Collesalvetti, in pensione la dottoressa Falaschi: «I pazienti una seconda famiglia»
Ha curato almeno tre generazioni di colligiani, dividendosi anche tra Guasticce e le tante visite domicialiari
COLLESALVETTI. La dottoressa Manola Falaschi, classe 1956, medico di famiglia a Collesalvetti, lascerà il servizio alla fine del mese per raggiunti limiti d’età. Ha esercitato la professione per ben trentasei anni.
La carriera
Falaschi, laureata all’Università di Pisa e qui specializzata in ginecologia ha cominciato l’attività nell’ambulatorio di via Grocco che apparteneva al dottor Gherarducci, uno dei medici storici del paese, che la introdusse alla gestione del servizio dandole preziosi consigli per il suo corretto andamento. Da allora la dottoressa ha curato almeno tre generazioni di colligiani dividendosi tra gli ambulatori del capoluogo e di Guasticce e le tante visite domiciliari perché, sottolinea «appartengo a quella schiera di medici che privilegiano sempre il rapporto vis-à-vis con il paziente, diffidando dall’avvalersi di contatti frettolosi, magari via telefono o computer».
Così facendo - aggiunge - «ho potuto instaurare un legame profondo con i miei mutuati che, nel tempo, è sfociato in una sorta di confidenza e, quasi di familiarità tanto che molti di questi si sono rivolti a me anche per situazioni particolari, talvolta strettamente personali, ben al di là delle patologie riscontrate».
Sacrifici e soddisfazioni
Il giro delle visite, divise tra il capoluogo e le frazioni, negli anni le hanno fatto percorrere sicuramente diverse migliaia di chilometri. Rivela però che il sacrificio è stato però spesso compensato da gratificanti soddisfazioni come, ad esempio, in tutti quei casi in cui i pazienti da lei inviati ad una visita specialistica tornassero poi da lei vedendo pienamente confermata la sua iniziale diagnosi. Falaschi sottolinea altresì quanto la professione medica sia cambiata nella sua complessiva organizzazione dal suo esordio ad oggi: la digitalizzazione ha sicuramente comportato dei vantaggi sia per i pazienti che per i medici ma per questi ultimi ha però determinato un carico di adempimenti burocratici che provoca un notevole dispendio di tempo.
Il periodo Covid
Manola ricorda poi di aver vissuto in prima linea il periodo della pandemia Covid sottolineando quanto quel momento sia stato anche per lei particolarmente stressante per la difficoltà di far fronte alle domande inedite che le venivano poste sia in termini di scelta dei farmaci che per quanto riguarda le norme di comportamento da seguire. «Per fortuna tra i miei assistiti il virus ha prodotto esiti letali solo in limitatissimi casi». La dottoressa ci tiene poi a sottolineare che quando lei ha iniziato l’attività di medico di famiglia era l’unica donna in un parterre di soli colleghi maschi «che comunque mi hanno sempre portato rispetto ed attenzione».
La pensione
Ora per Manola Falaschi è arrivato davvero il momento di appendere il camice al chiodo: confida di aver deciso di non proseguire in alcun modo la professione di medico. Alla domanda se d’ora in avanti si dedicherà a qualche particolare hobby sostiene che in tutti questi anni di lavoro le è letteralmente mancato il tempo di coltivarne qualcuno. «Oggi - conclude - dovrò davvero reinventarmi la vita giorno per giorno». Quel che è sicuro che ora comincerà a godersi pienamente gli affetti familiari, il marito, il figlio e gli adorati nipotini che, finalmente, potranno disporre di una nonna a tempo pieno.
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