Diffide, espulsioni e denunce: a Livorno scoppia il caso al circolo nautico
Lotta a colpi di avvocati dopo una colletta per il custode e una chat tra soci
LIVORNO. La colletta per il custode, la chat alternativa, poi otto denunce, tre espulsioni, due barche spostate dal loro posto e perfino una serie di denunce, alla Finanza e ai carabinieri. Sta scoppiando un caso al circolo della pesca “Lo Scolmatore”, di fatto un grande circolo nautico, con 180 posti barca, che offre servizi a pescatori e diportisti sulla sponda livornese del fiume, vicino alla foce del Calambrone.
Tra i soci che hanno ricevuto prima la diffida e poi l’espulsione – due lettere ravvicinate, tra il 30 dicembre e il 2 gennaio – c’è Massimo D’Andrea, tecnico nel settore dell'energia e appassionato di pesca, conosciuto anche per essersi candidato a sindaco di Vicopisano nel 2019, con i Cinque Stelle. «Siamo stati trattati come delinquenti comuni, pur non avendo commesso nulla, assolutamente nulla nei confronti di nessuno», ripete.
Lui è, o era, socio della Asd da tre anni. «Da quando sono lì ho cercato di dare una mano, dare consigli, poi ho cominciato a notare un comportamento molto severo da parte di chi guida il circolo. Fino al 30 dicembre, quando a otto soci, me compreso, è arrivata una diffida. Ce l’hanno fatta mandare da un’avvocata penalista e già questo...». Cosa veniva contestato? In sintesi «l’organizzazione di una colletta natalizia per il custode manutentore»: «Anziché regalare uno spumante o un pandoro – racconta – ad alcuni di noi era sembrato più utile raccogliere 10 euro a testa. Nella diffida ci veniva contestato di avere così esposto l’associazione a rischi fiscali: ma quali rischi fiscali? È stata una donazione spontanea». «Poi – riprende – ci è stato contestato di aver fatto una chat nostra, di amici del circolo, dicendo che non poteva esistere perché c’è già quella ufficiale e così si creava confusione. Ma quella ufficiale è una lista broadcast, dove non si sa da chi arrivano le comunicazioni e non si può interagire tra soci». «Infine – aggiunge – mi è stato contestato di aver superato, due anni prima (nel 2023) una sbarra che non poteva essere superata: ero entrato in quell’area con la macchina per aiutare un socio».
Fatto sta che il 30 dicembre è arrivata la diffida e il 2 gennaio, a tre soci, è arrivato anche il provvedimento di espulsione da parte del direttivo. Provvedimento che parlava di «condotta gravemente conflittuale nei confronti dell’associazione» e invitava i diretti interessati a riconsegnare le chiavi e a togliere le barche dagli ormeggi entro 15 giorni («limitatamente a questa operazione, e previa comunicazione indicante data e orario, le è concesso accesso alle aree del circolo...», c’era scritto).
Cosa è successo dopo? «Che passati quei 15 giorni mi hanno tirato su la barca e l’hanno fatta portare in un deposito, lo abbiamo visto dalle telecamere. Per questa operazione mi hanno anche mandato la fattura da 854 euro». Oltre, fa notare, ai circa 500 euro che aveva già versato a fine anno come quota per il posto barca.
Nel mezzo e dopo ci sono stati parecchi scambi di lettere. Ma soprattutto ci sono le denunce che D’Andrea e altri hanno presentato sia ai carabinieri, per la rimozione delle barche, sia alla Guardia di Finanza. Nell’atto presentato in particolare alla finanza si parla di «assenza di democrazia all’interno dell’associazione», «uso improprio dei sistemi di videosorveglianza», dell’ultimo rinnovo delle cariche sociali, e della «mancata emissione di tessere sociali», evidenziando che «non abbiamo ricevuto nessuna tessera o comunicazione via mail per gli anni 2024 e 2025, che fine hanno fatto i soldi dei soci versati per il tesseramento?».
Non ci sta, dall’altra parte, Federico Torelli, presidente del circolo dal 2020: «Riceviamo continuamente attestati di stima, veniamo presi a modello dalle altre associazioni e dalle istituzioni. Per avere la nuova concessione dell’area, abbiamo anche ottenuto un mutuo, passaggio difficile, quasi impossibile, per le associazioni. E lo abbiamo ottenuto proprio in virtù del la nostra immagine. Quindi opereremo a tutela di quell’immagine».
Torelli ribatte sui vari punti. La chat: «Le diffide sono arrivate perché in un’associazione esistono mezzi ufficiali ed efficaci per comunicare con i soci. Li hanno bypassati con mezzi alternativi, non riconosciuti, dando a intendere che fossero strumento ufficiale. C’era il rischio che si creasse confusione, anzi si stava già creando. Il direttivo lo ha vissuto come un tentativo di destabilizzazione degli organi ufficiali».
Poi la raccolta natalizia: «Ho fatto anche un video, diffuso a tutti i soci, per spiegare che una colletta per il custode è da lodare, soprattutto di questi tempi, ma la nostra è un’associazione che ha degli adempimenti normativi, il custode è un dipendente, qualsiasi emolumento deve essere gestito secondo criteri di legge, invece si è voluto deliberatamente scavalcare l’associazione, con arroganza. Ripeto: la colletta in sé è un’iniziativa lodevole, ma la gestione dei soldi spetta all’associazione. A fronte di verifiche che ci saranno da parte degli organi preposti, abbiamo dimostrato di dissociarci».
E le barche tolte dal posto? «Ci siamo comportati in modo corretto – risponde – in quel periodo c’erano forti piogge e passati i 15 giorni previsti, i proprietari non avevano più accesso al circolo, quindi alle barche. Se fossero affondate? A tutela le abbiamo portate in un rimessaggio a terra, vicino, nella loro totale disponibilità. I 700 euro più Iva li abbiamo poi chiesti per tutto il sevizio, che richiede varie operazioni. E comunque non hanno ancora pagato». Infine le tessere: «I soci ordinari sono 180, poi abbiamo tessere per i frequentatori, come i familiari, un altro centinaio. Abbiamo tutta la documentazione. Siamo regolarmente iscritti al Registro delle associazioni sportive del Coni e affiliati Msp».
