Livorno, Pet impossibile per chi non cammina. E i pazienti “emigrano” a Cisanello
L’apparecchiatura mobile non consente l’accesso a persone in barella o in sedia a rotelle. La replica dell’Asl: «È una questione di sicurezza ma il nuovo macchinario sarà attivo da questa estate»
LIVORNO. Arrivano accompagnati dai figli o dai nipoti, spesso in ambulanza, già provati dalla malattia e dall’età. Pensano che la parte più difficile sia l’esame, invece no. Per alcuni anziani livornesi, il problema è arrivarci, a quell’esame. O meglio: riuscire a farlo.
All’ospedale di Livorno, chi non cammina autonomamente non può sottoporsi alla Pet. Non dentro una struttura ospedaliera vera e propria, ma nel camion esterno posizionato davanti al primo padiglione. Una soluzione provvisoria che però, per chi è in barella o in sedia a rotelle, diventa un muro invalicabile. «Ci hanno detto che non si può fare – racconta la figlia di un paziente ultraottantenne – . Mio padre è stato portato fin lì in barella, poi spostato sulla sedia a rotelle. Ma dentro il camion non c’era spazio. Non c’è modo di sorreggere una persona che non si regge in piedi. E così ci hanno detto che dovevamo andare a Pisa».
L’esame
Un viaggio in più, un disagio in più, per chi già affronta cure oncologiche, diagnosi delicate, paure quotidiane. La Pet/Tac (tomografia a emissione di positroni associata alla Tac) è un esame fondamentale soprattutto in ambito oncologico: consente, infatti, di individuare tumori, metastasi, recidive e di valutare l’efficacia delle terapie. È un’indagine complessa, che richiede precisione, tempi e soprattutto condizioni adeguate per il paziente. Proprio per questo, sentirsi rifiutare l’accesso perché “non si cammina” lascia un segno profondo.
C’è chi racconta di anziani portati fin dentro il camion, prima in barella e poi in carrozzina, per poi essere costretti a tornare indietro. «Da soli, perché non c’è spazio per entrare con un accompagnatore. Non c’è spazio per essere sorretti. Non c’è spazio, punto», è la testimonianza affidata al Tirreno. Un disagio che colpisce le persone più fragili, quelle che avrebbero più bisogno di attenzione e tutele.
L’Azienda sanitaria
L’Asl Toscana nord ovest, interpellata sulla questione, spiega che questa modalità è legata a questioni di sicurezza e che la situazione è destinata a cambiare: è infatti previsto l’inserimento di una nuova Pet-Tac digitale, che prenderà il posto dell’attuale apparecchiatura mobile. L’operazione, del valore complessivo di circa 10 milioni di euro in modalità service, si concluderà con l’attivazione del nuovo macchinario nell’estate del 2026, al termine degli importanti lavori strutturali già avviati per accoglierne l’installazione. «L’introduzione della Pet digitale – ha spiegato di recente Marco Pellegri, direttore ad interim della Medicina nucleare di Livorno – segna una svolta per la nostra attività. Le prestazioni diagnostiche miglioreranno sensibilmente, sia in termini di qualità delle immagini sia per la rapidità degli esami. I benefici, inclusa una ridotta esposizione alle radiazioni, riguarderanno tanto i pazienti quanto il personale sanitario».
Nello stesso programma è prevista anche la realizzazione di una radiofarmacia per la produzione in loco dei radiofarmaci Pet, oggi non disponibili a Livorno. «Questo consentirà di evitare l’invio dei pazienti in altri centri, talvolta anche fuori regione, contribuendo alla riduzione delle liste d’attesa», evidenzia l’Azienda sanitaria.
Nel frattempo, però, per chi non può camminare, la destinazione resta Pisa. Una soluzione che pesa soprattutto sugli anziani e sulle loro famiglie, costrette a trasformare un esame già difficile in un viaggio faticoso e, spesso, umiliante. Perché la tecnologia può anche essere all’avanguardia, ma se non riesce ad accogliere chi è più fragile, resta un problema aperto.
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