Livorno, un pezzo di tubo di ferro rotto ha ferito gravemente il bambino ai Pancaldi
L’undicenne stava giocando a nascondino quando è scivolato nel “canaletto” fra lo stabilimento balneare e il lungomare
LIVORNO. Un pezzo di tubo rotto, vicino a un giunto, proprio sotto una banchina dei Pancaldi. Siamo alle spalle dello stabilimento balneare di viale Italia, dove sorgono le cabine e scorre il “canaletto” che divide il bagno dal lungomare. È qui che nei giorni scorsi un bambino di 11 anni, mentre di sera giocava a nascondino con gli amichetti, è caduto in mare procurandosi una gravissima ferita fra il ginocchio e l’inguine. «Pochi centimetri e poteva morire», le parole del padre, ancora sotto choc dopo l’accaduto.
Mentre scivolava nell’acqua – che in quel punto è per fortuna bassa, anche se “nasconde” dei calcinacci sul fondale – è rimasto infilzato nella tubazione ed è poi stato salvato da un cliente della struttura, Davide Cecchi, che senza perdere tempo e intuendo la gravità della situazione si è tuffato e lo ha riportato in superficie, consentendo poi il trasporto in sicurezza all’ospedale con un’ambulanza della Svs giunta dopo la chiamata al 112 dei testimoni oculari. «Lui era in acqua, spaventato e dolorante, chiamava sua madre, gridava “Non voglio morire”. Io ho cercato di rasserenarlo: “Guarda, amore, non succede niente, ti tolgo dall’acqua altrimenti rischi un’infezione”. Poi, tirandolo su – ricorda – ho scoperto questo grosso taglio all’interno della coscia e mi sono raccomandato con chi era in zona di chiamare un’ambulanza con il medico a bordo. Il suo sangue era nero: ho chiesto una cintura per cercare di arrestare l’emorragia e me l’hanno data. Lui, nel frattempo, continuava a chiamare sua madre. Gli altri bambini sono poi andati a chiamarla e io l’ho fatta venire per tranquillizzarlo. Poi è arrivato il babbo e insieme a lui abbiamo parlato con il bimbo per metterlo un po’ a suo agio, per non fargli perdere i sensi, parlando di sport e quant’altro. Alla fine lo abbiamo avvicinato ai soccorritori, che erano arrivati con l’ambulanza».
Il tubo in questione, che porta l’acqua dalla conduttura idrica generale allo stabilimento, è fissato in orizzontale fra la banchina e il “canaletto”, sporgente di qualche centimetro nel vuoto. Scivolando in mare, purtroppo, il bambino lo ha urtato con una gamba, rimanendo appunto infilzato all’altezza della coscia. Ora è stato messo in sicurezza e da lì, neanche per sbaglio, non si può più passare. La dirigenza dello stabilimento balneare, naturalmente, è stato subito interessata da quanto successo. Anche perché le conseguenze potevano veramente essere ancora più tragiche. «So che i bambini stavano giocando – le parole del patron Giorgio Bonaventura – ed era sera, quindi magari non hanno visto bene cosa c’era. Quel punto è fuori dallo stabilimento, all’esterno, oltre la banchina. Mio figlio è comunque subito intervenuto».
L’augurio, di tutti, è che la vita del piccolo possa presto tornare alla normalità. Nel frattempo prosegue la riabilitazione: ogni cinque giorni si reca nel reparto di ortopedia dell’ospedale per medicare la profonda ferita, che presentava «tre strati di pelle lesionati ed è stato necessario applicare un centinaio di punti – sottolinea il babbo – ma sul numero esatto potrei sbagliarmi, visto che non ho ancora avuto modo di prendere visione della cartella clinica, che naturalmente ho richiesto». Il genitore poi farà i passi che riterrà opportuni nei confronti dello stabilimento balneare, di cui è cliente. Cliente come Davide Cecchi, il giovane che ha salvato l’undicenne. Intanto, però, «devo pensare a mio figlio. Voglio che si riprenda, sta iniziando pian piano a camminare, a piccoli passi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
