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Livorno

Il caso

Livorno, si schiantano sullo scooter rubato. La proprietaria: «Beffata due volte, rischio di pagare migliaia di euro»

di Stefano Taglione

	Un'immagine degli Scali delle Cantine (foto archivio)
Un'immagine degli Scali delle Cantine (foto archivio)

Cinzia Chelini, 66 anni, è la proprietaria dell’Honda Sh 125 rubato nella notte fra sabato e domenica scorsi e ritrovato contro la spalletta degli scali delle Cantine

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LIVORNO. «Mi hanno rubato lo scooter, si sono schiantati contro la spalletta distruggendolo e ora rischio di pagare io: non è giusto. Mi sono dovuta rivolgere perfino a un avvocato. Dovrò pagare oltre mille euro...»Il primo giorno di ferie lo ha trascorso fra caserme, telefonate, verbali e la paura - per fortuna subito tramontata - che il figlio potesse essere coinvolto nell’incidente. Cinzia Chelini, 66 anni, è la proprietaria dell’Honda Sh 125 rubato nella notte fra sabato e domenica scorsi e ritrovato contro la spalletta degli scali delle Cantine, racconta la sua amarezza. Il mezzo è sotto sequestro e la donna teme di dover sostenere migliaia di euro di spese, fra avvocato e riparazioni, anche se essendo ormai acclarato che tutto quanto è avvenuto contro la sua volontà sicuramente non dovrà risarcire i danni provocati. Nel frattempo uno dei due a bordo denunciato per ricettazione insieme all’altra persona in sella, è sempre ricoverato in gravi condizioni in ospedale. Entrambi stranieri, quando la polizia municipale li ha identificati, non avevano i documenti.

Cinzia, ci racconti come ha saputo del furto e dell’incidente?

«Alle 7 di mattina di domenica scorsa mi ha chiamato la polizia municipale. Sul momento ho "visto un film" davanti agli occhi, perché il motorino quella sera lo aveva mio figlio e lui lavora di notte. Ho avuto paura che gli fosse successo qualcosa di terribile».

Invece cosa era accaduto?

«Lo scooter era stato rubato poco prima. Mio figlio era rientrato dal lavoro in porto e lo aveva parcheggiato verso mezzanotte fra via Traversa e scali del Pesce, vicino casa, in Venezia. Alle 3,45 era ancora lì, così mi hanno detto alcune persone che conosco, poi qualcuno lo ha portato via. E poco dopo c’è stato l’incidente».

Non aveva ancora fatto in tempo a denunciarne il furto.

«No, perché è successo tutto in pochissimo tempo. Quando mi hanno telefonato si erano già schiantati sugli scali delle Cantine».

In che condizioni è ora il mezzo?

«L’ho visto. Le carene sono rovinate, la mascherina anteriore nera è rotta e non so nemmeno se ci sia ancora. È un Honda Sh che magari non sarà nuovo, ma era tenuto bene. Solo per sistemarlo credo che ci vorranno almeno mille euro. Ma forse dovrò ricomprarlo».

E nel frattempo il mezzo resta sotto sequestro.

«Esatto. Non so nemmeno quando potrò riaverlo. Intanto io sono senza scooter e devo aspettare i tempi delle indagini».

Lei ha deciso anche di rivolgersi a un avvocato. Perché?

«Così mi è stato consigliato. Conviene avere un avvocato che segua la vicenda, visto che è stata danneggiata la spalletta ed è rimasta ferita la persona trasportata. Ma significa spendere altri soldi, e non è giusto».

Quanto teme di dover sborsare?

«Fra legale e tutto il resto potrei arrivare anche a duemila euro. E magari poi dover sistemare il motorino o addirittura comprarne un altro, se non dovesse convenire ripararlo».

Qual è la sua preoccupazione più grande?

«Che alla fine mi ritrovi a pagare per una cosa che non dipende da me. Lo scooter me l’hanno rubato e adesso ho paura di ulteriori spese impreviste. Se, per esempio, il Comune mi dicesse che bisogna risarcire le spese per rimettere a posto la spalletta contro cui si sono schiantati? Io non c’entro niente, eppure mi ritrovo coinvolta».

Si sente poco tutelata?

«Non esiste tutela in questi casi. È questa la cosa che mi fa più rabbia. Dovrei essere io la persona tutelata, perché sono la vittima del furto. Invece mi sembra una situazione assurda: altri fanno quello che vogliono e io devo preoccuparmi delle conseguenze».

Domenica scorsa era il suo primo giorno di ferie.

«Sì. Ho passato tutta la giornata fra forze dell’ordine, telefonate, pratiche e chiarimenti. Altro che ferie. Da quel giorno mi sveglio con la paura di dover pagare migliaia di euro».

Ha saputo qualcosa delle persone coinvolte nell’incidente?

«Praticamente nulla. Non si sa neanche con certezza chi siano, visto che non avevano i documenti».

Una di loro è ferita in modo grave.

«Non so niente, in una situazione normale mi vorrei sincerare delle sue condizioni di salute e andarlo a trovare. Ma in questo caso no. Mi dà noia la violenza, la maleducazione e il fatto che qualcuno pensi di potersi appropriare delle cose degli altri. Noi lavoriamo, facciamo sacrifici per comprare quello che abbiamo e poi basta un attimo perché qualcuno distrugga tutto. La cosa che fa più male è proprio questa: oggi mi ritrovo in questa situazione non per colpa mia, ma per colpa di altri. E, oltre al danno, rischio anche di dover sostenere tutte le spese».

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