Il Tirreno

Livorno

Tesori nel degrado

Livorno e il suo eremo da salvare: la messa-denuncia. «Crolla, che torni alla nostra chiesa»

di Franco Marianelli
Livorno e il suo eremo da salvare: la messa-denuncia. «Crolla, che torni alla nostra chiesa»

Don Cristian e l’omelia alla Sambuca: «Luogo dell’anima, basta con i discorsi»

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LIVORNO «L’eremo ci avvicina a Dio e noi abbiamo bisogno di esso. È un “autogrill” che offre al viandante la possibilità di sostare per avvicinarsi a Dio». Proviene da un altare questa riflessione che ha il sapore della protesta. È la messa-denuncia all’ombra dell’ eremo della Sambuca, il gioiello dimenticato che cade a pezzi nel cuore delle nostre colline, di don Cristian Leonardelli, parroco della chiesa di San Giovanni Gualberto della Valle Benedetta.


Denuncia il cronico stato di abbandono del luogo. Per farlo sceglie l’area verde di fronte all’eremo che è recintato, con cartelli che proibiscono l’ingresso per il rischio di ulteriori crolli dell’edificio. Un tavolo per altare, la chioma di un pino per l’ombra sui fedeli e seggioline portate da casa: sono una quarantina i parrocchiani arrivati, chi a piedi, altri col pulmino a 9 posti di proprietà degli scout dell’ Agesci condotto dall’autista-sacrestano-chitarrista di brani sacri durante la messa Leonardo Lepori.

La messa denuncia

Inizia la messa. Don Cristian la personalizza: offre ai fedeli, prima del rituale “preghiamo”, la possibilità di comunicare un motivo importante per cui valga la pena di pregare. Poi l’omelia-denuncia. La necessità che l’eremo ritorni il prima possibile ai fedeli per farne un “luogo dell’anima” per chi cerca Dio. E se durante la messa i toni sono ecclesiastici, nella conferenza stampa successiva don Leonardelli non usa giri di parole. Fa il punto del degrado ormai cronico di quello che oggi è più un rudere che un eremo. Il Tirreno in più occasioni ha dedicato servizi a questo tesoro nel degrado. «Il tempo dei discorsi dovrebbe finire», afferma. Oggi la proprietà è della Regione che lo gestisce tramite la partecipata ente Terre regionali che ha delegato alla materia l’Unione delle Colline Metallifere, sede a Massa Marittima. Il torrente Ugione che scorre alle spalle dell’edificio religioso, divide il territorio del comune colligiano da quello di Livorno.

«Molti enti coinvolti, alcuna scelta all’orizzonte. Il tetto è già parzialmente crollato – denuncia il “don” - paradossalmente l’unica parte dell’eremo che la Regione aveva ricostruito anni fa».

Il sacerdote fa poi sorridere i fedeli ricordando un intervento tecnico con il quale furono allestiti impianti idraulici ed elettrici quando notoriamente all’interno del luogo non c’è ne’ luce ne’ acqua.

«Abbiamo invitato alla conferenza stampa, e volendo anche alla messa, tutti i rappresentanti degli enti coinvolti, dalla regione alla provincia, dai due comuni citati alle colline metallifere: ma non è venuto nessuno», ci tiene a puntualizzare il parroco, amareggiato dalle assenze. «La speranza è una sola: che l’eremo torni alla diocesi – rimarca - e da lì alla nostra parrocchia».

Il caso Villa Cristina

Accanto al sacerdote c’è Emanuele “Lele” Rossi, capo scout Agesci, professore ordinario di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presidente del Mascagni. Coglie l’occasione di ricordare il caso di Villa Cristina la “casa” per eccellenza degli scout livornesi delle due associazioni (Agesci e Cngei) che usano da sempre il luogo, a un tiro di schioppo dall’eremo. Villa Cristina, al contrario della Sambuca, è in ottimo stato grazie al lavoro degli scout livornesi che negli anni si sono dati da fare per il mantenimento della struttura. «Da sempre la Regione ci concedeva il comodato d’uso chiedendoci un affitto simbolico che non avevano problema a pagare: 180 euro - spiega - Da quando il tutto è passato nelle mani delle Colline Metallifere ci è stata chiesto una cifra impossibile (circa 6mila euro) per noi che non godiamo di particolari entrate. L’unica speranza è che la legge sul terzo settore che regolerà la materia, che è in discussione a Firenze, ci tuteli. Fatto sta che a oggigiorno ci è stata prorogata la possibilità di utilizzo di Villa Cristina per alcuni mesi. Ma all’importo fissato da loro purtroppo” .l

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