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Da Livorno il nonno a pedali punta alla Norvegia: «Quando mi stanco torno a casa»

di Franco Marianelli
Da Livorno il nonno a pedali punta alla Norvegia: «Quando mi stanco torno a casa»

Il 76enne Alberto Giacomelli è partito in bici da qui il 25 aprile

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LIVORNO «Punto a costeggiare il golfo di Botnia fino a Umea, Skelleftea, Lulea: dopo circa 130 chilometri con confine con la Finlandia c’è una strada che punta al nord. L’idea è di fare quella fino in Norvegia». Ecco Alberto Giacomelli, il cicloamatore di 76 anni partito da Livorno un mese fa per raggiungere il Baltico e poi sempre più su. Adesso è a Gavle, una città a nord di Stoccolma: è in sella alla sua bici.

Si punta a nord. «Ho ben due persone da salutare in Svezia, in due città diverse, una è un’amica di mio figlio, l’altro un fratello di un mio amico. Dallo scorso 25 aprile, giorno nel quale Alberto ha salutato amici e parenti dal Bar Aurelia, davanti al cimitero della Misericordia, ne ha fatti di chilometri».

Una media di circa 80 al giorno, la sua. Qualche di più, qualche giorno di meno. «Prendendola con calma, tanto non ho nessun record da battere - ride al telefono l’atleta che non si ferma davanti all’età - Il percorso è stato semplice: raggiunto il Brennero, poi Austria, Germania sino a Rostock ( ex porto principale della Ddr, la Germania comunista, peraltro città gemellata con la provincia di Livorno sin dagli anni 60) e da lì verso il nord».

Giacomelli racconta al Tirreno il viaggio. «Sta andando tutto bene, per questo non posso che ringraziare tutti i miei amici che hanno curato l’organizzazione di questa mia “pazzia” sino al più piccolo particolare. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta. Dietro di me c’è una costante “sala regia” che non mi lascia mai solo”».

Così si organizza per gli alloggi.

«Prima di partire ho preso contatti con Warm Showers (docce calde) una rete mondiale di contatti tra cicloamatori che permette di individuare nelle varie località un associato che potrebbe darti ospitalità. E ho trovato bellissima gente, dall’Italia alla Germania, che mi ha offerto vitto, alloggio e, appunto, la possibilità di fare una doccia calda. L’amico più gentile l’ho trovato a Bolzano: ero in preda a un momento di disorientamento. Questa persona è venuta prima a recuperarmi nel luogo dove mi trovavo per portarmi dopo a casa sua. L’ho ribattezzato “Gregoretti”, dal nome della motovedetta della Capitaneria di Porto che ai miei tempi assisteva coloro nei guai in mare. Ovviamente – ride ancora – gli ho spiegato l’origine del nome».

Alberto Giacomelli vuol inoltre ricordare ancora il motivo che lo ha portato a scegliere, fra le varie possibilità di impresa sportiva, proprio quella di raggiungere il Baltico e oltre. «Mi sono affacciato sul Baltico per la prima volta tanti anni fa, da giovane, nella città polacca di Danzica. A quell'epoca avevo vinto una borsa di studio all'università di Cracovia, e trovai il modo di arrivare fino a Danzica, vicino al confine tedesco. Ma era pieno inverno e il mare non invitava certo a prendersi troppa confidenza». Ma oggi sta facendo molto di più di allora: intanto perché allora a Danzica sarà arrivato in aereo e oggi sul Baltico in bicicletta, c’è una discreta differenza, poi a quanto dice oggi sta facendo di più in quanto sta pedalando in terra svedese.

«Ho preso questo viaggio con grande filosofia: giunto a Rostock, nelle prime previsioni meta ultima del mio programma, mi sono detto “Mi sento abbastanza bene”. E mi sono imbarcato». Obiettivo ? «E chi lo sa ? Non lo so nemmeno io. Appena stanco mi fermerò. In tutti i casi – è l’ultima risata -sul mio profilo Instagram saprete le notizie in diretta».l
 

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