Livorno, la denuncia di una 51enne: «Mi ha sputato contro e strattonata, sono terrorizzata da quell’uomo»
La donna ha denunciato il nigeriano finito al centro delle cronache cittadine: «Ora viaggio solo in taxi per non incontrarlo: comprerò lo spray al peperoncino». L’appello alle istituzioni
LIVORNO. Di lui conosce soltanto il nome di battesimo. Ma il suo volto e, soprattutto, «quelle mani che mi hanno strattonata» non riesce più a toglierseli dalla testa. Da tempo una livornese di 51 anni, residente nella zona di via Mentana, vive con la paura di incontrare di nuovo il 41enne nigeriano finito al centro delle cronache cittadine e che ieri (domenica 12 luglio), intorno alle 12,30, ha accusato un malore in via Grande ed è stato soccorso prima da alcuni passanti, poi dalla Misericordia di Livorno.
Si tratta della stessa persona immortalata mentre giaceva sulle strisce pedonali tra piazza della Repubblica e via de Larderel, prima di provocare nuovi momenti di tensione anche al pronto soccorso dell’ospedale. Per questo la donna chiede di restare anonima: «Ho paura di possibili ritorsioni. Voglio soltanto tornare a vivere e andare al lavoro senza il terrore di incrociarlo».
La denuncia ai carabinieri
Il suo incubo, spiega, è iniziato circa un anno e mezzo fa. «Quell’uomo lo vedevo spesso tra via Mentana e piazza XX Settembre – sottolinea – . Aveva già atteggiamenti strani, rompeva bottiglie di vetro, ma all’epoca non mi aveva mai toccata. Poi, per circa nove mesi, era sparito. E in molti avevamo tirato un sospiro di sollievo. Pensavamo che fosse finita». Invece, sostiene, tutto è ricominciato. Anzi, è peggiorato. Così il 6 luglio scorso la donna si è presentata dai carabinieri per denunciare l’uomo per minacce e atti persecutori (stalking), mettendo nero su bianco due episodi. «La prima volta mi ha afferrato per il polso destro – precisa – . Un’altra mi ha strattonata per il fianco. Pochi giorni fa Mi si è avvicinato come al solito per chiedermi dei soldi e una sigaretta – sottolinea – . Quando gli ho risposto di no ha provato a sputarmi addosso. Per fortuna non mi ha colpita». E secondo il suo racconto, il copione sarebbe sempre lo stesso. «Si avvicina con la scusa di chiedere qualche spicciolo o una sigaretta – racconta la donna – . Ma se riceve un rifiuto cambia espressione e atteggiamento. È in quel momento che mi prende il panico».
La 51enne lavora come assistente familiare e ogni giorno si sposta con il bus per raggiungere gli anziani di cui si prende cura. Un lavoro che ama profondamente, ma che oggi affronta con un peso enorme. «Ho perfino pensato di lasciarlo – dice – . Poi mi sono detta che non è giusto rinunciare alla mia vita per la paura».
«Ho paura ovunque»
Nel frattempo, però, le sue abitudini sono completamente cambiate. «Non prendo quasi più l’autobus – prosegue a raccontare – . Ho troppa paura che mi raggiunga mentre sono alla fermata. Ormai mi sposto quasi sempre in taxi che mi lascia proprio sotto casa, senza dover attraversare la città». Una scelta obbligata che pesa anche economicamente. «Guadagno lavorando e poi spendo una parte dei soldi per sentirmi al sicuro. Ma non posso continuare così». Anche perché, precisa, la paura ormai la accompagna ovunque. «L’altro giorno ero alla fermata in piazza Garibaldi. Lui era dall’altra parte della strada – spiega – . Appena mi ha vista ha attraversato e si è diretto verso di me con uno sguardo che non dimenticherò mai. Ho iniziato a camminare velocissimo. Mi ha raggiunto, mi ha afferrato per una spalla. Sono riuscita a liberarmi e a scappare. Sono arrivata al lavoro sconvolta e in ritardo». E così l’ansia è diventata una compagna quotidiana. «Appena vedo una persona che gli assomiglia mi batte forte il cuore – evidenzia – . Sto pensando perfino di farmi aiutare da uno psicologo perché questa situazione mi è entrata dentro». E, come estrema forma di autodifesa, sta valutando di acquistare uno spray al peperoncino. «Me lo hanno consigliato: Spero di non doverlo usare mai, ma ormai vivo nel terrore».
Ma nonostante questo non giustifica le offese che ha letto sotto alla foto dell’uomo, sdraiato sull’asfalto, diventata virale sui social. «Ho letto commenti pieni di odio e violenza. Così però non si risolve niente – aggiunge – . Io voglio che il problema venga affrontato dalle istituzioni, non che la gente si sfoghi dietro una tastiera».
L’appello
Infine l’appello alle istituzioni, pronunciato con la voce spezzata. «Chiedo soltanto di poter andare a lavorare senza avere paura – conclude – . Se nessuno farà qualcosa sono pronta a incatenarmi davanti a Palazzo Civico e iniziare lo sciopero della fame. Non lo faccio solo per me, ma per tutte le persone che ogni giorno vivono con questa stessa paura».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
