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Il dibattito

Livorno, dopo le frizioni con le Fs sul piano il Comune apre all’ipotesi ricettiva

di Juna Goti
L’ex stazione San Marco, delle Ferrovie, chiusa ormai da anni
L’ex stazione San Marco, delle Ferrovie, chiusa ormai da anni

Ex stazione San Marco: intanto il complesso chiuso e occupato resta nel degrado. L’area tornata sotto i riflettori dei consiglieri comunali con un atto di Morini e Grassi (gruppo misto Primo Polo)

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LIVORNO. Una premessa è d’obbligo: tutto quello che è stato detto ieri in Comune, nelle commissioni seconda e quarta, guarda al futuro, al possibile. Perché sul presente c’è poco di nuovo da aggiungere: l’ex stazione San Marco, la Leopolda livornese, di proprietà di Ferrovie, resta avvolta dal degrado. Fatta eccezione per alcuni spazi ancora abitati da famiglie di ex ferrovieri, è chiusa da anni, in parte inaccessibile e in parte occupata abusivamente.

La novità sta nelle parole pronunciate ieri in commissione dall’assessora all’urbanistica Silvia Viviani, in risposta all’accorata interpellanza presenta da Andrea Morini e Lucia Grassi (gruppo misto Primo polo) sul degrado della struttura. Nel suo primo intervento l’assessora ha ricordato in modo dettagliato cosa il nuovo Piano operativo comunale ha previsto si possa fare in quell’area, di quasi sei ettari: 8500 metri quadri di superfici edificabili ma da recuperare (riuso), duemila metri di nuova edificazione (con possibilità di fare Ers, edilizia sociale, case a canone calmierato), al massimo 1.500 metri a destinazione commerciale e tremila di direzionale e servizi, più 3.500 metri di aree a verde e 10.500 tra parcheggi e viabilità. L’unica parte vincolata dalla Soprintendenza è la facciata.

Viviani ha ripetuto più volte che il Comune ha fatto questa scelta («residenziale, commerciale e direzionale inseriti in un progetto di alto interesse pubblico») perché il complesso va pensato inserito in un quadro più ampio. Un quadro tanto strategico quanto in realtà da recuperare, prima di metterlo a sistema: la Stazione marittina (che aspetta il rilancio), la Dogana d’acqua, l’area ex Feltrinelli (incastrata nel ko di Edilporto e da anni ridotta a uno scheletro), tutte lì a poche centinaia di metri.

Per l’ex Stazione San Marco, dice l’assessora guardando alla programmazione urbanistica, «ci vuole un piano attuativo che può essere di iniziativa privata (per esempio Ferrovie) o pubblica (anche noi)». Ma: primo, il Comune non ha soldi da metterci, né per recuperarla né tanto meno per comprarla; secondo, «prima di fare un piano attuativo dobbiamo avviare un tavolo di confronto con Ferrovie, coinvolgendo magari anche l’Autorità portuale».

È qui che si scopre che, mentre «c’è un bellissimo progetto di Ferrovie che sta andando avanti per la stazione centrale», sull’ex stazione San Marco e la nuova scheda del Piano operativo ci sono state frizioni. «Dopo l’adozione del Piano operativo – riferisce infatti Viviani – Ferrovie ha presentato un’osservazione, chiedendo un incremento di superficie da destinare a nuova edificazione, da duemila a 12mila metri quadri, e chiedendo di prevedere anche l’uso ricettivo» (per alberghi? residence?), aggiungendo di volersi «svincolare da accordi o intese, in sostanza non è interessata al tavolo». «In quella fase – spiega Viviani – abbiamo deciso di respingere la richiesta», «siamo disponibili a lavorare a un tavolo condiviso per la valorizzazione del complesso, non alla presentazione di un progetto “classico”, anche se capiamo che nel sistema Ferrovie certi compendi hanno anche una voce nel bilancio».

Questo viene detto nel primo intervento, subito dopo ribattono i consiglieri presenti. Carlo Ghiozzi (Lega), per esempio dice: «Capisco che Ferrovie chieda di poterci fare un po’ di più, anche con strutture ricettive, per poi poter investire nel recupero... così ora è una schifezza...».

Il dibattito va avanti e l’assessora apre: «Alcune condizioni – evidenzia nel suo secondo intervento – sono cambiate. Il grosso della pianificazione urbanistica è stata fatta tra il 2021 e il 2023, il mondo era cambiato in quei due anni ed è cambiato dopo. Oggi noi non abbiamo risorse da poter inserire in un progetto che faccia da leva, però un’apertura reciproca tra Comune e Ferrovie per avviare un percorso mi sento di mettercela, pur avendo avuto quella contrapposizione sui numeri». Quindi? Quindi «potrebbe anche andare bene inserire anche una funzione ricettiva vera, strutturata, che porta lavoro, su questo potremmo dare una disponibilità. A fronte di restauro, decoro e di tutto quello che chiediamo, se ne può ragionare». In questo caso «andrebbe attivato un piano di recupero con una variante urbanistica, sotto la responsabilità e il controllo del consiglio comunale».

Viviani ha anche detto che nel frattempo il Comune tenterà per l’ex stazione San Marco la strada degli «usi transitori», in modo da aprire alcuni spazi alla cittadinanza in occasioni specifiche, come fatto per esempio con le Terme del Corallo (che però sono di proprietà del Comune).

Morini e Grassi alla fine hanno fatto sapere che trasformeranno l’atto presentato lunedì 25 maggio in una mozione, in modo da concretizzare queste aperture in consiglio. Nella loro interpellanza hanno evidenziato che l’ex stazione versa da decenni in condizioni di degrado e dal 2008 risulta in vendita: un confronto definito «impietoso» con la stazione Leopolda di Pisa («da tempo restaurata e sede di eventi culturali») e con la Leopolda di Firenze («diventata una location di rilievo per manifestazioni civili e politiche di richiamo nazionale»).

Hanno ricordato anche che «il Gruppo Fermodellistico Livorno aps e l’Associazione Livorno delle Nazioni hanno elaborato e presentato alla giunta comunale, al presidente della Regione e alla direzione generale di Fondazione Fs un progetto di recupero e riuso del complesso che privilegia la vocazione culturale e storica del bene», chiedendo se si pensi di prenderlo in considerazione. Viviani ha risposto che quel progetto «assegna all’intero compendio una funzione museale, arricchita da bookshop, ristorante-caffè aula didattica, auditorium, biblioteca»: «Tutto il compendio avrebbe difficoltà a reggere solo con una funzione», ma è comunque un uso che «può essere compatibile con quanto previsto dal Piano operativo». Non è stato ricordato nel dettaglio, ma nel 2024 era stato risposto no al progetto di un fondo di investimenti immobiliari che aveva previsto anche una galleria commerciale nell’ex stazione. 
 

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