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Livorno

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Livorno, dentro casa Rodocanacchi: la specchiera “dorata”, i carretti, gli infissi - «Qui rivive la storia»

di Francesca Suggi

	L’annesso agricolo dove sono state fatte queste ultime scoperte. A dx un dettaglio della cornice e un tagliacarte tipografico francese dell'800
L’annesso agricolo dove sono state fatte queste ultime scoperte. A dx un dettaglio della cornice e un tagliacarte tipografico francese dell'800

La cornice decorata è alta oltre tre metri. Pera (Reset): «Forse tra i pregiati arredi della villa»

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LIVORNO. La specchiera dorata. Resta una cornice decorata, spettacolare, alta oltre 3 metri, larga quasi 1,50 metri, nascosta tra pile di porte e finestre d’epoca. Immaginarsela nella sua interezza (oggi manca lo specchio), magari nel salone al primo piano, quello nobile, a riflettere il conte Pandely Rodocanacchi, la sua famiglia, le serate di gala e fasti della Bella Èpoque. Con la nobiltà del tempo che fu a fare salotto e poi magari a frescheggiare sulla veranda artistica famosa per quel sorprendente caso di giapponismo italiano del suo pavimento (oggi in abbandono come la storica dimora che è murata e offlimits per ragioni di sicurezza). Rileggerne la storia che getta le sue radici nel ’600: il conte e console greco Pandely aveva comprato nel 1843 dal commerciante Giovanni Grant la villa che i conti Sceriman, ricchi mercanti armeno persiani, avevano costruito nel 1636. Il suo parco di 11 ettari di Monterotondo - proprietà della Asl che qui fino al 1995 aveva il suo centro direzionale - continua a regalare meraviglie all’associazione Reset. A quei volontari che da 3 anni ne stanno riportando in vita la storia.

Nei giorni scorsi, inaspettatamente, negli annessi tra la dimora interdetta e la vicina palestra si fanno nuove scoperte. Che, questa volta, sanno di “casa Rodocanacchi”. Lo scantinato è quello con lo stemma della famiglia di mercanti greci sulla facciata. Stanze malmesse, ancora inesplorate, che custodiscono da una parte il volto agricolo della dimora e dall’altra quello, forse, degli interni di un tempo. Pile di portoni, persiane, finestre che, con probabilità, venivano qui riposte come riserva.

La specchiera dorata

In questo piccolo scrigno polveroso di serramenti di un tempo i volontari Reset mettono in fila l’ennesima scoperta.

«Questo grande caldo ci sta limitando nelle attività sotto il sole e quindi cerchiamo zone d’ombra - il presidente di Reset, Giuseppe Pera racconta - Vicino ai campi sportivi ci sono scantinati, vecchie cantine, depositi agricoli di un tempo: ci siamo accorti che in un paio di loro c’erano porte, finestre, persiane. Ripensammo anche alle Terme, a tutte quelle che trovammo e che mettemmo da parte, riordinandole. Mentre eravamo lì l’attenzione è cascata su due carretti agricoli senza ruote, poi in un angolo si vedeva un tassello di una cornice». Dalla prima impressione, alla realtà. «Pensavamo a un quadro, anche bello, vedevamo una tinta simil-oro: abbiamo spostato le porte e siamo arrivati a questa cornice, grandissima. Una volta liberata ci siamo resi conto che probabilmente era la cornice di una grande specchiera. Una meraviglia». A fatica si toglie dal quel dimenticatoio. Servono più persone. È gigante.

«Era abbastanza ben tenuta, piena di terra, l’abbiamo ripulita e devo dire che è una gran bella cornice: è datata, secondo noi poteva essere un oggetto dei Rodocanacchi, quando avevano la villa e abitavano qui». Il lavoro è collettivo. Si fanno ricerche alla Biblioteca labronica. Si trovano libri con foto degli interni della dimora storica (ce ne sono poche in giro): in una delle due immagini recuperate, in bianco e nero, si percepisce una grande specchiera. Piace pensare che sia proprio quella. Monumentale. Decorata: la cimasa centrale mostra un volto scolpito (un mascherone classico) incorniciato da foglie d'acanto, tipico delle decorazioni teatrali ottocentesche. Poi i festoni floreali si estendono simmetricamente verso i lati, un motivo molto in voga nella Belle Époque per alleggerire le strutture importanti. È realizzata con una base in legno rivestita in stucco modellato, poi rifinita, sembra, con la tecnica della doratura a foglia d'oro. Una bellezza.

I carretti agricoli

Strutture ancora intatte. Mancano le ruote ai due carretti. Ma raccontano la vocazione agricola che anche quella villa suburbana aveva, come la vicina Maurogordato con la sua oliveta secolare. «Entrambi i carretti sono particolari - va avanti Pera - Uno è formato da un pianale, l’altro ha proprio le svasature e i ferri tondi adibito al trasporto botti, chissà forse botti per annaffiare piante, per l’olio, il vino». Qui è l’immaginazione a tessere la storia. «Ciò che stiamo riportando alla luce è una dimostrazioni concreta che quello che leggiamo sui libri di storia è qui, ancora presente».


 

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