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L'analisi

Referendum a Livorno, l'avvocato Bruno Neri: «Il Governo punito per le continue bugie»

di Stefano Taglione
Bruno Neri accanto al sindaco Luca Salvetti
Bruno Neri accanto al sindaco Luca Salvetti

Il legale anti-riforma: «Hanno perso politicizzando il voto con le fandonie». Talini (fronte del "Sì"): «Campagna di opposizione spregiudicata, come di solito faceva la destra»

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LIVORNO. Nella serata del 24 marzo, in piazza Grande, scatteranno i festeggiamenti. Ma i contrari alla riforma costituzionale, già ieri pomeriggio, si sono ritrovati davanti al Comune per brindare al successo in una città, Livorno, dove il “No” ha sfiorato addirittura il 70%, dato più alto a livello provinciale. Tra i protagonisti della campagna labronica l’avvocato Bruno Neri, referente territoriale degli “Avvocati per il No”, che non nasconde la sua soddisfazione: «Siamo molto contenti: ci speravo, ma non avrei pensato si arrivasse a tanto. Come “Avvocati per il No” – le sue parole – ci siamo spesi tantissimo, siamo andati in giro per le province partecipando a confronti anche duri, ma siamo riusciti a venirne fuori. Sono contento».

Il legale labronico, esponente del Movimento 5 stelle locale, sottolinea come il fronte contrario fosse partito in svantaggio: «Saremmo stato piuttosto turbati se avesse vinto il “Sì”. Non era una partita di calcio: il problema – prosegue – era che molti potessero non aver compreso che, se la riforma fosse passata, si sarebbe aperta una porta difficile da chiudere. Non saremmo più tornati indietro». Nel mirino il Governo, accusato di aver dato per scontato l’esito: «Avevano già pronti i decreti attuativi, non sono stati nemmeno scaramantici: pensavano di vincere – sottolinea Neri –. Il vicepremier Antonio Tajani avrebbe tolto la polizia giudiziaria al pubblico ministero. Secondo me non prendevano neanche in considerazione l’ipotesi di perdere». Determinante, secondo Neri, il lavoro sul territorio e il sostegno di organizzazioni come la Cgil: «Grazie anche a loro abbiamo risalito la china». E aggiunge una critica alla gestione politica del referendum: «Il Governo lo ha voluto politicizzare ed è stato il più grande errore. Se non lo avesse fatto, forse la riforma sarebbe passata. I membri della maggioranza hanno raccontato un sacco di fandonie, inserendo temi strumentali, persino il delitto di Garlasco. Non era un referendum sulla giustizia, ma un voto sull’ordinamento giudiziaria. Noi “Avvocati per no” abbiamo dimostrato che non esistono solo i legali della Camere penali che compattamente erano a favore del “Sì”».

Dall’altro lato l’avvocato Marco Talini, vicepresidente della Camera penale di Livorno e sostenitore del “Sì”, che riconosce la sconfitta ma attacca i toni della campagna referendario: «È stata spregiudicata per il “No”, efficace e vincente. I contrari hanno puntato sulla paura e sulla difesa della Costituzione, argomenti di facile presa, usando tecniche populiste, direi di destra, visto che in passato sono state usate proprio dalla destra. Si è discusso pochissimo sul merito della riforma e molto di politica». L’avvocato livornese rivendica comunque le ragioni della riforma: «Avrebbe portato un miglioramento netto della qualità della giurisdizione. Rimarremo un unicum nel contesto europeo, anche la Bulgaria sta superando questo schema».

E avverte sulle conseguenze del risultato: «Difficile che entro tempi brevi si possa riproporre il cambiamento. Una riforma di questo tipo, bocciata con questa consapevolezza elettorale, chiude il discorso per lungo tempo». Non manca un’autocritica sul ruolo della politica: «Credo che sia entrata un po’ troppo su questi temi. Il Governo ha fatto dichiarazioni poco avvedute, ma anche dalla minoranza ci sono state. Il contesto complessivo, parlo di quello internazionale, non ha certo aiutato». Il rammarico resta forte: «Si è persa una grandissima occasione di riformare l’ordinamento costituzionale della giurisdizione. Da parte nostra non c’è mai stato alcun attacco verso la magistratura, nessuna rivalsa da parte di noi avvocati, anzi noi volevamo esaltare l’indipendenza dei giudici».

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