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La guerra in Iran limita i container, ma non nel porto di Livorno

di Maurizio Campogiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Dai dati diffusi dal centro studi di Fedespedi emerge un calo di oltre il 4,5% per quanto riguarda la movimentazione dei contenitori negli scali marittimi italiani

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LIVORNO. L’onda lunga del conflitto in Iran inizia a raggiungere anche l’Italia. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dal Centro Studi di Fedespedi, la Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali, in occasione dell’annuale Assemblea Pubblica tenutasi quest’anno a Genova, presso il Palazzo della Borsa in occasione dell’ottantesimo anniversario della Federazione.

Si è trattato di un appuntamento che ha riunito vertici del settore, istituzioni e alcuni dei principali stakeholder della logistica per riflettere sul ruolo delle imprese di spedizioni internazionali in uno scenario globale in profonda trasformazione. Quest’anno l’Assemblea Pubblica, dal titolo “Da 80 anni il filo che ci unisce”, è stata l'occasione per celebrare otto decenni di storia industriale, fatta di imprese familiari, capacità di adattamento e visione internazionale. 

I dati del settore restituiscono la dimensione attuale del comparto delle spedizioni internazionali in Italia: una rete di circa 1.650 imprese, con un fatturato aggregato di 24,9 miliardi di euro e oltre 60.000 addetti: numeri che descrivono il valore di un settore strategico per i processi di movimentazione delle merci e di supporto agli scambi internazionali.

«Le imprese di spedizioni rappresentano un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del commercio internazionale», ha dichiarato Alessandro Pitto, Presidente di Fedespedi. «I dati presentati oggi mostrano gli effetti delle tensioni geopolitiche sui traffici globali, ma anche la resilienza di un settore abituato a operare in contesti in continua trasformazione». 

Proprio nel corso dell’Assemblea Pubblica, sono stati presentati i nuovi dati del Centro Studi di Fedespedi sui traffici import-export e sulla movimentazione portuale e aeroportuale relativi al primo trimestre 2026. Le analisi evidenziano i primi effetti delle tensioni internazionali sui flussi di merci verso l’Italia e delineano il possibile sviluppo di nuove direttrici commerciali. Nel primo trimestre del 2026 la movimentazione di container nei porti italiani ha registrato una flessione del 4.6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il rallentamento si concentra in particolare sul versante adriatico, e investe anche alcuni scali tirrenici, ma non Livorno.

Il dato italiano va contestualizzato nell’ambito delle dinamiche riscontrate nel Mediterraneo, dove crescono complessivamente i traffici di transhipment – come Port Said Suez Canal (+48,2%), Algeciras (+9.3%) – tengono sostanzialmente i porti spagnoli del Mediterraneo occidentale più vicini allo sbocco di Gibilterra – Barcellona (-1,8%) e Valencia (+1,3%)- ,e registrano un calo i porti del Mediterraneo centrale, compreso il Pireo (-5,7%). Fa da contraltare la crescita dei porti turchi, in particolare di Mersin spinta dalla ricerca di alternative mare-gomma alla chiusura dello stretto di Hormuz. La contrazione dei volumi container appare dunque un fenomeno specifico del sistema portuale nazionale, in un contesto in cui l’export italiano continua a crescere, sia pure a un ritmo più contenuto (+1,3% nel primo trimestre, contro il +3,3% registrato nel 2025).

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