronte politico della diplomazia non sembra aver dato grandi frutti. Il piano urbanistico in vigore dice che chi acquisterà l’area potrà costruire quattro palazzi di quattro piani, ma lungo i bordi e cedendo al Comune l’80 per cento dei terreni, attrezzandoli a verde pubblico. L’amministrazione comunale ha già evidenziato di aver ridotto gli indici edificatori previsti nell’area, mentre il comitato e le opposizioni di sinistra chiedono di azzerarli o di trovare un accordo perché l’impresa costruisca da qualche altra parte, in zone già cementificate. «Per quanto ci riguarda lì non si costruirà mai, ci dovranno portare via tutti», è stato ripetuto il 20 luglio durante la protesta organizzata davanti alla sede della società, che in questa fase ha sempre scelto di non replicare.
La strategia del comitato in vista dello sgombero
Ora il comitato, in vista dello sgombero, si organizza. E qui arriva un’altra notizia: «Abbiamo aperto un confronto interno e stiamo valutando, con ogni probabilità lo faremo, il graduale smantellamento degli orti e la loro sostituzione con alcuni presidi permanenti da allestire all’interno dell’area», fa sapere uno dei volti del comitato, Giovanni Ceraolo. Una mossa pensata per presidiare gli ingressi in vista dello sgombero e «anche perché vogliamo ribadire una volta per tutte che gli orti urbani sono sempre stati uno strumento e non il fine. Insomma, non vogliamo offrire una sponda a chi dice che vogliamo solo difendere un’occupazione. Noi chiediamo che lì non si costruisca nemmeno un metro quadro».
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