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Livorno, è morto Bruno Romanacci: addio allo storico ristoratore del “Varco” – Il ricordo del figlio

di Stefano Taglione

	Romanacci e il suo locale 
Romanacci e il suo locale 

Figura storica della ristorazione livornese, ha trascorso quasi quarant’anni dietro al bancone del locale di via Galvani, diventando un punto di riferimento per generazioni di portuali e per tutta la comunità

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LIVORNO. Per 38 anni è stato il volto del bar-ristorante “Il Varco” di via Galvani, un luogo che per migliaia di lavoratori del porto – «tre generazioni», dice il figlio – è stato molto più di una semplice trattoria. È morto a 79 anni Bruno Romanacci, storico ristoratore livornese che dal 1988 fino al settembre 2025 ha guidato l’attività diventata nel tempo un punto di riferimento per la città. La tragica notizia nella giornata di domenica 7 giugno.

Il ricordo del figlio Luca

A ricordarlo il figlio Luca, che parla del padre come una persona che ha dedicato gran parte della propria vita al lavoro e al rapporto con i clienti. «Viveva per quel posto – racconta –. Ha lavorato fino all’estate scorsa, affrontando per anni turni massacranti che iniziavano alle cinque del mattino e terminavano poco prima di cena».

Un rapporto speciale con i clienti

Dietro al bancone, tra il bar e la sala, Romanacci era una presenza costante. Ma soprattutto era una persona capace di instaurare un rapporto speciale con chi frequentava il locale. «Essendo un ambiente familiare e molto informale – prosegue Luca – con tanti clienti si andava oltre il semplice rapporto commerciale. Spesso nasceva una vera amicizia. Mio padre era un pozzo di cultura».

Le passioni: libri e calcio

Una passione, quella per la lettura, che lo ha accompagnato per tutta la vita. Nella sua casa sono conservati oltre cinquemila libri, testimonianza di una curiosità intellettuale mai venuta meno. Tra le sue passioni anche il calcio. Tifosissimo della Juventus, aveva ereditato l’amore per il pallone dal padre, che invece era fan del Bologna. «Ogni tanto siamo riusciti a portarlo anche a vedere il Livorno – sorride il figlio –. Avremmo voluto guardare insieme la finale del Roland Garros tra Flavio Cobolli e Alexander Zverev».

La malattia e il ricovero

Il ristoratore lo scorso febbraio era stato ricoverato per un tumore. Nessuno immaginava che l’evoluzione della malattia potesse essere così rapida. «È rimasto lucido fino alla fine», raccontano i familiari. Romanacci è morto nel reparto di chirurgia dell’ospedale. La famiglia vuole ringraziare i sanitari che lo hanno assistito. «Vorrei ringraziare medici, infermieri e tutto il personale del sesto secondo padiglione. Lo hanno curato benissimo, sia dal punto di vista umano che professionale, soprattutto nella mente. Sono stati davvero degli angeli».

La famiglia

Accanto a lui fino all’ultimo la moglie Lina Dolo, con la quale avrebbe festeggiato a ottobre 58 anni di matrimonio, e i figli Luca e Marco.

Una vita prima della ristorazione

Prima di diventare ristoratore, Romanacci aveva intrapreso una strada diversa. Dopo essere cresciuto a Livorno si era trasferito a Reggio Emilia, dove aveva gestito un’azienda di maglieria nel settore della moda. Nell’87 il ritorno nella sua città e l’inizio di una nuova avventura imprenditoriale con l’apertura del ristorante ai Bagni Florida di Tirrenia. L’anno successivo l’approdo al “Varco”, destinato a diventare la sua seconda casa.

Un punto di riferimento per tre generazioni

In quasi quattro decenni di attività, il locale è stato frequentato da migliaia di lavoratori. «Tre generazioni di portuali sono passate da lui», sottolinea il figlio. Un via vai continuo di persone che si sono date il cambio nel corso degli anni e che hanno trovato lì non solo un posto dove mangiare, ma anche un ambiente familiare, fatto di chiacchiere, confronti e amicizie.

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