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Livorno, il robot contro i tumori al polmone: «Faremo 150 interventi all’anno»

di Martina Trivigno

	L’équipe della Chirurgia toracica dell’ospedale di Livorno dopo aver eseguito un intervento chirurgico con il robot “Versius Plus”
L’équipe della Chirurgia toracica dell’ospedale di Livorno dopo aver eseguito un intervento chirurgico con il robot “Versius Plus”

Il primario della Chirurgia toracica livornese, Venanzio Porziella: «Ora abbiamo a disposizione un’arma in più. I vantaggi principali sono l’accuratezza e tempi di recupero più rapidi per i pazienti»

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LIVORNO. «La chirurgia toracica robotica è il futuro. La nostra struttura esegue circa 300 interventi l’anno e l’obiettivo è arrivare a fare circa 150 operazioni con il supporto della chirurgia robotica». Così Venanzio Porziella, primario della Chirurgia toracica dell’ospedale di Livorno, racconta un nuovo passo avanti nell’innovazione tecnologica applicata alla sanità.

Dopo l’introduzione della chirurgia robotica in ambito urologico, il robot viene ora utilizzato anche nella Chirurgia toracica, dove sono già stati eseguiti i primi interventi. L’obiettivo? Offrire ai pazienti interventi sempre più precisi, meno invasivi e con tempi di recupero più rapidi.

Dottor Porziella, a Livorno sono stati effettuati i primi interventi di chirurgia toracica robotica. Quanto è importante questo traguardo?

«È un passaggio molto importante perché amplia l’offerta terapeutica a disposizione dei pazienti di tutta l’Asl Toscana nord ovest. Con l’introduzione del robot “Versius Plus”, l’ospedale di Livorno si colloca ai più alti standard nazionali e internazionali per quanto riguarda le possibilità terapeutiche in chirurgia toracica».

Perché è così importante?

«La chirurgia robotica rappresenta un’arma in più che ci consente di eseguire tutti gli interventi con la massima precisione e con il minimo impatto possibile sul paziente, sia in termini di dolore post-operatorio che di tempi di degenza».

Quali sono i principali vantaggi che avete riscontrato nei primi interventi?

«Il vantaggio più evidente è la grande accuratezza. Il robot offre una visione tridimensionale ad altissima definizione e consente manovre estremamente precise attraverso accessi minimi. Questo significa meno trauma chirurgico, una ripresa funzionale più veloce e un decorso post-operatorio migliore. Per il paziente vuol dire meno dolore e tempi di recupero ridotti. Per il chirurgo, invece, significa poter lavorare con una precisione ancora maggiore, soprattutto nella chirurgia oncologica, dove la radicalità dell’intervento è fondamentale. La piattaforma robotica ci permette infatti di essere ancora più efficaci nella pulizia della malattia tumorale, aumentando al tempo stesso la sicurezza dell’intervento».

La chirurgia mini-invasiva era già una realtà con la tecnica Uniportal-Vats. Cosa cambia con il robot?

«La Uniportal-Vats, cioè la toracoscopia con singolo accesso, è stata una grande innovazione e negli ultimi due anni ci ha consentito di fare un salto di qualità enorme. Continuerà a essere utilizzata perché rappresenta una tecnica straordinaria. La differenza è che la toracoscopia tradizionale ha ormai raggiunto il massimo delle sue potenzialità tecnologiche. La chirurgia robotica, invece, guarda al futuro. Le prospettive legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dell’interazione a distanza e delle nuove tecnologie aprono scenari oggi quasi inimmaginabili. Per questo è fondamentale salire a bordo adesso: chi non si adegua oggi rischia domani di rimanere indietro rispetto all’evoluzione della medicina e della chirurgia».

Quindi non si tratta soltanto di una nuova tecnologia, ma di un investimento strategico?

«Assolutamente sì. Oggi il robot rappresenta lo standard di riferimento che viene offerto nei migliori centri del mondo. Avere questa tecnologia significa poter scegliere, per ogni paziente e per ogni intervento, la tecnica più corretta e più adatta. Ed è anche un investimento sul futuro della sanità pubblica. Livorno e tutta l’area vasta dimostrano di voler essere competitivi, puntando sull’innovazione e sulle competenze professionali».

Quali sono oggi i numeri della Chirurgia toracica di Livorno?

«Circa il 95 per cento dei nostri interventi riguarda pazienti oncologici: la nostra struttura esegue infatti circa 300 interventi l’anno e l’obiettivo è arrivare a effettuare circa 150 operazioni con il supporto della chirurgia robotica. Operiamo prevalentemente tumori del polmone e patologie della pleura, che rappresentano una parte molto significativa della nostra attività chirurgica. È un dato particolarmente rilevante per la provincia di Livorno, dove queste patologie sono purtroppo molto diffuse, probabilmente anche in relazione a fattori ambientali e industriali che hanno caratterizzato l’area nel corso degli anni. Proprio per questo era fondamentale dotarsi di strumenti sempre più evoluti, in grado di garantire la massima precisione chirurgica e il miglior recupero possibile per il paziente. La disponibilità del robot ci consentirà di affrontare casi sempre più complessi con tecniche mini-invasive avanzate, offrendo ai cittadini trattamenti all’altezza dei migliori standard internazionali».

Quali obiettivi vi ponete per il futuro della chirurgia robotica toracica a Livorno?

«L’obiettivo è crescere progressivamente nei numeri e consolidare sempre di più questa attività. Parliamo di un progetto ambizioso, ma realistico. L’aspetto importante è che tutta la squadra dell’ospedale ha raccolto questa sfida con entusiasmo: chirurghi, anestesisti, infermieri, personale di sala operatoria, tecnici. La chirurgia robotica non è il lavoro di una singola persona, ma di un intero gruppo che deve formarsi e lavorare in perfetta sintonia. Ed è proprio questo spirito di squadra che ci ha permesso di partire subito con successo».

Lei è arrivato a Livorno due anni fa. Che bilancio fa di questa esperienza?

«Quando sono arrivato ho accettato una scommessa, così come l’Azienda ha investito su di me. Era una realtà che conoscevo poco e quindi c’era anche una componente di sfida personale. Posso dire che sono stati due anni molto intensi ma anche ricchi di soddisfazioni. Abbiamo costruito tante cose importanti e soprattutto abbiamo creato una rete che coinvolge tutto il territorio dell’Asl Toscana nord ovest. Oggi questo nuovo traguardo della chirurgia robotica rappresenta un ulteriore passo avanti in un percorso di crescita che continua».

Che messaggio sente di dare ai pazienti?

«Che possono trovare anche nella sanità pubblica tecnologie e competenze ai massimi livelli. Il nostro obiettivo è offrire cure sempre più avanzate, sicure e personalizzate, mantenendo il paziente al centro del percorso terapeutico».

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