Enrico Nigiotti, da Sanremo al nuovo album e i progetti futuri. «Livorno, ti porto sul palco con me»
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Il cantautore con “Ogni volta che non so volare” si racconta: «Flusso di coscienza sulla mia vita»
LIVORNO «Ho festeggiato la notizia della partecipazione a Sanremo insieme alla mia famiglia, mentre eravamo tutti a pranzo. Non c’era modo migliore». Enrico Nigiotti, Livorno nel sangue, poesia e sentimenti che scorrono nelle sue vene di cantautore, sarà il tocco labronico alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con “Ogni volta che non so volare”, una canzone che parla di un amore universale, capace di unire e sostenere senza giudicare. Farà parte del suo sesto album in studio, che si intitolerà "Maledetti Innamorati" e verrà pubblicato il 13 marzo. Ma prima c’è il super festival, dal 24 al 28 febbraio. E Livorno, con lui ci sarà. Nigiotti inizia la sua carriera ad Amici nel 2009. Il suo debutto al Festival della canzone italiana risale al 2015, tra le Nuove Proposte, con “Qualcosa da decidere”. Torna poi sul palco dell’ Ariston nel 2019 tra i big con “Nonno Hollywood”, nel 2020 con “Baciami adesso”. Quest’anno, inoltre, per la serata delle cover è previsto un duetto con il cantautore Alfa.
Nigiotti si racconta al Tirreno. Attualmente è in tour nei teatri sold out di tutta Italia con “Maledetti Innamorati”, uno spettacolo intimo ed emozionante, pensato per accompagnare il pubblico in un viaggio attraverso le tappe più importanti della carriera del Nigio. Dal 13 marzo “Maledetti Innamorati” diventerà un album che conterrà anche un feat con Olly, annunciato ieri tramite un post su Instagram.
Di cosa parla la canzone che porterà sul palco di Sanremo?
«È un flusso di coscienza sulla mia vita. Sono una persona normale che ha sempre vissuto nella sua città. Racconta i momenti in cui tocchi il fondo e poi riesci a risalire grazie alle persone che ti stanno accanto. Parla della vita e dell’ossessione di dover essere perfetti in ogni ambito, non solo nella musica mentre invece è bello anche dichiarare di non saper volare e continuare a camminare in salita per raggiungere i propri obiettivi».
A chi la dedica?
«La dedico ai miei amici, alla mia famiglia e soprattutto ai miei due figli: tutti insieme mi accompagnano in questo momento importante».
Che Enrico salirà sul palco di Sanremo rispetto a quello partito da Amici?
«È un Enrico sicuramente più consapevole, con parecchie cicatrici addosso, ma che non ha mai smesso di raggiungere i suoi obbiettivi nonostante le tante cadute. Sono super felice, sto vivendo un momento bellissimo. Mi definirei un motore caldo».
Quando ha iniziato a fare musica?
«Ho iniziato a 15 anni suonando la chitarra: volevo diventare un chitarrista. Poi ho cominciato a scrivere testi delle canzoni a 18-19 anni, prima in finto inglese e poi in italiano. Non mi sarei mai aspettato che potesse diventare un mestiere vero e proprio, cosa che è arrivata dopo il mio esordio con L’amore è».
C’è stato un momento in cui ha pensato di mollare tutto?
«Sì. All’inizio, quando avevo 30 anni, inviavo le mie canzoni ma ricevevo solo rifiuti. Avevo pensato di trasferirmi alle Canarie con la mia fidanzata per aprire un chiosco sulla spiaggia e vendere birre. Poi invece è cambiato tutto».
Che rapporto ha con Livorno?
«Livorno è il posto più bello del mondo. Non ho mai scelto di andare via e infatti ci abito ancora: dalla mia finestra riesco a vedere il mare e il tramonto ogni giorno che sono a casa. Ringrazio i miei genitori per avermi fatto nascere in questa città stupenda, dove sono nati anche i miei figli. La porto sempre con me anche quando ogni volta che canto Nonno Hollywood batto la mano sul cuore, come ho fatto anche a Sanremo quando canto la strofa “Mi manca la Livorno che sai raccontare”. Le radici per me sono fondamentali e sono fiero e orgoglioso di essere un abitante di questa città favolosa, che penso abbia anche il clima migliore d’Italia: da aprile a ottobre si sta benissimo».
Quanto di Livorno porterà con sé sul palco di Sanremo, anche se magari non si vede?
«Tutto. Ogni volta che pronuncio una parola con la lettera “L” penso alla mia città, ma soprattutto alla Terrazza Mascagni, che è l’ultima cosa che vedo quando parto e la prima quando torno. È sempre casa».
La nostra città è spesso descritta come ruvida ma autentica. Si riconosce in questa definizione?
«Assolutamente sì, ma un po’ tutti i livornesi sono così. Siamo autentici in tutto e per molti anche un po’ matti, ma secondo me è perché siamo un popolo libero».
Quali saranno i suoi prossimi progetti?
«Il tour finirà a breve, poi mi dedicherò alla preparazione per Sanremo e alla pubblicazione del nuovo album il 13 marzo, una data che coincide con il compleanno dei miei figli. Quest’estate, invece, ci sarà una tournée estiva con anche una data a Livorno».
Che messaggio manda ai livornesi che la seguiranno da casa durante il Festival?
«Di fare il tifo per me. La cosa bella della mia città è che, quando sono a casa, continuo a fare la stessa vita di quando non ero famoso».l
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