Darsena Europa, «ora si deve cambiare passo». C’è l’ok del Parlamento a Dionisi
Entro lunedì il sottosegretario Mantovano firmerà il decreto, chiudendo il lungo iter. Il commissario: nessuna progettualità sui collegamenti, ne sono rimasto sorpreso
LIVORNO. Se fosse una partita a tennis, questa volta sarebbe un 2 a 0, gioco, set e partita. Dopo avere incassato l’ok al Senato, ieri (15 aprile) Giancarlo Dionisi ha ottenuto il via libera della commissione trasporti della Camera. Nessuna sorpresa, del resto: la maggioranza di centrodestra, compatta, è andata nella direzione tracciata già mesi fa dal ministro Matteo Salvini; il Pd, con in prima fila Marco Simiani, ha ribadito col voto quel no già annunciato nella lettera firmata da tutti i parlamentari toscani, dal presidente della Regione e dal sindaco. Il risultato è che il prefetto sarà nominato anche commissario della Darsena Europa. In pratica lo è già, manca solo la firma del sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovano, che dovrà arrivare entro lunedì (anche se ieri a Palazzo Chigi si sentiva ripetere che ormai il decreto è questione di ore).
Ieri per Dionisi è stata la giornata dell’audizione in commissione. Un’audizione che, in risposta al dibattito politico, il prefetto ha chiuso con questa sottolineatura, accennata poco prima dal presidente Fdi Salvatore Deidda: il lavoro per la Darsena «sarà il mio impegno assoluto come figura di garanzia, non sono certo una figura politica». Che poi è proprio quello che, senza dirlo così, gli viene contestato dal centrosinistra toscano.
Partiamo dal finale, da quando Dionisi ha ripreso la parola per rispondere ai parlamentari: «riconosco il lavoro fatto da Luciano Guerrieri», un lavoro che andava fatto nel duplice ruolo di presidente-commissario perché si era all’avvio dei lavori per la Darsena, «ora però c’è bisogno di un salto in avanti come governance, di una figura esterna che metta intorno allo stesso tavolo tutti i livelli di governo, gli attori, gli interessi», per «realizzare velocemente l’opera», «recuperare il tempo perso», per esempio «non c’è alcuna progettualità sui collegamenti, sono rimasto sorpreso di questo». Il suo impegno come commissario, dice, ripartirà proprio da lì.
Davanti ai parlamentari Dionisi avvia il suo intervento evidenziando che la Darsena Europa è «un’opera complessa, inserita tra le infrastrutture strategiche nazionali, che prevede la realizzazione di un nuovo terminal contenitori, opere marittime, dragaggi e una nuova imboccatura portuale idonea ad accogliere navi di ultima generazione»: «L’obiettivo è ambizioso, raddoppiare la capacità del porto nel traffico container, con una prospettiva che può arrivare fino a oltre un milione di Teu, generando effetti rilevanti in termini di sviluppo economico, occupazionale e di attrattività del territorio». Ma accanto alle «enormi potenzialità», «emergono profili da approfondire». Primo fra tutti, appunto: i collegamenti stradali e ferroviari. Dionisi è tornato così a ripete che «non è stato definito né progettato in modo compiuto un collegamento stradale diretto» con la FiPiLi» e «manca la progettazione del raccordo ferroviario». Una «assenza progettuale» da «attenzionare», per non rischiare «cattedrali nel deserto».
In questo quadro, aggiunge, «assume una rilevanza strategica la realizzazione del ponte mobile sullo Scolmatore, infrastruttura strettamente connessa alla piena funzionalità della Darsena Europa»: non un’opera accessoria, insomma, «ma elemento integrante del sistema portuale livornese», fondamentale anche per il comparto pisano degli yacht.
«Non si tratta peraltro di un’ipotesi recente – ha detto non a caso in un passaggio – ma di una soluzione che aveva già in mente l’Autorità portuale, tant’è che l’ex segretario generale Matteo Paroli, oggi presidente dell’Autorità Portuale di Genova, aveva già accantonato sostanziose somme proprio per far partire la progettualità, che però non è mai partita...». Ecco, proprio il cappello da mettere sul futuro ponte è elemento di scontro con il presidente della Regione Eugenio Giani, che su queste ultime parole avrebbe da ridire, visto che proprio a Firenze è stato presentato il primo progetto di massima. Il resto dell’intervento ha toccato un tema caldo per l’Authority livornese, guidata dall’estate scorsa da Davide Gariglio, che ha preso il timone dopo il presidente-commissario Guerrieri. Dionisi ha ricordato la recente attività ispettiva del ministero, «oltre al controllo ancora in corso della Corte dei Conti». L’ispezione, avviata nel settembre 2024 e conclusa nei primi mesi del 2025, «ha fatto emergere un quadro che, pur non evidenziando profili preoccupanti, presenta aspetti da monitorare». In particolare, «sono state rilevate una significativa sovrapposizione di funzioni tra struttura commissariale e Autorità portuale, una non pienamente definita articolazione dei centri di responsabilità, elementi di disomogeneità nelle procedure amministrative e un deficit di coordinamento». Elementi che, «se non affrontati con decisione, possono incidere sulla capacità dell’opera di rispettare tempi e obiettivi». E sulla Corte dei Conti: «Le prime risultanze istruttorie evidenziano la necessità di (…) prevenire possibili criticità gestionali e finanziarie».
«Quindi – è il cuore del suo ragionamento – il quadro complessivo evidenzia la necessità di un salto di qualità nella governance». Lo ripete due volte: «Quello che oggi serve non è cambiare il progetto, ma cambiare il passo. La Darsena Europa rappresenta una grande opportunità per il Paese, ma richiede una governance forte, unitaria e autorevole».
Parentesi, non troppo parentesi: dopo gli attacchi Dem (e istituzionali) degli ultimi giorni, a modo suo si difende e difende la scelta del governo, snocciolando il curriculum, citando a titolo di esempio esperienze commissariali come quelle di Tronca o Gabrielli, e richiamando l’articolo 4 dello “Sblocca cantieri”, che consente di nominare figure non prettamente tecniche. «Un vero commissariamento – sottolinea in aula – si realizza quando la gestione dell’opera è affidata a una figura esterna agli assetti ordinari, dotata di autonomia, autorevolezza e capacità di impulso, in grado di superare frammentazioni e inerzie amministrative».
