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Magna chiude fabbrica in Baviera: «Servono garanzie per Guasticce»

di Giulio Corsi
Magna chiude fabbrica in Baviera: «Servono garanzie per Guasticce»<br>

L’appello di Braccini (Fiom) dopo i 216 posti di lavoro cancellati d’emblée a Dorfprozelten

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LIVORNO. Il colosso canadese dell’automotive Magna International ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Dorfprozelten, in Baviera, specializzato in specchietti per auto. La decisione coinvolge 216 lavoratori e si inserisce nella grave crisi che sta colpendo l’automotive in Europa, in particolare in Germania dove Volkswagen potrebbe licenziare a breve 110mila dipendenti e chiudere 4 stabilimenti.

La mossa di Magna – che ha visto un’accelerazione improvvisa ed è andata a infrangere un sofferto accordo col sindacato tedesco Ig Metall che un anno fa aveva dovuto ingoiare la sparizione di 200 posti di lavoro in cambio del mantenimento dei rimanenti 250, poi diventati 216 – può suonare come campanello d’allarme per lo stabilimento di Guasticce dove ad oggi sono occupati 480 lavoratori e lavoratrici.

All’orizzonte, per la fabbrica livornese, non ci sono situazioni simili a quella tedesca, anzi è stata siglata di recente un’intesa per l’attivazione della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale che dovrebbe regalare un po’ di ossigeno ai lavoratori e alle loro famiglie almeno fino alla prossima primavera. Tuttavia, come evidenzia il segretario generale della Fiom Cgil, Massimo Braccini, è questo il momento di lavorare per il futuro. «Gli ammortizzatori sociali e gli strumenti protettivi concordati al tavolo istituzionale devono servire a creare le condizioni reali per una ripresa e un rilancio del sito, e non a prolungare l’incertezza sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie – afferma al Tirreno il capo del sindacato metalmeccanico livornese –. La vicenda tedesca dimostra che i piani delle multinazionali possono mutare rapidamente se non vi è un forte ancoraggio industriale e politico. La tenuta e la serietà dimostrate in questi anni dai lavoratori di Guasticce, supportate dall’azione sindacale e istituzionale, esigono da Magna la massima chiarezza e impegni industriali duraturi per il futuro. La transizione non può essere pagata con la desertificazione industriale del nostro territorio».

Il settore automotive in Europa è in crisi profonda e non si vede ripresa. «Non ci sarà quest’anno e neanche nel 2027», dice Braccini. «Ma noi vogliamo che lo stabilimento Magna di Guasticce sia proiettato nel futuro e possa cogliere la ripresa quando ci sarà: per questo servono strumenti per traghettarlo, ammortizzatori certo, insieme ad investimenti, piani e progetti di rilancio».

Al momento la produzione in Magna viaggia a macchia di leopardo. «Non vediamo rientrare volumi produttivi che facciano la differenza, tuttavia anche dentro la crisi alcune linee stanno meglio, quella di Bmw in particolare, mentre altre soffrono. Volkswagen è un partner importante e i passi che sta facendo lasciano immaginare ulteriori cali di produzione. E poi c’è Stellantis, che sta vivendo una situazione drammatica: la gran parte delle produzioni per Magna Guasticce era legata all’ex Fiat e c’è grande incertezza in questo senso, anche perché stanno spostando le produzioni in Nord Africa o in Serbia. D’altra parte è un’Europa che ha un problema interno: le grandi multinazionali non vanno chissà dove, restano dentro il continente, è qui che avviene il dumping e senza uniformità contributiva e sociale il sistema salterà».

Braccini parte dalla logica dei colossi come Magna, per provare a tracciare le linee strategiche di politiche sindacali da mettere in piedi con istituzioni, politica e l’azienda stessa. «L’idea delle multinazionali è concentrare ciò che rimane sugli stabilimenti più efficienti. Noi abbiamo fatto di tutto per radicare lo stabilimento sul territorio, in questo senso hanno fatto un passaggio anche il ministro Urso e il presidente della Regione, ma non dimentichiamo che c’è anche uno stabilimento gemello di Magna Closures in Macedonia». Insomma serve la massima attenzione: «Il mondo si evolve e si va verso una robotizzazione e un’automazione crescenti, dunque anche quando viene portata via una linea vecchia e intercambiata con una nuova, qualora questa arrivi non darà lo stesso lavoro di prima. Abbiamo bisogno di un traghettamento che deve essere sostenuto dai governi: ci vuole un piano nazionale per l’automotive che porti le fabbriche attraverso questa fase di crisi ad una fase di rilancio. Sulla vertenza Magna ci troviamo oggi dentro un quadro ben definito: è stato infatti sottoscritto un accordo quadro con le istituzioni che prevede l’utilizzo della Cigs per crisi aziendale, legato a un preciso piano di risanamento e alla gestione degli esuberi esclusivamente sulla base della non opposizione e della volontarietà dei lavoratori. Ma le notizie che arrivano dalla Baviera, con l’annuncio della chiusura anticipata dello storico stabilimento Magna di Dorfprozelten e il licenziamento di oltre 200 lavoratori, confermano drammaticamente una realtà che come sindacato denunciamo da tempo: la crisi dell’automotive non è e non può essere considerata la semplice somma di singole vertenze aziendali. Siamo di fronte a una vera e propria crisi di sistema che sta investendo l’intera filiera europea e mettendo in discussione il ruolo stesso dell’industria manifatturiera. Per questo motivo, l’emergenza non può essere affrontata stabilimento per stabilimento con interventi parcellizzati: serve con urgenza una strategia industriale coordinata, sia a livello nazionale che europeo. Nel nostro territorio questa dinamica globale si palesa in modo chiaro proprio nella vicenda della Magna di Guasticce. Non siamo davanti a un caso isolato, ma agli effetti di una riorganizzazione globale molto più ampia che sta ridefinendo l’intero settore dell’auto. Gli ammortizzatori ci sono ma poi finiscono: senza una focalizzazione istituzionale per accompagnare una fase di crisi e senza un progetto il futuro è incerto. Ecco che bisogna capire prima, essere preparati. La storia ci insegna che quando un’azienda non investe su uno stabilimento significa che questo è portato verso un binario morto. A Dorfprozelten si sapeva l’intenzione di Magna, ma hanno pure accelerato, rispetto a scadenze più lunghe che erano state concordate. Pr Guasticce dobbiamo lavorare subito per avere garanzie per la ripresa e non per prolungare l’incertezza». l


 

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