Il Tirreno

Livorno

L’iniziativa

«Via Magenta sia via Frusciante»: già migliaia di firme per l’omaggio al critico e youtuber

di Juna Goti

	Federico Frusciante è scomparso all'età di 52 anni
Federico Frusciante è scomparso all'età di 52 anni

Livorno, la petizione è stata lanciata su change.org, mentre in mattinata lo ha ricordato il consiglio comunale. Per celebrarne la memoria il Comune pensa a una “tre giorni” agli Hangar creativi

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LIVORNO. Chissà cosa avrebbe detto lui, animo schietto e dissacrante, uno senza tanti fronzoli, di fronte ai fiumi di parole registrati ieri mattina in consiglio comunale in suo onore. Forse si sarebbe seduto davanti alla diretta streaming, come fosse un film, si sarebbe fatto una bella risata e poi avrebbe attaccato la sua, di diretta, fatta di riflessioni appassionate e stoccate incazzose.

Chissà poi come avrebbe reagito di fronte a “via Frusciante”: non più via Magenta, ma via Frusciante, lì dove per più di vent’anni è stato l’ultimo videotecaro, con il suo Videodrome diventato un cult. Questo chiedono i migliaia di livornesi e non che hanno già firmato una petizione lanciata su change.org dopo la scomparsa del critico cinematografico Federico Frusciante, un gigante in rete (con un canale da 126mila iscritti) e fuori, tra festival e conferenze in giro per l’Italia.

La petizione online chiede di intitolargli via Magenta, dove per anni è stato un punto di riferimento con il suo negozio. Più di un negozio, quasi un’esperienza mistica, come quando, di fronte alla richiesta di noleggiare un film che da sua attenta analisi faceva schifo, ti fulminava con lo sguardo e rispondeva: «Purtroppo ce l’ho...».

Oggi, in poche ore, la petizione ha già superato le 10mila firme, con un contatore in continuo movimento.

Intanto sempre oggi, in consiglio l’assessora alla cultura Angela Rafanelli ha fatto sapere che il Comune ha iniziato a relazionarsi con le associazioni vicine a Frusciante «assicurando la nostra disponibilità a organizzare, quando sarà opportuno, una tre giorni a lui dedicata negli spazi degli Hangar creativi». Ha aggiunto che «stiamo raccogliendo email e lettere che ci sono arrivate e stiamo facendo una riflessione sulla Casa del Cinema, istanza che lui portava avanti, siamo desiderosi di dare forma a questa necessità, a questa urgenza», «richiede tempo e un iter complesso, ma siamo presenti». Il consiglio si è aperto con un minuto di silenzio e con le parole del sindaco Luca Salvetti («la sua scomparsa impoverisce il panorama culturale livornese»).

Commosso l’intervento di Francesca Ricci (Livorno civica), che è partita da una delle «frasi più belle di Federico, con la cultura non ci mangi, ma impari a mangiare». «Frusciante – ha detto in un passaggio – era uno schiaffo e una carezza dati bene. Abbiamo perso una grande voce popolare».

Ma non immaginatevi un dibattito dal ciak scontato, per la serie “come ero ganzo” e basta. Perché parecchi consiglieri hanno offerto anche sguardi critici – criticoni, per usare un termine a lui caro – nei confronti del panorama cittadino. Camilla Barontini (Livorno popolare) ha per esempio sottolineato che «Federico è stato una voce libera, indipendente, spesso controcorrente, mai elitaria», ma «quanto spazio ha davvero avuto questa città per valorizzare una figura come la sua? Dobbiamo riconoscere che spesso chi fa cultura in modo indipendente trova poco spazio nella propria città», «ora dobbiamo far sì che persone come lui trovino un luogo dove crescere», «mettere al centro chi fa cultura per passione e non solo per convenienza». Sentito e pungente anche l’intervento di Pietro Panciatici (Bl), prima che Andrea Morini (Primo Polo) ricordasse che «c’è un lascito»: «Quando chiuse la saracinesca auspicò che a Livorno potesse aprire una Casa del Cinema, amministrazione e forze politiche si interroghino su questo».

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