Livorno, omicidio di Denny Magina: al vaglio la ferita al volto - A fine mese la discussione in aula
Il perito della corte: «Lesione compatibile sia con l’anello che con la caduta»
LIVORNO. Una ferita lacero contusa che potrebbe essere attribuibile sia «ad eventi legati alla precipitazione sia a quelli legati all’applicazione di uno strumento che impatta su una superficie». Tradotto: non è possibile sapere con certezza se il taglio sotto al labbro di Denny sia stato causato dal presunto anello indossato da Hamed Hamza o se sia invece da attribuire alla caduta dal quarto piano. Entrambe le ipotesi sono infatti possibili. È questa la conclusione a cui è giunto il professor Antonio Oliva, incaricato dalla corte di effettuare l’esame istologico sulla ferita numero 7, quella sotto al labbro inferiore del 29enne Denny Magina.
Il processo che vede imputati per omicidio Hamed Hamza e Amine ben Nossra, entrambi nella casa della Guglia insieme a Denny la notte in cui è precipitato dalla finestra, sta per volgere alla conclusione. Il professor Oliva è l’ultimo perito chiamato a intervenire e la discussione è stata fissata per giovedì 21 maggio alle ore 9, 30. Ma andiamo con ordine.
Il procedimento in Corte d’Assise mira a far luce sulle eventuali responsabilità connesse alla morte di Denny Magina, volato il 22 agosto 2022 dalla finestra di una casa al quarto piano di un palazzo popolare. Come sappiamo la tesi del sostituto procuratore Giuseppe Rizzo, che ha delegato le indagini ai carabinieri, è quella del pugno. Hamza, cioè, nella casa alla Guglia avrebbe colpito Denny con un pugno facendogli perdere l’equilibrio e facendolo precipitare dalla finestra. Questa tesi si basa, tra le altre cose, sull’idea che la ferita di due centimetri trovata sotto il labbro inferire di Denny non sia compatibile con la caduta in sé ma che sia stata invece provocata dall’anello che Hamza avrebbe avuto al dito quando avrebbe sferrato il pugno.
A suffragare questa ipotesi, sempre secondo l’accusa, anche il fatto che nella ferita sono state trovate tracce di platino e argento, materiali presenti in uno degli anelli sequestrati all’imputato. Invece secondo l’avvocata Barbara Luceri, legale di Hamza, la ferita al mento di Magina sarebbe stata causata dalla caduta e dalla pressione dei denti della vittima. L’anello indicato dalla procura andrebbe inoltre largo all’imputato e le tracce di platino e argento rilevate all’interno della ferita deriverebbero dal suolo. Due tesi opposte, insomma, suffragate da varie perizie di parte.
Ieri in aula è stato invece chiamato, come consulente nominato dalla corte il professor Antonio Oliva, specializzato in Medicina legale. Secondo il professor Oliva «la ferita numero 7 (quella sotto al labbro, ndr)è lacero contusa. Allora mi sono chiesto: la lesione è compatibile con un anello? Mentre le fedine definite 2 e 5 sono meno capaci di provocare una lesione come la 7, è più probabile che gli altri tre anelli possano averla provocata. Inoltre la lesione 6 sullo zigomo e la 8 vicino al mento sono diverse rispetto alla 7. Sembrano più escoriazioni. La 7 ha invece un meccanismo di forza diverso. Ma non è esclusa la precipitazione». Concluse l’analisi dei periti e quella dei teste, il 21 maggio si aprirà la discussione.
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