Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Licenziato col "test del carrello" a Livorno: «La mia dignità calpestata»

di Stefano Taglione
L'interno della Pam di piazza Saragat (foto d'archivio)
L'interno della Pam di piazza Saragat (foto d'archivio)

Tommaso Vivaldi, il quarantacinquenne livornese che ha fatto causa al giudice del lavoro, racconta i mesi dopo l'allontanamento dalla Pam: «Non è bello ritrovarsi a piangere dai genitori»

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LIVORNO. «Dopo 20 anni di lavoro perdere il posto così è un colpo alla mia dignità. Ho sempre fatto il mio dovere, ma oggi mi ritrovo senza quella sicurezza che avevo costruito nel tempo. Non rinnego nulla della mia esperienza in Pam, però voglio che questa vicenda venga valutata con equilibrio e giustizia. Non dimenticherò mai quando, dopo il licenziamento, sono andato dai miei genitori piangendo».

Tommaso Vivaldi, 45 anni, cassiere del supermercato Pam di piazza Saragat, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti dopo il licenziamento col “test del carrello”. L’ex dipendente chiede la reintegrazione. «La dignità non si licenzia», dice.

Vivaldi, come è iniziata questa storia?

«Sono entrato in Pam 20 anni fa. All’inizio il lavoro era più semplice: passavi gli oggetti, salutavi il cliente e finiva lì. Oggi invece ci sono almeno 30 procedure in più da seguire, controlli continui, regole e responsabilità. Ma io ho sempre lavorato con dedizione».

Che cosa è successo quel 4 ottobre 2025, il giorno del test?

«Mi sono trovato davanti a quello che loro chiamano un test interno. Era una situazione costruita apposta, con prodotti nascosti. C’era molta tensione. Io non ho superato la prova e da lì è partito tutto».

Si aspettava il licenziamento?

«No. Pensavo che un errore potesse portare a un richiamo, non immaginavo certo al licenziamento».

Come ha vissuto quel momento?

«Perdere il lavoro a 45 anni è terribile. Però oggi provo a guardare avanti. Ma questa vicenda non cancella quello che ho fatto in questi 20 anni».

Tornerebbe a lavorare in Pam se la pronuncia fosse favorevole?

«Non ci tornerei volentieri dal punto di vista umano, però bisogna andare avanti. Vorrei tornare a lavorare soprattutto per una soddisfazione personale. Sarebbe un po’ come Davide contro Golia».

Ha fiducia nella causa avviata al tribunale del lavoro?

«Ho fiducia nel mio avvocato Marco Guercio e nei sindacati. Mi auguro che i miei 20 anni di servizio vengano considerati con equilibrio e giustizia».

Che rapporto aveva con l’azienda?

«Pam mi ha dato tanto. Ho avuto soddisfazioni, esperienza e crescita professionale. Non rinnego nulla. Però oggi mi è stata tolta la sicurezza che avevo costruito».

Cosa le dà forza adesso?

«La mia famiglia, le persone che mi stanno vicino e il fatto di sapere di avere sempre lavorato con serietà. Questo mi aiuta a voltare pagina e a ripartire».

C’è una riflessione che sente di fare guardando ai più giovani?

«Sì e mi pongo una domanda: se dopo 20 anni si può essere licenziati per un test, cosa devono aspettarsi i giovani che entrano oggi nel mondo del lavoro?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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