Livorno riabbraccia il suo Museo Fattori: il 10 luglio si inaugura. Dentro anche Cappiello - Le novità
Il genio della Macchia e il padre della pubblicità: sarà un nuovo allestimento inclusivo dal taglio europeo
LIVORNO Il grande restyling. Un taglio del nastro che suona come restituire a Livorno un museo di livello internazionale (per un artista di fama planetaria) all’interno della meraviglia architettonica ottocentesca di Villa Mimbelli. Tutto all’insegna di spazi inclusivi, moderni, valorizzando la collezione permanente tramite un nuovo percorso di visita italiano-inglese e un'illuminazione rinnovata. Il 10 luglio torneranno ad aprirsi le porte del Museo civico Fattori, a due passi dal mare.
Si celebra il genio della Macchia di via della Coroncina (al tempo, il 6 settembre 1825 quando lui nacque era via del Monte) che “aveva nelle vene il sangue strafottente livornese” con un nuovo allestimento aggiornato, che andrà a braccetto con un altro immenso concittadino livornese, Leonetto Cappiello nato il 18 aprile del 1875 in via Ricasoli.
Al padre del manifesto pubblicitario, all’indiscusso protagonista della scena parigina e mondiale di fine Ottocento sarà dedicata una sala. «A colui che ha trasformato la comunicazione in emozione», ne parla con grande entusiasmo l’assessora alla Cultura Angela Rafanelli. Che ringrazia Simone Nannipieri, presidente del Leonetto Cappiello international center for Arts (Lcica) per la collaborazione in quella che sarà la sala dedicata al “Caso Cappiello esploso a Parigi”.
«Avremo in esposizione nel nuovo Museo Fattori anche “Signora in un interno” il primo quadro con cui Cappiello, 16enne, esordisce all’esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Firenze del 1891: impara da autodidatta, seguendo i consigli di alcuni amici pittori, sempre suoi e nostri concittadini tra cui i Tommasi e Plinio Nomellini».
Il “Fattori” che verrà
La riapertura arriva dopo la grande mostra dedicata a Fattori realizzata nel 2025, in occasione del bicentenario della nascita del maestro. È proprio da quell’esperienza che nasce il nuovo allestimento: un percorso ripensato, più leggibile, che restituisce forza e continuità alla collezione permanente. Il nuovo progetto ordina la collezione in modo cronologico e concettuale, permettendo di seguire l'evoluzione della pittura macchiaiola.
Si parte dalle prime sperimentazioni e dai legami con la scuola del Caffè Michelangiolo a Firenze. Si attraversa il cuore della produzione di Giovanni Fattori. Tra le opere più rappresentative conservate nel museo si incontrano scene di vita militare e quotidiana come Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, La libecciata e Mandrie maremmane.
Non manca il Fattori incisore, con una selezione di acqueforti che raccontano lo stesso mondo di contadini, animali e paesaggi già esplorato sulla tela. Fino agli sviluppi del post-macchianesimo e della scuola labronica. Il Museo conserva di Fattori, oltre a 217 disegni, 156 acqueforti, 7 litografie, 1 taccuino, 2 carteggi, 35 documenti, 9 oggetti, 22 dipinti. Altra importante novità è la rivoluzione del sistema di illuminazione, con tecnologie Led di ultima generazione, per far risaltare la brillantezza originaria dei pigmenti. E ancora una nuova palette cromatica per le pareti delle sale, pensata per creare uno sfondo neutro ma profondo, capace di far "emergere" i quadri senza entrare in contrasto con le sfarzose decorazioni e gli affreschi originali delle sale di Villa Mimbelli. I dettagli più tecnici su come cambierà il percorso espositivo (l'ordinamento cronologico-concettuale al posto di quello per donazioni, le pareti a sfondo neutro e i nuovi fari a Led per esaltare i contrasti della "macchia") sono descritti nei lanci e nelle recensioni delle riviste di settore, tra le più autorevoli Il Giornale dell'Arte che fa un servizio proprio sul restyling del nostro Museo Fattori lo scorso maggio.
Novità Cappiello
«L’associazione - afferma Nannipieri - ha messo a disposizione parte della propria collezione per contribuire alla valorizzazione delle nuove sale del Museo civico Giovanni Fattori dedicate a Leonetto Cappiello, confermando la volontà di collaborare concretamente con le istituzioni cittadine per rendere questo patrimonio sempre più accessibile, conosciuto e vivo». Tra le opere e i materiali originali messi a disposizione (nelle immagini a sinistra) il biglietto da visita di Leonetto Cappiello (periodo parigino, primi del ’900). È una chicca, un elemento d'archivio raro e inedito. E ancora la scatola originale "Le Thermogène" (1910-1920): è la prova tangibile della rivoluzione comunicativa di Cappiello, dimostra che è stato uno dei primi artisti a curare l'immagine coordinata di un prodotto, dal grande formato al packaging.
E ancora il manifesto pubblicitario di inizi ’900 per Cirio: da una lattina aperta esce una voluttuosa composizione di donna danzante con frutta e verdura. Oppure l’Arlecchino delle caramelle Venchi. Manifesti che hanno fatto storia.
L’unione di intenti per dare il meglio. «Quello che mettiamo a disposizione della nostra collezione - va avanti - sono bozzetti, tavole, biglietti da visita, articoli e riviste tutte tra la fine dell’ 800 e gli anni ’40 del ’900», ancora Nannipieri. Nel 1958, la città di Livorno ha reso omaggio al suo pittore e famoso pioniere nell’arte del poster, dedicandogli una piazza all’Ardenza: tanto su di lui ha scritto il critico e collezionista Samuel Sondak. Il suo contributo principale su Leonetto Cappiello è il noto saggio “Leonetto Cappiello pittore e pioniere del poster”.l
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