Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Livorno, salvato dopo l'infarto. Uno dei volontari-angeli: «Che emozione quando il cuore ha ripreso»

di Stefano Taglione
Da sinistra Federico Filoni, Nico Lombardi e Dario Buti, tre degli "angeli" che hanno salvato il 61enne
Da sinistra Federico Filoni, Nico Lombardi e Dario Buti, tre degli "angeli" che hanno salvato il 61enne

Federico Filoni era alla guida dell'ambulanza di Stagno accorsa in tabaccheria: «All'inizio era a terra, privo di conoscenza, con un ragazzo che faceva il massaggio cardiaco»

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COLLESALVETTI. «Quando il battito cardiaco ha ripreso per noi è stata una grandissima soddisfazione, una vera e propria scarica di adrenalina. Personalmente, come soccorritore, ero già intervenuto dopo vari arresti cardiocircolatori, ma mai mi era successo che le persone riuscissero a sopravvivere. Quando accade è fantastico e ora speriamo che quest’uomo riesca a ritornare alla sua vita normale. Ce lo auguriamo a tutti, abbiamo fatto il possibile per salvarlo».

A parlare è Federico Filoni, uno degli “angeli” della Pubblica assistenza di Stagno (all’interno della grande famiglia della stessa associazione colligiana di via Roma, a Collesalvetti) che attorno alle 20 di venerdì 16 gennaio ha riportato in vita il sessantunenne albanese vittima di un infarto all’interno della tabaccheria “L’angolo della fortuna”, accanto all’albergo “Frenzio” di Stagno, subito prima del ponte (chiuso alle auto e ai mezzi pesanti) sullo Scolmatore. Lui era l’autista del mezzo di emergenza in servizio per il 118 e alle 19,55 è partito con la sirena – in codice rosso – dalla sede alla volta della Vecchia Aurelia, insieme agli amici e colleghi Nico Lombardi e Dario Buti, di turno con lui. Ragazzi che – assieme ai colleghi di Collesalvetti Roberto Doveri, Valeria Cecconi e Samuele Romoli, oltre ai soccorritori sull’ambulanza della Svs di via San Giovanni, a Livorno – hanno reso possibile quello che, per come la vicenda era iniziata, pare più che altro un miracolo.

Federico, che situazione avete trovato appena intervenuti nella tabaccheria?

«Quando siamo entrati all’interno del negozio questa persona era priva di conoscenza, riversa a terra, e un ragazzo aveva iniziato da solo le manovre rianimatorie: stava facendo il massaggio cardiaco. La sua presenza è stata una fortuna, qualcosa di decisivo, è stato eccezionale».

Eccezionali anche voi che gli avete dato il cambio, intervenendo con il defibrillatore.

«Il defibrillatore, quello di cui l’ambulanza è dotata, lo abbiamo utilizzato immediatamente. Eravamo pronti: dalla centrale operativa ci avevano subito informato che stavamo intervenendo su un arresto cardiaco. Il dispositivo ci ha dato la possibilità di scaricare già dopo tre cicli di massaggi. Solitamente è un’ottima notizia».

In che senso?

«Significa che c’è ritmo cardiaco, che la situazione non è probabilmente compromessa. Attorno al sesto ciclo, quando era arrivato anche l’infermiere insieme al nostro equipaggio della Pubblica assistenza di Collesalvetti, il paziente ha iniziato a respirare, seppur non autonomamente, e il sanitario ci ha confermato un ritmo cardiaco compatibile con la vita».

E per voi è stata una grande soddisfazione: siete riusciti a salvare una vita.

«Un’enorme soddisfazione. È stato un ottimo lavoro di squadra. Noi siamo arrivati per primi e, proseguendo il grande lavoro svolto dal ragazzo che aveva iniziato il massaggio cardiaco, abbiamo subito utilizzato il defibrillatore. L’infermiere ha prestato i primi trattamenti avanzati, poi proseguiti con il medico del 118 giunto da Livorno sull’ambulanza della Svs. Il paziente è andato in ospedale con quest’ultimo, con noi che siamo stati “liberati” per continuare a svolgere il servizio del 118, e ora spero che possa riprendersi al 100%. Noi ce l’abbiamo messa tutta e abbiamo avuto anche la fortuna di trovare, sul posto, le migliori condizioni possibili».

Chi aveva già iniziato il massaggio cardiaco è stato fondamentale.

«Esatto. Potrebbe aver limitato al massimo i danni cerebrali, ma questo si potrà capire solo nei prossimi giorni, che saranno cruciali. La nostra speranza è che sia così. Ogni minuto che passa senza ossigeno, da protocolli, rappresenta un 10% in più di probabilità di danno cerebrale. In questo caso noi non possiamo sapere quanti minuti siano passati, ma l’intervento del ragazzo sarà stato immediato, così come la chiamata al 112 e il nostro arrivo. Noi eravamo vicini, lo erano anche i colleghi di Collesalvetti perché di passaggio. Ora dall’ospedale attendiamo solo buone notizie».

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