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Livorno

La testimonianza

Livorno e la guerra fra bande, la titolare dell'Arkan Food: «Ho avuto paura di morire»

di Stefano Taglione
L'Arkan Food di scali delle Cantine
L'Arkan Food di scali delle Cantine

La donna è rimasta ferita nell’assalto con machete e spray urticante al peperoncino da parte di due esponenti del gruppo dei "Salesiani"

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LIVORNO. «Ho visto un uomo col casco entrare nel locale e subito dopo un altro, molto grosso, con un machete in mano. È stato tutto velocissimo. Ho avuto paura di morire». Nelle parole della titolare dell’Arkan Food c’è tutto il terrore vissuto nel pomeriggio del 15 giugno scorso, quando il ristorante è stato preso d’assalto da Mohamed Ennaceur Hamdi e Wael Ben Naceur, poi arrestati.

Per loro, lunedì 6 luglio, nel carcere delle Sughere si terrà l’interrogatorio di garanzia. Pochi secondi sufficienti a trasformare un pomeriggio di lavoro in un incubo. Le testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra mobile e del nucleo investigativo dei carabinieri ricostruiscono i momenti di caos che, secondo l’accusa, sarebbero sfociati in rapina. «Ho provato a intervenire – le sue parole – ma mi sono tagliata. Mio suocero ha cercato di difendersi alzando il braccio ed è stato colpito mentre il machete infrangeva la porta di vetro».

Secondo il suo racconto, i due avrebbero tentato di raggiungere il registratore di cassa, ma la reazione dei presenti e le grida con cui chiedeva di chiamare la polizia li avrebbero costretti a fuggire dopo pochissimi secondi. La donna ha spiegato agli investigatori di conoscere di vista i due aggressori perché frequentavano il locale già prima che lei ne rilevasse la gestione. Davanti agli agenti li ha poi riconosciuti senza esitazione nelle fotografie mostratele. Nell’ordinanza di custodia cautelare emerge anche un particolare ritenuto significativo dagli investigatori. La ristoratrice ha infatti raccontato che, il giorno successivo all’assalto, mentre si trovava in questura insieme ai suoceri per consegnare la documentazione sanitaria relativa alle ferite, avrebbe visto Hamdi arrivare accompagnato dalla polizia. In quel momento, secondo quanto dichiarato, lui l’avrebbe insultata e minacciata in dialetto tunisino attraverso il vetro degli uffici. «Ho molta paura, perché sono persone che non hanno scrupoli».

A opporsi agli aggressori sarebbe poi stato anche un cliente del ristorante e amico dei gestori. Ai poliziotti ha raccontato di essere seduto a tavola insieme ai cognati quando ha sentito il rumore del vetro infrangersi. Ha visto Ennaceur entrare impugnando il machete e Ben Naceur con un casco integrale e una bomboletta di spray urticante. «Mi sono lanciato su Wael, l’ho preso per il collo e gli ho tolto il casco. Poi Ennaceur mi ha colpito con il machete alla schiena. A quel punto hanno spruzzato lo spray in tutto il locale e non riuscivamo più a respirare».

Solo dopo aver aperto le finestre della cucina per far uscire il gas i presenti sarebbero riusciti a riprendersi. La reazione dei clienti e del personale avrebbe impedito ai due di impossessarsi dell’incasso, provocando anche il ferimento al volto di Ben Naceur durante il parapiglia. Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere i due cittadini tunisini a capo – secondo l’accusa – della banda dei “Salesiani”, il giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno sottolinea infine come la versione fornita successivamente da Wael Ben Naceur ai carabinieri – che si era presentato come vittima di un’aggressione all’Arkan Food – sia ritenuta incompatibile con le testimonianze raccolte e con gli altri elementi investigativi acquisiti, che descrivono invece un tentativo di rapina degenerato in un violento scontro all’interno del ristorante degli scali delle Cantine, accanto a piazza Garibaldi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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