Massarosa, incidente mortale: la vittima è Daniele Faggi, era il titolare di Luana D’Orazio – La dinamica e quel passato impossibile da dimenticare
Ciclista amatoriale di 67 anni, era residente a Montemurlo, ma si trovava in vacanza in Versilia: è morto dopo l’impatto con una Panda bianca guidata da una 59enne
MASSAROSA. Un tonfo sordo. Poi lo stridio dei freni e delle gomme sull’asfalto bollente della carreggiata. Dalla Pasticceria Puccinelli, lungo la via di Montramito a Massarosa (non lontano dal confine con il territorio di Viareggio) i clienti escono fuori, allarmati: in strada c’è un corpo, riverso al suolo. Non si muove. Il casco da ciclista un paio di metri più in là, la bicicletta ribaltata a margine della carreggiata. Qualche decina di metri oltre, ferma dopo la frenata improvvisa, una Fiat Panda bianca con a bordo una donna di 59 anni di Viareggio, di professione Oss all’ospedale Versilia. Secondo le prime testimonianze, a bordo ci sarebbe anche una bambina di due anni: la donna stava andando verso Massarosa, forse per fare rifornimento a un impianto di distribuzione del carburante.
Chi è la vittima
Sono le 9,39 quando la chiamata arriva al numero unico per le emergenze 112. Ma per Daniele Faggi, ciclista amatoriale 67enne di Montemurlo che si trovava in Versilia in questi giorni perché qui ha una seconda casa, non c’è stato niente da fare: a nulla sono serviti i tentativi dei presenti che subito hanno provato a soccorrerlo, così come il successivo intervento del personale sanitario dell’automedica e dell’ambulanza della Croce Verde di Viareggio. In un primo momento viene allertato anche l’elicottero Pegaso 3, che si prepara al decollo dall’elisuperficie di Cinquale, ma ben presto l’intervento viene annullato: l’uomo è morto lì, sull’asfalto della via di Montramito che per questo resta bloccata al traffico per alcune ore.
La testimonianza
«Abbiamo sentito un tonfo sordo ma molto forte – racconta Silvia, soccorritrice volontaria della Croce Verde di Viareggio che ieri mattina si trovava proprio alla Pasticceria Puccinelli al momento dell’incidente e che è stata tra le prime persone a tentare di soccorrere Faggi – siamo subito andati in strada e abbiamo visto quell’uomo steso a terra che non si muoveva. Da volontaria ho provato subito a sentirgli il polso, che era debolissimo, e viste le condizioni in cui si trovava ho capito purtroppo che non ci sarebbe stato niente da fare. Era messo molto male – racconta – di lì a poco sono arrivati anche automedica e ambulanza e hanno provato a fargli il massaggio cardiaco per tentare di rianimarlo, ma come temevo è deceduto dopo pochissimo che l’avevamo trovato e non c’è stato modo di riuscire a salvarlo».
Lo choc della donna alla guida della Panda
Sotto choc la 59enne a bordo della Panda bianca. All’arrivo sul posto della polizia locale di Massarosa – incaricata dei rilievi sull’incidente – la donna ha raccontato la propria versione dei fatti ma, nel ripercorrere l’accaduto, ha accusato un improvviso malore ed è stato necessario per questo il suo trasferimento al pronto soccorso dell’ospedale Versilia per gli opportuni accertamenti medici. La Procura di Lucca ha, come da prassi, aperto un fascicolo per omicidio stradale dando mandato alla polizia locale di Masarosa di ricostruire l’accaduto. Per questo gli agenti coordinati dalla comandante Francesca Papasogli hanno acquisito le immagini delle videocamere di sorveglianza presenti in zona e, soprattutto, raccolto le testimonianze dei presenti.
Dinamica da chiarire
Da una prima ricostruzione, al momento ancora parziale e in fase di accertamento da parte degli inquirenti, Faggi stava percorrendo la via di Montramito in direzione di Viareggio quando avrebbe azzardato una manovra come per invertire la propria direzione con una “svolta a U” e andare a percorrere la corsia di marcia verso Massarosa. Sempre secondo questa ipotesi, al momento ancora sottoposta alle verifiche da parte della polizia locale, sarebbe stato in quel momento che la donna l’avrebbe investito, falciandolo con la parte frontale dell’auto, forse non riuscendo a evitare l’impatto o non accorgendosi della sua presenza.
Complessa è stata l’identificazione dell’uomo: Faggi non aveva infatti documenti con sé nella tuta da cicloamatore che indossava e il suo cellulare si è rotto al momento dell’impatto, particolarmente violento, che l’ha sbalzato sull’asfalto senza lasciargli possibilità di scampo nonostante indossasse i dispositivi di sicurezza come il caschetto.
Chi era Daniele Faggi
In pochi conoscevano il nome di Daniele Faggi prima del 3 maggio 2021. Poi quel nome è rimbalzato più volte sulle cronache perché Faggi era il titolare di fatto dell’Orditura Luana di via Garigliano, a Montemurlo, dove il 3 maggio di cinque anni fa trovò la morte la giovane operaia Luana D’Orazio, stritolata dall’orditoio a cui stava lavorando.
Faggi all’epoca aveva 62 anni e formalmente risultava dipendente dell’azienda, intestata alla moglie Luana Coppini. Di fatto però era lui a mandare avanti l’azienda, circostanza che emerse quasi subito nell’inchiesta per omicidio colposo ordinata dalla Procura. Le indagini accertarono che l’orditoio risultato fatale a Luana D’Orazio era stato manomesso, i dispositivi di sicurezza erano stati disabilitati per accelerare la produzione, accettando il rischio che qualcuno potesse farsi male, come puntualmente accadde.
Il patteggiamento
Faggi venne indagato insieme alla moglie per omicidio colposo e rimozione dolosa dei dispositivi di sicurezza. Teoricamente rischiava una condanna pesante, ma alla fine riuscì a patteggiarne una molto lieve, un anno e sei mesi con la sospensione condizionale, mentre la moglie fu condannata a due anni, anche lei con la sospensione condizionale della pena.
Un patteggiamento che ha lasciato l’amaro in bocca alla madre di Luana, Emma Marrazzo, e non solo a lei. Per mesi la vicenda di Luana era diventata un simbolo di come le cose non dovrebbero andare sui luoghi di lavoro, aveva riempito i giornali e le trasmissioni televisive, la classica montagna che poi, dal punto di vista giudiziario, aveva partorito un topolino.
Nel processo c’era anche un terzo indagato, il manutentore Mario Cusimano, accusato di aver manomesso il macchinario nell’azienda di Faggi e Coppini, ma al termine del processo col rito ordinario Cusimano è stato assolto con formula piena. Non è stato lui a togliere le sicurezze. E allora chi è stato?
Daniele Faggi quasi certamente sapeva chi era stato, ma non l’ha mai detto, così come la moglie Luana Coppini. Nelle motivazioni della sentenza che ha assolto Cusimano sono riportate le frasi attribuite a Faggi dallo stesso manutentore. «Loro si possono lamentare quanto vogliono, così è e così si devono accontentare» avrebbe detto il titolare riferendosi alle proteste degli operai. E ancora: «Non te lo posso dire per telefono, ma quando ci daranno la possibilità occorre ripristinare tutte le sicurezze sulle due macchine».
Forse anche per questo, oltre a fare appello contro la sentenza che ha assolto Cusimano, ha ordinato nuovi accertamenti, di fatto una nuova inchiesta per accertare se altri abbiano avuto un ruolo nella manomissione del macchinario. Daniele Faggi è uno dei pochi a saperlo ma ora non lo potrà più dire a nessuno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=2e35bef)