Livorno, bambino si ribalta su uno scivolo: ristoratore condannato a pagare
Lo sfogo del titolare dell’attività che spiega: «Non era nemmeno mio, bensì un rifiuto abbandonato sul suolo comunale...». Secondo i magistrati vi era un «obbligo di custodia a controllo»
LIVORNO. Un bambino che cade da uno scivolo che «era stato gettato lì da un abitante della zona». E la colpa è del gestore della baracchina. Il tribunale civile ha confermato la decisione del giudice di pace che aveva condannato il proprietario della pizzeria “SarSa Verde”, il ristoratore Valerio La Terza, al risarcimento per un incidente avvenuto nell’aprile 2023 davanti al locale, dove un bimbo di cinque anni rimase ferito a un braccio dopo il ribaltamento del gioco collocato nel giardino. Con la sentenza depositata il 7 gennaio scorso, il giudice Massimo Orlando ha respinto l’appello presentato dal titolare, confermando la pronuncia di primo grado, in cui venne riconosciuta la responsabilità del gestore per «danno da cosa in custodia».
L’incidente
I fatti risalgono al 28 aprile 2023. Il bambino, mentre si trovava con la madre davanti alla baracchina sul viale Italia, si era messo a giocare su uno scivolo posizionato nell’area verde retrostante il locale, utilizzata dalla clientela (anche se La Terza smentisce questo aspetto, spiegando che era un rifiuto). Durante il gioco, lo scivolo si è ribaltato provocando la caduta del piccolo e una lesione al braccio sinistro, per la quale fu necessario il trasporto al pronto soccorso. I genitori avevano quindi chiesto il risarcimento dei danni, ottenendo in primo grado 8.669,50 euro.
La difesa
Il ristoratore è fuori di sé: «Quello scivolo della Chicco non era mio – racconta – ma era stato buttato là, in una proprietà comunale e non mia, da un abitante per disfarsene. È stato un abbandono di spazzatura. È incredibile che io debba pagarne le conseguenze». Davanti al giudice di pace, negli anni scorsi, La Terza non si era però presentato per esporre le sue ragioni: «Non lessi bene la Pec, per cui non sono andato in tribunale, altrimenti avrei vinto». Quindi ha fatto appello, ma ha avuto torto.
Le motivazioni
Nel ricorso al tribunale civile, l’appello rispetto al giudice di pace, il titolare aveva sostenuto, tra le altre cose, di non essere responsabile perché il giardino è di proprietà pubblica e perché nessun testimone aveva assistito alla caduta. Inoltre, era stato chiamato in causa il presunto comportamento imprudente della madre, che avrebbe portato il piccolo a giocare fuori in orario serale. Il giudice Massimo Orlando ha però respinto le contestazioni. Secondo il magistrato, è emerso con chiarezza che lo scivolo si trovava in un’area nella disponibilità del ristorante, indipendentemente dalla proprietà formale del terreno. Proprio questa particolarità comportava un obbligo di custodia e di controllo. Quanto alla dinamica dell’incidente, ha ritenuto sufficienti le testimonianze raccolte e la dichiarazione resa immediatamente dalla madre ai sanitari, che aveva riferito di un «trauma mentre giocava sullo scivolo». Elementi considerati coerenti e attendibili, anche in assenza di testimoni oculari.
Nessuna colpa ai genitori
Respinta anche l’ipotesi di un concorso di colpa dei genitori, che nel giudizio sono stati assistiti dall’avvocato Danilo Adoncecchi. «Siamo dinanzi a un genitore che in orario serale, quindi nell’oscurità – aveva scritto l’appellante – in modo incauto ha portato all’esterno del ristorante un bambino di cinque anni per farlo giocare all’aperto su un gioco, lo scivolo, che di per sé per il suo funzionamento normale espone qualsiasi bambino a un pericolo oggettivo di cadute». Il tribunale ha però chiarito che l’orario serale o una presunta scarsa illuminazione non hanno alcun collegamento con il ribaltamento dello scivolo, che è stato individuato come la causa diretta dell’incidente. Non è stata fornita alcuna prova sull’uso imprudente del gioco da parte del bimbo. «L’appellante – si legge nella sentenza – non spiega quale collegamento vi sia tra il ribaltamento dello scivolo e la scarsa visibilità. In altri termini, l’orario serale e la carenza di illuminazione (peraltro, non dimostrata) avrebbero potuto avere un effetto di attenuazione della responsabilità del custode, qualora le lesioni fossero state provocate da una caduta del bambino a seguito di un inciampo. Nel caso di specie, invece, il fatto illecito è costituito dal ribaltamento dello scivolo».
Spese a carico del gestore
Oltre a confermare il risarcimento, il tribunale ha condannato il titolare – che aveva fatto appello – al pagamento delle spese legali del secondo grado, per un importo di oltre 3.300 euro, oltre agli accessori di legge, al contributo previdenziale per gli avvocati, all’Iva, alle spese successive e al versamento di un ulteriore contributo unificato. «Se farò ancora ricorso? Probabile», conclude La Terza.
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