Livorno, imprenditore minacciato di morte in azienda con la pistola alla tempia: «Mi stai prendendo per il c...»
Choc in un’impresa edile della periferia: a puntargli la rivoltella un collega fiorentino.Il racconto: «Dovevamo riscuotere dei soldi da una ditta terza e discutevamo di quello
LIVORNO. Si è seduto alla sua scrivania per discutere di affari. Una chiacchierata apparentemente tranquilla, fra conoscenti di lunga data, con l’obiettivo di capire insieme a lui quando poter incassare il saldo dei lavori da una ditta terza che, proprio negli ultimi giorni, sta iniziando lentamente a versare il corrispettivo pattuito per la riqualificazione di un palazzo. Poi, all’improvviso, si è alzato, ha tirato fuori una rivoltella e gliel’ha puntata alla tempia: «Mi stai prendendo per il c...».
Choc in un’azienda della periferia della città, dove un imprenditore edile livornese è stato minacciato di morte con una pistola: «Ti ammazzo», le parole pronunciate dal collega, che secondo quanto da lui ricostruito sarebbe un sessantatreenne fiorentino, originario del Sud Italia e titolare di una ditta che si occupa di affittare i ponteggi e che, proprio in quel cantiere, sta collaborando con lui. Tutto è avvenuto nel primo pomeriggio di mercoledì scorso nella sede della società. «Stava parlando serenamente – spiega l’ imprenditore labronico, che chiede l’anonimato, «perché ho paura e non voglio che la mia famiglia sappia niente» – poi ha inspiegabilmente agito in questo modo. Seduti alla scrivania eravamo io, lui e il mio geometra, che a un certo punto si è ritrovato a sua volta con l’arma puntata e lui che gli diceva: “La questione è fra me e il titolare, fatti da parte”. Sono rimasto impietrito, anche se inizialmente ho pensato di reagire. La rivoltella era piccola, molto vecchia, ma sicuramente non era un giocattolo: non aveva il tappo rosso, ho visto bene la canna e siccome io e le armi un po’ le conosco, posso affermare con certezza che non era falsa. Se era carica? Non lo so, non ho avuto certo il tempo di capirlo in quei concitati momenti».
Pochi secondi dopo aver estratto la pistola dalla tasca e averla puntata alla testa dell’ imprenditore, il sessantatreenne è fuggito: «Ti do dieci giorni di tempo altrimenti ti faccio saltare la testa», le sue ultime parole prima di sparire e non farsi più sentire. «Sicuramente era qualcosa di premeditato, evidentemente è venuto da Firenze armato – prosegue la vittima – e la cosa mi spaventa molto. Temo per la mia famiglia: questa persona la conosco bene, lui conosce me, non c’erano mai stati problemi o screzi fra di noi ed è francamente la prima volta che reagisce così. Io l’avevo rassicurato, spiegandogli che comunque la situazione l’avremmo risolta positivamente e con reciproca soddisfazione, perché questa ditta che non ci paga da quattro mesi adesso stava iniziando a saldare i debiti sull’avanzamento dei lavori e avrei tranquillamente retribuito anche la sua opera. Lui era dubbioso: “Ma se questi non pagano?”. Io gli avevo risposto che comunque avrei girato a lui i soldi che avrei incassato da altre ristrutturazioni, che non ci sarebbero state insomma ripercussioni per la sua attività. Purtroppo, però, è successo questo. Non ha senso...».
Immediata la chiamata al 112. Sul posto, attorno alle 15, sono intervenuti gli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca, che hanno raccolto la querela dell’ imprenditore e avviato le indagini con l’ausilio dei colleghi della Squadra mobile, guidati dal vicequestore Riccardo Signorelli.
Gli inquirenti stanno lavorando per approfondire quindi quanto accaduto. È stato ascoltato come testimone anche il geometra a sua volta minacciato, in quel momento seduto accanto alla persona armata e di fronte al titolare. All’interno dell’edificio, fra l’altro, c’è un sistema di videosorveglianza che, se attivo, potrebbe aver registrato quanto accaduto. «Quel che mi è capitato – conclude l’ imprenditore, ancora sotto choc per le minacce ricevute sul posto di lavoro – mi ha riscatenato gli attacchi di panico di cui un tempo soffrivo. Ieri notte (la notte fra mercoledì e giovedì scorso per chi legge ndr) non ho dormito, in azienda voglio andarci il meno possibile. In questi giorni lavoreranno solo i miei collaboratori. Non so di cosa possa essere capace questa persona, temo chiaramente per me e per la mia famiglia, che non voglio sappia assolutamente niente».
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