Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Livorno, maxi-intossicazione fra gli scacchisti. Il ristoratore: «Noi incolpevoli, mi rivolgerò all'Asl»

di Stefano Taglione
Il ristorante "Al Casolare da Gianni" di via degli Acquaioli
Il ristorante "Al Casolare da Gianni" di via degli Acquaioli

Parla il titolare de "Al Casolare da Gianni": «Processo di cottura impeccabile, mi hanno fatto i complimenti per il menù di pesce. Se i gamberetti erano il problema, c'è stato un errore a monte, non qui. Io il primo danneggiato, farò fare le analisi del cibo rimanente»

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LIVORNO. «Il processo di cottura è stato impeccabile, gli odori e i sapori erano fantastici, mi hanno fatto i complimenti per quanto erano buoni. Poi, quando mi hanno chiamato per lamentarsi dei dolori intestinali, sono caduto dalle nuvole. Mai me lo sarei aspettato: avevamo preparato il menu appositamente per gli scacchisti, acquistando le materie prime per loro. Io sono il primo dei danneggiati: non ho alcuna colpa e visto che ho ancora delle rimanenze farò analizzare i cibi per capire che errore a monte ci sia stato, perché io non ho sbagliato nulla».

A parlare è Gianni Calamita, il titolare de “Al Casolare da Gianni”, il ristorante di via degli Acquaioli finito nella bufera dopo un pranzo durante un torneo di scacchi che si è disputato domenica 18 gennaio in una scuola di ballo di via Pian di Rota.

Calamita, che idea si è fatto di quanto accaduto?

«Non me lo spiego».

Nel menù di pesce consumato da chi si è sentito male c’erano gamberetti e cozze. Quale pensa che sia stato il problema?

«Presumo derivi dai gamberetti, erano comunque stati surgelati. Mi rivolgerò all’Asl per segnalare quanto accaduto. Deve essere successo qualcosa a monte della catena, io purtroppo rappresento solo l’ultimo anello».

Qualche problema, quindi, prima dell’arrivo del prodotto al ristorante?

«Sicuramente il problema non si è verificato qui».

Lei ha mangiato questi piatti?

«No, ma i miei figli sì e stanno bene».

Sono stati aggiunti ingredienti particolari?

«Aglio e prezzemolo. Non usiamo panne, né altro. Noi non abbiamo colpa».

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