Il Tirreno

Livorno

La neo scrittrice

Livorno e i “Riflessi” di una prof in pensione che diventano libro: «Viaggiare è bello, Livorno di più»

di Franco Marianelli
Livorno e i “Riflessi” di una prof in pensione che diventano libro: «Viaggiare è bello, Livorno di più»

Patrizia Gracci racchiude i ricordi di una vita compreso l’aneddoto della nonna

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LIVORNO «Dobbiamo andare e non fermarci finché non arriviamo». «Per andare dove, amico ?». «Non lo so ma dobbiamo andare…». E Patrizia Gracci “andò”, appena compiuta la maggiore età, proprio come suggerito da Jack Kerouac in questa celebre frase tratta dal best seller “On the road”, in giro per l’Europa.

I ricordi di Patrizia Gracci, insegnante di inglese in pensione, sono contenuti in “Riflessi” sottotitolo “Light and shade” (luce e ombra) dove l’autrice “butta lì” ricordi di vita solo per il piacere di condividere con il lettore le proprie esperienze di vita.

Che inevitabilmente non potranno che essere “light and shade”, luci e ombre.

E per l’autrice tutto cominciò con un materasso. È lei a raccontare: «Sì – sorride la prof – ho voluto scrivere il primo capitolo con una esperienza non mia ma della mia grande nonna». E si va all’aneddoto del materasso: «I tedeschi durante la guerra portarono via a mia nonna il materasso di casa. Ma lei riuscì a capire dove i soldati lo avevano portato e se lo riportò a casa rischiando di essere uccisa». Complimenti per la nonna. Poi i viaggi. A Parigi e a Londra. «Nella capitale francese ci sono stata tre volte e ho avuto modo di respirare le atmosfere diverse dagli anni ottanta ad oggi: il primo fu il viaggio di conoscenza degli artisti bohemien, di una mansarda in Boulevard Saint German e il tè bevuto nei bistrot. Poi - continua - in viaggio di nozze in un “maggio francese” di radiosa bellezza. L’ultima vota con mia figlia nel capodanno 2008 a festeggiare l’anno nuovo davanti alla Bastiglia».

E poi Londra. «Sì un regalo dei miei genitori per la maturità. Si respirava la libertà e fui colpita da tutti le tipologie di razze umane che circolavano in città. I tanti gruppi pop e rock che la sera ascoltavo mi servirono per dimenticare una storia che a Livorno non riuscivo a dimenticare. Fu un viaggi terapeutico».

Il racconto di Gracci prosegue con la propria laurea “mondiale” in quanto conseguita nei giorni del 1982 dell’Italia campione del mondo, della fine di una storia d’amore annunciata come un presagio dai cocci di Swarovsky che si infrangevano sul pavimento, dell’assistenza notturna a un gabbiano, un ricordo di Albinia condiviso con un misterioso o misteriosa “B”.

La morale di “Riflessi” alla fine c’è. «Che viaggiare è bello. Ma quando sono in piazza Cavallotti fra le battute dei livornesi o sul mare nelle giornate di sole il mio umore si innalza più che nelle giornate vissute a Parigi o a Londra».

Il libro è disponibile presso la libreria Mondadori in via Grande.l
 

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