Livorno e la "Banda delle ville": la procura fa appello contro l’assoluzione del notaio Valerio Vignoli
Il professionista livornese è stato già scagionato da ogni accusa di truffa. La procura chiede che sia condannato per associazione per delinquere
LIVORNO. La procura fa ricorso contro l’assoluzione del notaio Valerio Vignoli. Proseguirà in appello, con l’udienza ancora da fissare, il processo sulla cosiddetta “Banda delle ville”, la contestata organizzazione che fra il 2017 e il 2020 avrebbe messo a segno (o solo tentato) decine di raggiri immobiliari in varie parti d’Italia, per un totale – secondo il pm titolare dell’inchiesta, Massimo Mannucci – pari a 43 truffe. Il sostituto procuratore si è appellato sia per il professionista settantaquattrenne, difeso dagli avvocati Paolo Bassano e Michele Baldi, che per il cinquantenne Bilbil Muca, residente nel Grossetano, che avrebbe avuto il ruolo di “tuttofare”, garantendo il supporto nel ruolo di incaricato delle ristrutturazioni, e che è stato condannato a due anni e un mese di reclusione, con 600 euro di multa. Secondo l’accusa alcuni degli imputati si sarebbero presentati ai proprietari degli immobili, che spesso avevano «estremo bisogno di liquidità», come mediatori di grossi costruttori o magnati, banche estere o società, tutti disposti – dicevano – a pagare milioni per avere quel bene. Unica condizione: costituire una società “Limited”, a carico dei proprietari, dove far confluire il bene (ruderi, hotel, ville per esempio) per agevolare l’affare. Operazione che poteva variare tra gli otto e i trentamila euro. Ma che invece di essere propedeutica al perfezionamento della compravendita, sarebbe servita a rimpinguare il conto degli ideatori del raggiro che intascavano il denaro (oltre un milione di euro) e sparivano.
Il ricorso
Il ricorso presentato da Mannucci, e questo vale per entrambi gli imputati, ha però riguardato la sola contestazione di associazione per delinquere, per la quale sia Vignoli che Muca sono stati ritenuti non colpevoli. L’ex presidente dei notai livornesi, ad esempio, resta assolto in via definitiva per le truffe, per le quali la procura non ha fatto ricorso. «L’appello del pubblico ministero – le parole di Bassano – è ai limiti dell’ammissibilità, perché pur non avendo impugnato l’assoluzione per i reati di truffa, e pur essendo passati in giudicato i capi della sentenza che hanno escluso la sua partecipazione ai contestati raggiri, si chiede alla corte d’appello di vagliare nuovamente la partecipazione del notaio alle truffe, dalle quali è stato assolto con sentenza ormai irrevocabile».
Le condanne
Anche gli avvocati delle persone condannate hanno fatto appello. Sono sette. La pena più pesante aveva riguardato il quarantacinquenne Nicola Calderini, nato a Piombino e residente a San Vincenzo: undici anni e un mese di reclusione, con la confisca di un’Audi A6 e di una Mercedes Cls e la distruzione «del passaporto diplomatico del Sovrano Ordine militare di Malta». Per Mike Berni, sessantunenne di Follonica, considerato dalla procura un supporto determinante perché «capace di presentarsi come magnate estero o rappresentante di un gruppo imprenditoriale» otto anni, 20mila euro di multa, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale durante la pena. Cinque anni, invece, per Giuseppe “Beppe” Doveri, 77 anni, che avrebbe messo a disposizione una lussuosa villa di via Montebello «in modo da dare un’immagine di solidità finanziaria a Calderini». Calderini, Berni e Doveri sono stati riconosciuti colpevoli dell’associazione per delinquere, dalla quale sono stati scagionati sia Muca (condannato a due anni e un mese) e Vignoli. Fuori da questa più grave ipotesi, ma condannati, il livornese di 78 anni Roberto Cascavilla (un anno e sette mesi, con 650 euro di multa), l’avvocato fiorentino Riccardo Corsini (di 58, per lui un anno e dieci mesi, 750 euro di multa e sei mesi di interdizione dalla professione forense) e Ratko Dragutinovic, 67 anni: per lui quattro anni e mezzo di reclusione, 600 euro di multa e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Oltre al notaio livornese era stato assolto Alberto Nigiotti, per il quale la procura aveva chiesto tre anni e un mese di reclusione, oltre a 1.500 euro di multa.
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