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Violenza

Livorno, ubriaco riempie di botte la moglie poi minaccia i volontari della Misericordia

di Stefano Taglione
Un'ambulanza della Misericordia di via Verdi (foto d'archivio)
Un'ambulanza della Misericordia di via Verdi (foto d'archivio)

A Shangai è intervenuta la polizia di Stato con le volanti: l’uomo denunciato da un soccorritore. Li ha costretti a uscire dal condominio dicendo che altrimenti li avrebbe picchiati

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LIVORNO. Prima ha riempito di botte sua moglie. Poi, dopo che i vicini preoccupati dalle urla avevano allertato il 112, completamente ubriaco ha minacciato i soccorritori della Misericordia di via Verdi, intervenuti per soccorrere la donna aggredita, costringendoli a rifugiarsi fuori dal condominio in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine. Serata di paura quella di domenica 24 maggio nel rione di Shangai, dove nell’appartamento sono intervenuti i poliziotti con le volanti e la vittima, poi assistita dai volontari della confraternita del centro, è stata trasferita al pronto soccorso.

La denuncia

Su quanto accaduto all’interno delle mura domestiche sono in corso gli accertamenti della Squadra mobile della questura, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, che potrebbero presto anche culminare in un provvedimento restrittivo nei confronti del marito violento, naturalmente se la ricostruzione dovesse poi essere confermata. Agli atti, in ogni caso, si aggiunge la denuncia presentata da un soccorritore dell’equipaggio della Misericordia, che ha querelato l’uomo per il reato di minaccia. «Se non ve ne andate vi picchio», il riassunto delle sue parole. Il suo comportamento aggressivo, prima nei confronti della donna e poi verso i volontari di via Verdi, ha costretto questi ultimi ad attendere l’arrivo delle volanti fuori dal palazzo, visto che rimanendo all’interno del condominio avrebbero rischiato di essere aggrediti. Gli agenti, una volta giunti sul posto, hanno placato la rabbia del marito e consentito ai sanitari di entrare nell’appartamento, soccorrendo la vittima.

Parla il direttore

I volontari sono stati abili nel comprendere la situazione di immediato pericolo, mettendosi in sicurezza. Situazione non semplice, quella che si sono trovati di fronte, dal momento che la scelta si gioca su un filo sottile: assistere la persona bisognosa di soccorso, rischiando di essere aggrediti, o ritardare la presa in carico salvaguardando la propria incolumità? In questo caso, visto che la donna non era per fortuna in gravi condizioni dal punto di vista sanitario, hanno deciso di attendere. Sul tema delle aggressioni durante i soccorsi interviene il direttore della confraternita, Gabriele Vannucci: «Proprio su questo tema – spiega – noi Misericordie, Svs e la Croce rossa siamo stati convocati in prefettura per un primo incontro conoscitivo, poi seguito da un vertice più tecnico in questura. Devo dire che, da quel momento, ci sono state delle migliorie, ma a mio parere dobbiamo continuare a incontrarci per perfezionare e rafforzare questa collaborazione». L’auspicio, secondo gli addetti ai lavori, sarebbe quello di adottare un protocollo con delle linee guida. In casi di pericolo, insomma, avere degli strumenti veloci ed efficaci per fare intervenire prontamente le forze dell’ordine, visto che quando ci sono le chiamate al 112 e vengono inviate le ambulanze, i volontari, medici o infermieri sono i primi ad arrivare, con tutti i rischi che ne conseguono.

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