Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Schiaffi alla mamma per il cellulare tolto, lo psicologo: «Proibirli spesso genera reazioni violentissime» – I consigli ai genitori

di Stefano Taglione
Lo psicologo clinico Lauro Mengheri
Lo psicologo clinico Lauro Mengheri

Lauro Mengheri dopo il caso di Livorno: «Bisogna educare a limitarne l’uso, possono alterare lo sviluppo». Divieto sotto i cinque anni: «A lungo andare provocano deficit importanti». Il rilascio e il consumo eccessivo di dopamina, ecco come funziona e perché la dipendenza da social è un grande problema

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «La dipendenza da smartphone è sempre più concreta, tanto che il Servizio sanitario nazionale se ne sta già occupando. I social alterano i meccanismi della ricompensa e quando viene tolta quella gratificazione possono emergere reazioni di rabbia anche molto forti. Quando stai collegato, ricevi le notifiche o scorri le “Stories”, il rilascio di dopamina è elevato, ma lo è anche il consumo quando smetti. Quindi riprendi in mano il telefonino e sei contento anche solo se lo tocchi. Non mi stupisce quello che è accaduto, mi colpisce che il protagonista abbia solo 12 anni».

L'episodio avvenuto ad Ardenza, dove un ragazzino ha schiaffeggiato la madre dopo che gli aveva tolto il cellulare, riaccende il dibattito sul rapporto fra giovanissimi e tecnologia. Un uso sempre più precoce e senza regole, che secondo gli esperti può favorire comportamenti compulsivi e incidere sullo sviluppo. A parlare è Lauro Mengheri, psicologo clinico, laureato all’Università “La Sapienza” di Roma, dello "Studio Verbavoglio” e già presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana.

Dottor Mengheri, l’episodio avvenuto ad Ardenza rappresenta l’ennesimo campanello di allarme nel rapporto figli-genitori sull’uso prolungato di smartphone e social.

«Il tema dei dispositivi digitali è oggi uno dei più rilevanti dal punto di vista sociale e della salute mentale. Un utilizzo prolungato dello smartphone e, più in generale, dei video e dei social , altera i meccanismi della ricompensa. È un dato ormai consolidato dalla ricerca scientifica. Si sviluppano forme di dipendenza e aumenta quella che viene definita “ansia da notifica”».

Di cosa si tratta?

«Ogni notifica, ogni “Mi piace”, ogni nuovo contenuto rilascia dopamina, il neurotrasmettitore legato alla gratificazione. Il problema è che questo effetto dura poco. Quando ci si ferma subentra una sensazione di vuoto e nasce il bisogno di riprendere in mano il cellulare. Anche il semplice gesto di tenerlo o sbloccarlo produce una sensazione di piacere. Da qui derivano i comportamenti compulsivi».

Quali sono le conseguenze?

«Sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione, deficit dell’attenzione e disturbi del sonno sono fra gli effetti osservati più frequentemente».

Nel caso del dodicenne si può parlare di dipendenza?

«Sul singolo episodio non si possono esprimere giudizi. Se però la ricostruzione corrisponde ai fatti, possiamo ipotizzare che il divieto abbia provocato una reazione emotiva intensa. Le dipendenze comportamentali, quelle senza sostanze, esistono già. A livello internazionale si parla da tempo di dipendenza da smartphone, anche se manca uno specifico codice diagnostico. Credo che venga riconosciuta ufficialmente in futuro».

Lei se ne occupava già molti anni fa.

«Sì. Della dipendenza da Internet scrivevo nei primi anni Duemila insieme all’allora direttore del SerT di Livorno. All’epoca sembrava un tema di nicchia e le ricerche esistevano solo negli Stati Uniti. Oggi nessuno mette più in dubbio che possa diventare un problema clinico. Trent’anni fa accadeva la stessa cosa con il gioco d’azzardo patologico, che oggi viene trattato normalmente dai SerD».

Quanto è difficile per i genitori porre dei limiti?

«Moltissimo. Lo smartphone è sempre nelle mani degli adulti. Lo usano i genitori, lo usano i fratelli maggiori. È difficile dire a un figlio di non fare qualcosa che facciamo continuamente noi. È come fumare un pacchetto di sigarette al giorno e pretendere che i figli non fumino».

A quale età lo darebbe ai ragazzi?

«Personalmente non lo darei prima dei 14 anni. Naturalmente servirebbero studi ancora più approfonditi per stabilire un limite preciso, ma sappiamo che la corteccia prefrontale, cioè l’area del cervello che controlla gli impulsi, completa il proprio sviluppo intorno ai 20 anni. Un utilizzo eccessivo dello smartphone può interferire con questo percorso».

Che cosa manca oggi?

«Una vera educazione digitale. Andrebbe strutturata nelle scuole in modo stabile e non “a spot”. E ritengo che gli smartphone dovrebbero essere banditi dalle scuole».

Eppure molte comunicazioni scolastiche passano proprio lì.

«Ed è la grande contraddizione. Le piattaforme vengono usate per consultare voti, comunicazioni e registro. Così è la scuola stessa a chiedere agli studenti di usare il cellulare, mentre dovrebbe insegnare a limitarne l’uso».

Che cosa le raccontano i genitori che arrivano nel suo studio?

«La prima cosa che riferiscono è quasi sempre la stessa: le reazioni rabbiose dei figli quando viene limitato o vietato l’uso dello smartphone. Per questo serve una formazione seria a un utilizzo sano della tecnologia, limitando soprattutto i social, perché sono loro il vero motore della dipendenza. Lo smartphone è soltanto lo strumento. Quando i telefoni servivano esclusivamente per chiamare o mandare qualche sms, il problema non esisteva. Oggi tutto ruota attorno ai social, che sono costruiti proprio per trattenere gli utenti il più a lungo possibile».

Ci sono rischi anche per i bambini più piccoli?

«Sì. Una ricerca dimostra in particolare che nei bambini fra i due e i cinque anni un utilizzo superiore alle tre ore quotidiane è associato, negli anni successivi, a un bagaglio lessicale più povero e a una minore capacità di memorizzazione rispetto ai coetanei che non utilizzano questi dispositivi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Fiamme

Incendio sul Monte Serra, sette ore di lotta col fuoco poi l’annuncio: «Ce l’abbiamo fatta»

di Redazione web
80 Vespa