Livorno, pistola alla tempia di un imprenditore: Squadra mobile in moto
La polizia sta ricostruendo quanto sarebbe accaduto nella sede nella società di costruzioni alla periferia della città. L'uomo è stato minacciato da un collega con una rivoltella semiautomatica
LIVORNO. Dopo la denuncia, è scattata l’indagine. La Squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli, sta cercando di ricostruire nei dettagli quanto accaduto all’imprenditore edile livornese che ha denunciato di essere stato minacciato con una pistola da un collega sessantatreenne arrivato da Firenze per discutere di questioni economiche legate alla riscossione dei soldi per lavori effettuati su un cantiere. Gli investigatori stanno approfondendo ogni aspetto dell’episodio avvenuto mercoledì scorso all’interno della sede dell’azienda, alla periferia della città, dove stando al racconto della vittima l’uomo avrebbe estratto una rivoltella semiautomatica puntandogliela alla tempia e minacciandolo di morte: «Ti ammazzo».
Gli agenti, che erano intervenuti immediatamente con le volanti, stanno lavorando per verificare il racconto dell’imprenditore e del geometra presente all’incontro, ascoltato a sua volta dopo essersi ritrovato davanti l’arma quando il sessantatreenne gli avrebbe intimato di farsi da parte perché «la questione è fra me e il titolare». Fra gli elementi ritenuti potenzialmente utili dagli inquirenti anche il sistema di videosorveglianza installato nell’edificio: le telecamere potrebbero aver ripreso almeno parte di quanto accaduto negli uffici della società di costruzioni. Sugli accertamenti in corso in queste ore, in ogni caso, vige il massimo riserbo. Al centro della vicenda ci sarebbero questioni economiche relative al pagamento di lavori di ristrutturazione e all’affitto dei ponteggi utilizzati in un cantiere della città.
Secondo quanto ricostruito dall’imprenditore livornese, il collega fiorentino – che gestisce una ditta specializzata nel noleggio delle impalcature – avrebbe manifestato timori sui tempi di pagamento dopo i ritardi accumulati da un’azienda terza coinvolta nell’intervento edilizio, in ritardo con i pagamenti verso l’impresa labronica e, quindi, anche nei confronti degli altri collaboratori. Una tensione che, stando al racconto dell’imprenditore livornese, sarebbe improvvisamente degenerata nella minaccia armata. L’uomo, ancora scosso per quanto successo, ha deciso intanto di interrompere ogni rapporto professionale col collega fiorentino, originario del Sud Italia. «Gli ho inviato una diffida affinché rimuova tutti i ponteggi nei miei cantieri – spiega –. Non lo voglio più. Ma devono venire i suoi operai, lui non è più gradito dopo ciò che ha fatto». Il costruttore labronico, che sin dall’inizio ha chiesto l’anonimato per timore di ripercussioni sulla propria famiglia, continua infatti a dirsi preoccupato.
Dopo la denuncia ai poliziotti delle volanti, intervenuti immediatamente sul posto, al Tirreno ha raccontato di aver ripreso a soffrire di attacchi di panico e di voler limitare al minimo la propria presenza in azienda. Secondo il suo racconto, il sessantatreenne sarebbe poi fuggito subito dopo aver pronunciato nuove minacce: «Ti do dieci giorni di tempo, altrimenti ti faccio saltare la testa».
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