Livorno, il pistone che isola i Navicelli: ponte in linea (ma immobile), cantieri ko
Il presidente della Port Authority di Pisa, Mirko Benetti: «Forse occorreranno dieci giorni». Yacht bloccati: «Bisogna fare presto, subito compensazioni alle aziende». Ecco come saranno "risarciti" gli imprenditori pisani
LIVORNO. Il riallineamento del ponte collassato, che si è concluso nella mattinata di domenica 8 marzo, riporta il sereno in Darsena Toscana, il principale terminal container del nostro porto. Ma per i cantieri pisani, quelli lungo i Navicelli, l’incubo continua. Il viadotto della Fi-Pi-Li, infatti, tornerà presto in asse, ma a causa dei danni non potrà essere riaperto rapidamente. Il congegno che lo rende levatoio – permettendo agli yacht di transitare dal porto allo Scolmatore, per poi entrare nel canale artificiale che termina accanto all’Ikea – è rotto, essendo la causa del cedimento che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti se solo il pistone, quello che si è staccato, avesse ceduto pochi secondi dopo, magari mentre l’infrastruttura in movimento fosse stata ancora più in alto rispetto ai circa due metri che aveva raggiunto attorno alle 16 di sabato 7 marzo, quando si è verificato il distacco.
Il problema, almeno fino al 7 marzo, era trovare il pistone sostitutivo. Lo conferma il presidente della Port Authority di Pisa, Mirko Benetti: «Le tempistiche di arrivo non sono chiare, la piastra e il pistone io non so esattamente quando saranno disponibili per essere installati – spiega – e da Avr (la società che gestisce il “global service” della Fi-Pi-Li ndr) non me lo hanno saputo dire con certezza. In ogni caso, devo dire, stanno veramente facendo il massimo per tamponare l’emergenza e per questo li ringrazio. Nelle interlocuzioni informali che ho avuto con loro, da quel che ho capito, ci sarà bisogno di attendere quantomeno tutta la prossima settimana».
Una decina di giorni, calcoli alla mano, nella migliore delle ipotesi. Troppo tempo per la cantieristica pisana, cuore della produzione italiana (e non solo) dei grandi yacht. I panfili, infatti, con il viadotto bloccato e non più mobile non possono attraversare lo Scolmatore e il porto per entrare ai Navicelli. Il canale artificiale, insomma, resta un miraggio. «Bisogna intervenire subito – prosegue Benetti – non voglio neanche immaginare quali conseguenze economiche possa provocare un’attesa eccessiva. Noi, come Port Authority, vogliamo però fare il possibile per venire incontro alle aziende pisane. Al prossimo consiglio di amministrazione proporrò l’azzeramento delle tariffe di sosta in acqua per le imbarcazioni per le quali, ad oggi, abbiamo ricevuto le comunicazioni di movimento. Dobbiamo aiutare gli imprenditori».
Secondo il presidente della società, che ha come unico socio il Comune di Pisa, quanto accaduto deve accelerare l’iter per la realizzazione del nuovo ponte mobile sullo Scolmatore, come auspicato subito dopo l’incidente anche dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: «Con la futura opera – sottolinea Benetti – i Navicelli avrebbero un accesso unico e facilitato, con le barche che bypasserebbero il porto di Livorno. Siamo disponibili a investire i potenziali risparmi sulle manutenzioni e disponibili a ospitare una conferenza programmatica con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che si è detto disponibile. Ho invitato Giani e spero che si possa far diventare fattivo ciò che finora è stato uno spot».
Secondo il presidente della Port Authority, il futuro viadotto levatoio è fondamentale anche in ottica Darsena Europa: «Per la nuova piattaforma vengono spesi centinaia di milioni di euro – conclude – e poi attorno ci sono infrastrutture vecchie di 60 anni e una viabilità ridicola. Serve un ragionamento complessivo, considerando ciò che sta intorno. Sono convinto che i fondi si possano trovare e che, laddove vi sia la volontà, si possa anche agire velocemente».
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