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Livorno

La sentenza

Livorno, esasperati da anni di infiltrazioni: il vicino li risarcirà (solo in parte)

di Stefano Taglione
Alcune infiltrazioni d'acqua (foto d'archivio)
Alcune infiltrazioni d'acqua (foto d'archivio)

La coppia di Vicarello aveva chiesto 50mila euro di indennizzo per le macchie di umidità sulle pareti: ne ha ottenuti seimila. Ecco cosa ha deciso il giudice civile

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COLLESALVETTI. Per anni hanno convissuto con macchie di umidità, infiltrazioni d’acqua e muffa nella propria abitazione, fino a decidere di portare il vicino – un quarantasettenne romano che abita a Vicarello – davanti al tribunale civile. Una causa complessa, che intrecciava lavori sulle parti comuni dell’edificio, danni all’appartamento e perfino la presunta perdita della possibilità di usufruire dei bonus edilizi introdotti durante la pandemia.

Ora è arrivata la sentenza del giudice Marco Sacquegna: i proprietari dell’appartamento di Vicarello acquistato nel 2018 – moglie e marito: lui quarantunenne e lei trentasettenne, entrambi campani – sostenevano che le infiltrazioni fossero causate sia dal tetto sia dal balcone della casa sovrastante. Per questo avevano chiesto la condanna del vicino al pagamento di oltre 49mila euro per il rifacimento della copertura, altri 2.456 euro per il terrazzo, quasi seimila per i danni interni all’appartamento, oltre al risarcimento del cosiddetto danno esistenziale e della perdita della possibilità di accedere ai bonus fiscali previsti dal Decreto rilancio. La consulenza tecnica ha accertato che le infiltrazioni avevano due origini distinte.

Da una parte, nel vano scale, l’acqua penetrava dal tetto a causa di alcune tegole danneggiate e della mancata impermeabilizzazione nella zona di passaggio del palo dell’antenna televisiva. Dall’altra, le infiltrazioni nella cucina, nel soggiorno e lungo la facciata erano invece riconducibili ai difetti di impermeabilizzazione del balcone sovrastante. Il giudice ha però distinto nettamente i due aspetti della controversia legale. Tutte le richieste riguardanti le parti comuni dell’edificio, compresa quella relativa alla perdita del Superbonus, sono state dichiarate inammissibili.

Secondo il tribunale, trattandosi di un cosiddetto “condominio minimo”, prima di avviare una causa civile sarebbe stato necessario seguire il «procedimento di volontaria giurisdizione destinato a risolvere i contrasti tra comproprietari nella gestione dei beni comuni». Diverso il discorso per i danni subiti direttamente all’interno dell’abitazione. Su questo punto il tribunale ha ritenuto fondate le richieste della coppia, riconoscendo che le infiltrazioni provenivano dal balcone del quarantasettenne e condannando quest’ultimo a pagare 6.485 euro, oltre all’Iva, quale risarcimento per gli interventi necessari al ripristino dei locali danneggiati. Respinta invece la richiesta di un ulteriore indennizzo per il danno esistenziale.

Secondo il giudice, questa voce è rimasta priva di una specifica dimostrazione e risulta «assorbita dall’importo già riconosciuto per i danni materiali», si legge nella pronuncia. La sentenza dispone inoltre la compensazione integrale delle spese legali, ritenendo che vi sia stata una reciproca soccombenza e sottolineando la particolare complessità processuale della vicenda, caratterizzata anche da diversi passaggi tra contenzioso e volontaria giurisdizione. Le spese della consulenza tecnica d’ufficio restano invece a carico di tutti gli inquilini. «Il giudice – spiega l’avvocato Danilo Adoncecchi, che ha difeso il vicino di casa chiamato in causa dalla coppia campana – ha pronunciato una sentenza a mio avviso esemplare e di non facile stesura data la complessità delle questioni procedurali e rispetto alle quali ha accolto tutte le nostre eccezioni».

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